Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15146 del 22/07/2016

Cassazione civile sez. VI, 22/07/2016, (ud. 19/05/2016, dep. 22/07/2016), n.15146

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Uliana – Presidente –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – rel. Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28485/2014 proposto da:

PROVINCIA DI AVELLINO, in persona del Presidente pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, Via GALLIA 86, presso lo studio

dell’avvocato GIANLUIGI CASSANDRA, rappresentata e difesa dagli

avvocati OSCAR MERCOLINO, GENNARO GALIETTA, giusta procura a margine

del ricorso;

– ricorrente –

contro

P.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GREGORIO VII,

n. 446 presso lo studio dell’avvocato ANTONIO CIAMPI, rappresentato

e difeso dall’avvocato MAURIZIO LIVIERO, giusta mandato a margine

del controricorso;

– controricorrente –

contro

REGIONE CAMPANIA, in persona del suo legale rappresentante Presidente

pro tempore della Giunta Regionale, elettivamente domiciliata in

Roma alla Via Poli n. 29 presso l’ufficio di rappresentanza della

Regione Campania, rappresentata e difesa dall’Avvocato Graziella

Mandato, giusta procura a margine del controricorso;

– conttoricorrente –

avverso la sentenza n. 1610/2014 del TRIBUNALE di BENEVENTO del

26/06/2014, depositata il 03/07/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

19/05/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIETTA SCRIMA.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

E’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“1. P.R. conveniva in giudizio, dinanzi al Giudice di Pace di Benevento, la Regione Campania chiedendone la condanna al risarcimento dei danni (pari ad Euro 643,26) riportati dall’autovettura di sua proprietà, una Skoda Felicia, tg. (OMISSIS), nell’impatto contro un cinghiale che improvvisamente aveva attraversato la strada comunale interpoderale in (OMISSIS), in data (OMISSIS).

Si costituiva la convenuta che eccepiva il suo difetto di legittimazione passiva e chiedeva “disporsi l’integrazione del contraddittorio nei confronti della Provincia di Avellino” e, in subordine, il rigetto della domanda.

Disposta la chiamata in causa di quest’ultimo ente, lo stesso si costituiva eccependo a sua volta il proprio difetto di legittimazione passiva, per essere legittimata la Regione Campania, e concludeva per il rigetto della domanda e la declaratoria della Regione Campania quale unica responsabile.

Il giudice adito, con sentenza depositata in data 30 novembre 2011 dichiarava “l’estromissione dal giudizio della Regione Campania… con compensazione delle spese”, dichiarava, altresì, “l’Amministrazione Provinciale di Avellino… responsabile del danno subito dall’attore P.R. in conseguenza del sinistro per cui è causa” e condannava “l’Amministrazione provinciale di Avellino al pagamento in favore dell’attore della somma di Euro 643,26 a titolo di danno ex art. 2043 c.c., oltre interessi dalla domanda al soddisfo” nonchè alle spese di lite in favore dell’attore.

2. La Provincia di Avellino proponeva appello cui resistevano sia la Regione Campania, che proponeva pure appello incidentale in relazione al regolamento delle spese operato dal primo Giudice, sia il P..

Il Tribunale di Benevento, con sentenza pubblicata il 3 luglio 2014, rigettava l’appello principale, dichiarava inammissibile l’appello incidentale e regolava le spese di quel grado tra le parti.

Avverso la sentenza di secondo grado la Provincia di Avellino ha proposto ricorso per cassazione, basato su un unico motivo.

Hanno resistito con distinti controricorsi la Regione Campania e P.R..

4. Osserva il relatore che il ricorso può essere trattato in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375, 376 e 380-bis c.p.c., in quanto appare destinato ad essere dichiarato inammissibile.

5. Con l’unico motivo di ricorso, si lamenta “Violazione e falsa applicazione della L.R. Campania n. 8 del 1996, art. 6, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 – Errata applicazione dei principi informatori della materia – Difetto di legittimazione passiva della Provincia di Avellino – Errores in iudicando”.

Sostiene la ricorrente che la sentenza gravata sarebbe “erronea e frutto di un clamoroso equivoco”, in quanto il Giudice del secondo grado avrebbe condannato la Provincia di Avellino, inquadrando erroneamente la fattispecie sottoposta al suo vaglio e attribuendo alla predetta la legittimazione passiva in luogo della Regione Campania. In particolare, ad avviso della ricorrente, il Tribunale, pur citando la Delib. adottata Giunta Regionale 29 dicembre 2006, n. 2177, nonchè il D.Dirig. 7 giugno 2007, n. 111, adottato dall’AG. C. 11, settore 5, ne avrebbe stravolto il contenuto, atteso che la delibera in questione sarebbe relativa al fondo regionale per il pagamento degli indennizzi in materia di produzioni agricole che determinerebbe la legittimazione della Provincia, spettando ad essa “la procedura per l’accertamento del pagamento dell’indennizzo…, in ordine alla determinazione del suo concreto ammontare nonchè del pagamento degli stessi con i fondi (regionali) che annualmente la Regione ha il dovere di alimentare e versare all’Amministrazione provinciale, in virtù della delega intersoggettiva che si instaura ex lege tra la Regione e la Provincia”. Tanto comporterebbe, ad avviso della ricorrente, che la Provincia, in materia di indennizzi per i danni dalle produzioni agricole sia unico titolare delle situazioni soggettive, attive e passive, correlate all’esercizio delle attribuzioni delegate, così rispondendo in proprio delle obbligazioni ad esso connesse, senza diritto di rivalsa mentre, nel caso all’esame, non si verte in tema di danni a colture e produzioni agricole causati da animali selvatici (cinghiali) bensì in materia di danni materiali causati ad un’autovettura da fauna selvatica (cinghiali) in relazione ai quali sarebbe legittimata passiva la Regione.

Secondo la parte ricorrente, alla Provincia sarebbe stata delegata una funzione di “protezione” della fauna selvatica, da intendersi in correlazione con l’attività di pianificazione dell’esercizio venatorio mentre alla Regione sarebbe stata attribuita una funzione di “controllo e gestione” degli animali selvatici sicchè sussisterebbe in capo alla Regione un obbligo positivo di vigilanza e di sorveglianza atto ad evitare che, con il loro comportamento, gli animali selvatici non arrechino danni a terzi e, a sostegno della sua tesi, la Provincia richiama numerose decisioni dei giudici di legittimità e di merito.

La ricorrente evidenzia che per i danni da animali selvatici provocati alle cose, come nel caso all’esame, la Regione Campania non avrebbe provveduto a delegare alla Provincia alcuna funzione di controllo sulla fauna selvatica e non avrebbe operato il trasferimento dei fondi e delle risorse finanziarie occorrenti per onorare eventuali richieste di risarcimento dei danni causati da tale fauna, sicchè, ove si dovesse ritenere sussistente una siffatta delega e, nel caso della L.R. n. 157 del 1992, artt. 9, 10 e 11, dovessero essere interpretati nel senso di far ricadere sul bilancio della Provincia gli oneri relativi al risarcimento dei danni provocati dalla fauna selvatica, tale normativa sarebbe incostituzionale; in particolare, disponendo l’art. 18, comma 3, dello Statuto della Regione Campania che “la Regione trasferisce agli enti locali il personale necessario e una quota delle sue entrate per il finanziamento degli oneri relativi all’esercizio delle funzioni conferite e delegate agli enti locali”, nel caso che l’art. 9 della predetta L.R., dovesse essere interpretato nel senso di ritenere sussistente una delega di funzioni in assenza di trasferimento di fondi dalla Regione alla Provincia, si determinerebbe una violazione dell’art. 123 Cost., art. 114 Cost., comma 1 e art. 119 Cost., comma 1, atteso che, secondo la Consulta, “il contrasto di una legge regionale con una norma dello Statuto della Regione stessa si risolve in una violazione sia pure indiretta dell’art. 123 Cost., determinando l’illegittimità costituzionale della norma impugnata”; inoltre la predetta norma violerebbe altresì il principio di autonomia di cui all’art. 114 Cost. e di autonomia finanziaria della Provincia di cui all’art. 119 Cost., con conseguente necessità di sospensione del presente giudizio ai fini della rimessione degli atti alla Corte costituzionale per il vaglio della compatibilità delle disposizioni in questione.

Conclusivamente la ricorrente assume che dall’esame del complessivo impianto normativo, statale e regionale, disciplinante l’esercizio delle funzioni amministrative in materia di protezione e controllo della fauna selvatica, sarebbe la Regione, in quanto titolare dei relativi poteri, tenuta ad adottare tutte le cautele necessarie ad impedire che la fauna selvatica protetta arrechi danni a terzi, sicchè la titolarità passiva del rapporto all’esame spetterebbe esclusivamente alla Regione Campania.

5.1. Il motivo è inammissibile per difetto di autosufficienza e violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6, non avendo l’ente ricorrente riportato in ricorso il tenore letterale della Delib. adottata Giunta Regionale 29 dicembre 2006, n. 2177, nonchè del D.Dirig. 7 giugno 2007, n. 111 adottato dall’AG. C. 11, settore 5, sui quali si fonda sostanzialmente il proposto e articolato unico motivo di ricorso e il cui contenuto, ad avviso della Provincia, sarebbe stato “stravolto” dal Tribunale e avrebbe determinato l’errato inquadramento normativo della fattispecie sottoposta al suo esame e di cui si discute in questa sede, nè ha precisato quando tali atti sono stati prodotti nel giudizio di merito (Cass., sez. un., ord., 25.3.2010, n. 7161; Cass., ord., 29/03/2009, n. 2053 e 30/08/2015, n. 16134), e dove essi siano attualmente reperibili.

Questa Corte ha più volte affermato il principio secondo cui, in tema di ricorso per cassazione, a seguito della riforma ad opera del D.Lgs. n. 40 del 2006, il novellato art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, oltre a richiedere la “specifica” indicazione degli atti e documenti posti a fondamento del ricorso, esige che sia specificato in quale sede processuale il documento, pur individuato in ricorso, risulti prodotto; tale specifica indicazione, quando riguardi un documento prodotto in giudizio, postula che si individui dove sia stato prodotto nelle fasi di merito, e, in ragione dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, anche che esso sia prodotto in sede di legittimità (Cass, sez. un., 2 dicembre 2008, n. 28547).

In particolare, questa Corte ha precisato che in tema di ricorso per cassazione, l’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, novellato dal D.Lgs. n. 40 del 2006, oltre a richiedere l’indicazione degli atti, dei documenti e dei contratti o accordi collettivi posti a fondamento del ricorso, esige che sia specificato in quale sede processuale il documento risulti prodotto; tale prescrizione va correlata all’ulteriore requisito di procedibilità di cui all’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, per cui deve ritenersi, in particolare, soddisfatta: a) qualora il documento sia stato prodotto nelle fasi di merito dallo stesso ricorrente e si trovi nel fascicolo di esse, mediante la produzione del fascicolo, purchè nel ricorso si specifichi che il fascicolo è stato prodotto e la sede in cui il documento è rinvenibile; b) qualora il documento sia stato prodotto, nelle fasi di merito, dalla controparte, mediante l’indicazione che il documento è prodotto nel fascicolo del giudizio di merito di controparte, pur se cautelativamente si rivela opportuna la produzione del documento, ai sensi dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, per il caso in cui la controparte non si costituisca in sede di legittimità o si costituisca senza produrre il fascicolo o lo produca senza documento; c) qualora si tratti di documento non prodotto nelle fasi di merito, relativo alla nullità della sentenza od all’ammissibilità del ricorso (art. 372 c.p.c.) oppure di documento attinente alla fondatezza del ricorso e formato dopo la fase di merito e comunque dopo l’esaurimento della possibilità di produrlo, mediante la produzione del documento, previa individuazione e indicazione della produzione stessa nell’ambito del ricorso (Cass, sez. un., ord., 25 marzo 2010, n. 7161).

5.2. Per completezza si evidenzia che il ricorso presenta un ulteriore profilo di inammissibilità, non avendo la ricorrente censurato specificamente gli ulteriori argomenti su cui si basa la ratio decidendi della sentenza impugnata che, oltre a richiamare i predetti atti, che precisa essere stati depositati, senza indicare quando, dalla Regione, ha motivato la sua decisione anche sui seguenti rilievi: “la Provincia di Avellino non ha specificatamente contestato di aver ricevuto una delega idonea allo svolgimento della funzione, di aver ottenuto la giusta autonomia decisionale e di essersi avvantaggiata di una congrua somma di denaro”; come pure evidenziato dal Giudice di Pace, dalle deposizioni dei testi escussi era emerso che mancava una segnaletica che avvisasse del pericolo; i testi avevano pure chiarito che mancava una protezione della strada, quale una recinzione, nonostante si trattasse di strada che attraversava una zona boschiva, popolata da cinghiali; la Provincia, pertanto, “non ha adoperato (senza offrire giustificazione specifica) le risorse attribuitele dalla Regione al fine precipuo di proteggere le strade e di segnalare il pericolo di attraversamento, da parte di animali selvatici””.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella Camera di consiglio, il Collegio, preso atto che non sono state depositate memorie, ritiene di condividere i motivi in fatto e in diritto esposti nella sopra riportata relazione.

2. Il ricorso va, pertanto, dichiarato inammissibile.

3. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

4. Va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida, in favore di ciascun controricorrente, in complessivi Euro 900,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali e accessori, come per legge; ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3 della Corte Suprema di Cassazione, il 19 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 22 luglio 2016

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