Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15130 del 22/07/2016


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Cassazione civile sez. III, 22/07/2016, (ud. 03/05/2016, dep. 22/07/2016), n.15130

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere –

Dott. DEMARCHI ALBENGO Paolo Giovanni – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 8803/2013 proposto da:

I.P., (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

LUCULLO 3, presso lo studio dell’avvocato GIANLUCA SOLE,

rappresentata e difesa dall’avvocato EDOARDO VOLINO giusta procura a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

P.A., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

DUE MACELLI 66, presso lo studio dell’avvocato ANGELO MAIETTA,

rappresentato e difeso dall’avvocato GERARDO PERILLO giusta procura

in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

VISCONTEA COFACE COMPAGNIA DI ASSICURAZIONI E RIASSICURAZIONI SPA,

(OMISSIS), D.V.L.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 2862/2012 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 02/08/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

03/05/2016 dal Consigliere Dott. PAOLO GIOVANNI DEMARCHI ALBENGO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SGROI Carmelo, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. I.P. conveniva in giudizio la compagnia di assicurazioni Coface ed il suo agente e procuratore speciale P.A. per far dichiarare nel loro contraddittorio che le firme apposte in calce alla polizza fideiussoria della predetta compagnia erano apocrife. Effettuata consulenza calligrafica, il tribunale di Avellino rigettava la domanda attorea. La Corte d’appello di Napoli rigettava l’impugnazione, confermando le risultanze peritali e sulla considerazione che le critiche della Iuliani risultavano prive dei necessari supporti tecnici.

2. Contro la sentenza di appello propone ricorso per cassazione I.P. affidandolo ad un unico motivo; resiste con controricorso P.A..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. La I. deduce omesso esame di un fatto decisivo e mancata valutazione dei documenti prodotti: copia dell’atto di matrimonio e patente nautica. Lamenta la ricorrente che i documenti, prodotti in primo grado, non sarebbero stati considerati dalla sentenza di appello.

2. Il ricorso è inammissibile sotto diversi punti di vista; prima di tutto non argomenta in modo specifico in ordine alla decisività di tali documenti, limitandosi a riportare pagine e pagine dell’atto di appello. Ed è noto che la pedissequa riproduzione di atti processuali e documenti, ove si assuma che la sentenza impugnata non ne abbia tenuto conto o li abbia mal interpretati, non soddisfa il requisito di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto costituisce onere del ricorrente operare una sintesi del fatto sostanziale e processuale, funzionale alla piena comprensione e valutazione delle censure, al fine di evitare di delegare alla Corte un’attività, consistente nella lettura integrale degli atti assemblati finalizzata alla selezione di ciò che effettivamente rileva ai fini della decisione, che, inerendo al contenuto del ricorso, è di competenza della parte ricorrente e, quindi, del suo difensore (Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 10244 del 02/05/2013, Rv. 626490).

3. In secondo luogo, il ricorso è privo della necessaria autosufficienza in quanto non indica con precisione quando e come sarebbero stati prodotti i documenti a cui fa riferimento e dove siano rinvenibili, limitandosi a dichiarare che sarebbero contenuti nel fascicolo di parte; in proposito, si ricorda che è necessario che risulti indicata la sede processuale del giudizio di merito in cui la produzione era avvenuta e la sede in cui nel fascicolo d’ufficio o in quelli di parte, rispettivamente acquisito e prodotti in sede di giudizio di legittimità, essa è rinvenibile (Sez. 3, Sentenza n. 12239 del 25/05/2007, Rv. 597291). Il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione trova la propria ragion d’essere nella necessità di consentire al giudice di legittimità di valutare la fondatezza del motivo senza dover procedere all’esame dei fascicoli di ufficio o di parte (Sez. 3, Sentenza n. 86 del 10/01/2012, Rv. 621100).

4. Infine, del tutto generica e non decisiva è l’affermazione secondo cui tali documenti non sarebbero menzionati nella sentenza di appello, atteso che la sentenza non è tenuta a dare conto di tutte le risultanze probatorie (Sez. L, Sentenza n. 14324 del 09/07/2015, Rv. 636037; conf. Sez. 6 – L, Ordinanza n. 2498 del 10/02/2015, Rv. 634531). Peraltro, manca altresì la prova che vi fosse analoga e specifica contestazione in appello circa la mancata utilizzazione delle scritture di comparazione (documenti già prodotti in primo grado, per quanto affermato dalla stessa ricorrente). Perchè possa utilmente dedursi in sede di legittimità un vizio di omesso esame di un fatto decisivo è necessario, infatti, che al giudice del merito fosse stata rivolta un’analoga censura avverso la sentenza di primo grado, autonomamente apprezzabili, ritualmente ed inequivocabilmente formulata, per la quale quella pronunzia si rendesse necessaria ed ineludibile; d’altro canto, è necessario che tale censura sia riportata puntualmente nel ricorso per Cassazione, con l’indicazione specifica dell’atto difensivo e/o del verbale d’udienza nel quale era stata proposta, onde consentire al giudice di verificarne la ritualità e la tempestività, oltre che la decisività.

5. In conclusione, il ricorso della I. non è altro che un tentativo di ottenere in questa sede un nuovo giudizio di merito in ordine alla valutazione dell’autenticità delle firme in contestazione, senza che la sentenza possa dirsi viziata, nei limiti di cui all’art. 360 c.p.c., sotto il profilo della motivazione. Il controllo di logicità del giudizio di fatto, consentito dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), non equivale, infatti, alla revisione del “ragionamento decisorio”, ossia dell’opzione che ha condotto il giudice del merito ad una determinata soluzione della questione esaminata, posto che una simile revisione non sarebbe altro che un giudizio di fatto e si risolverebbe in una sua nuova formulazione, contrariamente alla funzione assegnata dall’ordinamento al giudice di legittimità; ne consegue che risulta del tutto estranea all’ambito del vizio di motivazione ogni possibilità per la Corte di cassazione di procedere ad un nuovo giudizio di merito attraverso l’autonoma, propria valutazione delle risultanze degli atti di causa (Sez. 5, Ordinanza n. 5024 del 28/03/2012, Rv. 622001).

6. Ne consegue che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile; le spese del presente giudizio di cassazione – liquidate nella misura indicata in dispositivo – seguono la soccombenza, dandosi atto della sussistenza dei presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17: “Quando l’impugnazione, anche incidentale, è respinta integralmente o è dichiarata inammissibile o improcedibile, la parte che l’ha proposta è tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione, principale o incidentale, a norma del comma 1-bis. Il giudice dà atto nel provvedimento della sussistenza dei presupposti di cui al periodo precedente e l’obbligo di pagamento sorge al momento del deposito dello stesso”.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese in favore di P.A., liquidandole in Euro 5.600,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso di spese forfettarie ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 3 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 22 luglio 2016

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