Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15100 del 31/05/2021

Cassazione civile sez. III, 31/05/2021, (ud. 22/01/2021, dep. 31/05/2021), n.15100

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 36839/2018 proposto da:

C.M., e D.M.M., nella qualità ci soggetti

esercenti la responsabilità genitoriale sulle figlie minori

D.G., A. e D., rappresentati e difesi dagli avvocati MARCO

MARIA DONZELLI, e VITTORIO AMEDEO MARINELLI, ed elettivamente

domiciliati presso lo studio del secondo in ROMA, VIA GIUSEPPE

SIRTORI 56, pec: marco.donzelli.milano.pecavvocati.it;

vittorioamedeomarinelli.ordineavvocatiroma.org;

– ricorrenti –

contro

MILANO RISTORAZIONE SPA, in persona del legale rappresentante,

rappresentato e difeso dagli avvocati DARIO ARDIZZONE, MARCO

MONTEVERDE, e FEDERICA MENICI, ed elettivamente domiciliato in ROMA,

presso lo studio di guest’ultima, in VIA ANTONIO BERTOLONI N. 19,

pec: dario.ardizzone.milano.pecavvocati.it;

marcomonteverde.milano.pecavvocati.it;

avvocato.federicamenici.pec.it;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5317/2018 del TRIBUNALE di MILANO, depositata

il 14/05/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

22/01/2021 dal Consigliere Dott. ANNA MOSCARINI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

I coniugi C.M. e D.M.M. convennero davanti al Giudice di Pace di Milano la società Milano Ristorazioni SpA, responsabile del servizio mensa delle scuole frequentate dalle loro figlie, per sentir pronunciare il grave inadempimento della convenuta al contratto stipulato con il Comune di Milano e conseguentemente dichiarare che la convenuta non aveva diritto al pagamento della retta per gli anni scolastici 2010/2011 e 2011/2012.

Il Giudice di Pace adito, nel contraddittorio con la società convenuta, dichiarò il difetto di legittimazione passiva della medesima rigettando la domanda.

I soccombenti proposero appello ed il Tribunale di Milano, con sentenza n. 5317 del 14/5/2018, accolse l’appello sotto il profilo della ritenuta sussistenza della legittimazione passiva di Milano Ristorazioni SpA ma lo rigettò nel merito, ritenendo, per quanto ancora qui di interesse, che le allegazioni degli appellanti in ordine ai pretesi inadempimenti della convenuta fossero generici, tratti per lo più da articoli di giornale ed afferenti ad episodi non circostanziati e comunque relativi ad inadempimenti non gravi, inidonei a fondare un giudizio di responsabilità.

Avverso la sentenza i coniugi C. – D. hanno proposto ricorsa per cassazione sulla base di tre motivi. La Milano Ristorazioni SpA ha resistito con controricorso.

La causa è stata assegnata per la trattazione in Adunanza Camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., comma 1.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso – violazione e/o falsa applicazione degli artt. 1218 e 2697 c.c. e art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, erronea interpretazione delle norme relative alla responsabilità contrattuale di Milano Ristorazioni SpA e all’onere probatorio di parte attrice – i ricorrenti impugnano la sentenza d’appello nella parte in cui ha ritenuto non soddisfatto l’onere probatorio incombente sugli attori-creditori in ordine agli inadempimenti contestati alla Milano Ristorazioni SpA.

I ricorrenti, premessa sussistenza di un rapporto contrattuale con la “Milano Ristorazioni SpA, affermano che in base all’art. 1218 c.c., gravava sul debitore l’onere della prova dell’esatto adempimento o dell’inadempimento determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a sè non imputabile, spettando al creditore solo la prova dell’inadempimento. I ricorrenti assumono di aver adempiuto all’onere probatorio su di sè gravante illustrando l’inesatto adempimento della prestazione da parte della convenuta in ordine alla erronea provenienza degli alimenti, alla violazione delle linee guida della Regione Lombardia, alla omessa o ritardata o insufficiente introduzione di cibi biologici, alla mancata grammatura dei cibi, alla erronea introduzione di cibi “già pronti”. Ne deriverebbe l’errore, compiuto dal giudice di merito, in ordine al reparto dell’onere della prova ed in ordine al mancato accertamento dell’esatto adempimento da parte della società convenuta.

2. Con il secondo motivo di ricorso – violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1455 c.c., ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, erronea interpretazione dell’art. 1455 c.c. e sulla gravità dell’inadempimento della resistente – i ricorrenti censurano la sentenza nella parte in cui non ha statuito che il comportamento della società Milano Ristorazioni SpA avesse dato luogo a plurimi gravi inadempimenti contrattuali al contratto stipulato con il Comune di Milano e con i singoli utenti.

1-2 I motivi possono essere trattati congiuntamente per evidenti ragioni di connessione e sono entrambi inammissibili. Le censure non sono riconducibili a vizi prospettabili nel giudizio di legittimità e, soprattutto, non sono correlate alla ratio decidendi in base alla quale le allegazioni di parte attrice non erano nè specifiche nè circostanziate afferendo i pretesi inadempimenti a periodi diversi rispetto a quello di evidenza del contratto, ad accadimenti occorsi in scuole diverse da quelle frequentate dalle figlie degli attori e comunque non supportate da evidenti prove di inadempimento contrattuale ma solo da generici articoli di giornale. In sostanza, a fronte della statuizione del Tribunale in ordine alla non idoneità delle allegazioni attoree a costituire la prova dell’inadempimento contrattuale, i ricorrenti si limitano a riproporre gli stessi argomenti già spesi nei gradi di merito, richiedendo a questa Corte una inammissibile rivalutazione del merito della causa.

3. Con il terzo motivo di ricorso – violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1460 c.c. e sul mancato risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – i ricorrenti impugnano il capo di sentenza che ha ritenuto, in ogni caso, sfornita di prova la sussistenza del danno patrimoniale e non patrimoniale degli appellanti e non ha applicato l’art. 1460 c.c., per radicare il diritto degli appellanti alla sospensione dell’obbligo del pagamento della retta in presenza di gravi inadempimenti della prestazione da parte del debitore.

3.1 Il motivo è inammissibile. E evidente che il Tribunale, rigettando la domanda volta all’accertamento dell’inadempimento contrattuale di Milano Ristorazioni SpA, ha respinto la domanda risarcitoria. Peraltro correttamente il giudice ha ritenuto mancare la prova del pregiudizio economico non avendo i ricorrenti versato la retta nei periodi di riferimento. Tale statuizione non è neppure impugnata sicchè il motivo, in quanto non correlato alla ratio decidendi, è palesemente inammissibile.

4. Conclusivamente il ricorso va dichiarato inammissibile ed i ricorrenti condannati alle spese del giudizio, liquidate come in dispositivo. Si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento del cd. “raddoppio” del contributo unificato.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna i ricorrenti alle spese del giudizio di cassazione liquidate in Euro 700 (oltre Euro 200 per esborsi) più accessori di legge e spese generali al 15%. Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile, il 10 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 31 maggio 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA