Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15086 del 19/06/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 19/06/2017, (ud. 22/02/2017, dep.19/06/2017),  n. 15086

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – rel. Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9779-2016 proposto da:

B.O., elettivamente domiciliata in ROMA, C.SO TRIESTE

109, presso lo studio dell’avvocato DONATO MONDELLI, rappresentata e

difesa dall’avvocato CATERINA MURGO giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARLA 29, presso la

sede dell’AVVOCATURA dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso

unitamente e disgiuntamente dagli avvocati MAURO RICCI, CLEMENTINA

PULLI ed EMANUELA CAPANNOLO giusta procura a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1039/2015 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 29/10/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 22/02/2017 dal Consigliere Dott. GIULIO FERNANDES.

Fatto

RILEVATO

che la Corte di appello di Bologna, con sentenza del 29 ottobre 2015, confermava la decisione del Tribunale di Forlì di rigetto della domanda proposta da B.O. intesa ad ottenere il riconoscimento dell’assegno ordinario di invalidità ex lege 12 giugno 1984, n. 222 sul rilievo che non ricorreva il requisito sanitario avendo accertato la consulenza tecnica d’ufficio espletata in primo grado unitamente ai successivi chiarimenti resi dall’ausiliare un quadro morboso che non riduceva in modo permanente a meno di un terzo la capacità di lavoro dell’assicurata in attività confacenti alle sue attitudini; si evidenziava, altresì, che dette risultanze peritali non erano state oggetto di alcuna censura (neppure per relationem) nel gravame e che la documentazione prodotta in appello aveva natura meramente ricognitiva delle malattie già accertate (invalidanti nella misura del 45%, conclusioni del primo ausiliare non oggetto di alcuna censura nell’appello) e non provava un aggravamento delle condizioni di salute della predetta tale raggiungere la soglia prevista dalla legge per poter accedere alla prestazione invocata;

che per la Cassazione di tale decisione propone ricorso la B. affidato ad un unico motivo cui l’INPS resiste con controricorso;

che è stata depositata la proposta del relatore ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio; che il Collegio ha deliberato di adottare la motivazione semplificata.

Diritto

CONSIDERATO

che con l’unico motivo di ricorso viene dedotta violazione e falsa applicazione dell’art. 445 c.p.c. e art. 149 disp. att. c.p.c. nonchè degli artt. 115 e 116 c.p.c. per avere la Corte di Appello violato l’obbligo di nominare un nuovo consulente tecnico d’ufficio essendo stata prodotta ulteriore documentazione medica, successiva alla pronuncia del primo giudice, relativa ad un aggravamento delle condizioni di salute della ricorrente, documentazione scrutinata dal giudice del gravame in modo del tutto superficiale ed arbitrario;

che il motivo è inammissibile in quanto dalla lettura della motivazione dell’impugnata sentenza emerge che la Corte ha valutato il quadro morboso da cui la B. era affetta ed ha chiaramente indicato le ragioni per le quali ha ritenuto di non disporre una nuova consulenza tecnica d’ufficio; nè il giudice del gravame era obbligato, come si sostiene nel motivo, a disporre una nuova consulenza tecnica d’ufficio proprio alla luce dei precedenti di questa Corte richiamati nel ricorso essendo stato chiarito che “Con l’entrata in vigore della L. 11 agosto 1973, n. 533, la nomina del consulente tecnico in appello è divenuta facoltativa sia nei procedimenti relativi a controversie individuali di lavoro che in quelli attinenti a controversie in materia di previdenza e di assistenza obbligatorie, ivi comprese quelle concernenti domande di invalidità pensionabile, salvo che, in ordine a queste ultime, vengano in considerazione aggravamenti delle malattie denunciate o insorgano nuove infermità, e l’assicurato provi che non sono state tenute presenti dal primo giudice o che si sono verificate durante il giudizio di appello. In queste ultime ipotesi infatti si impone di regola il riscontro della documentazione esibita dall’assicurato a sostegno del proprio assunto con l’ausilio della consulenza tecnica.” (Cass. n. 17318 del 30/08/2004; Cass. n. 3234 del 05/03/2003); ed infatti, a fronte della sopra riportata motivazione della Corte di Appello, la ricorrente non indica neppure le malattie che sarebbero insorte o si sarebbero aggravate dopo la decisione del primo giudice e risultanti dalla ulteriore documentazione prodotta e che avrebbero dovuto indurre il giudice del gravame a disporre una nuova consulenza tecnica d’ufficio; invero, nel corpo del ricorso risultano inserite le fotocopie di tale documentazione medica (affermandosi che era quella allegata sub 1 – del fascicolo di parte di secondo grado) e si sostiene, apoditticamente, che la stessa imponeva la nomina di consulente tecnico e che la valutazione della Corte territoriale era stata superficiale, frutto di presunzione ed arbitraria;

che, alla luce di quanto esposto, il ricorso va rigettato;

che le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo in favore dell’INPS;

che la ricorrente non è tenuta al versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo essendo stata ammessa al gratuito patrocinio (Cass. 18523 del 2014).

PQM

 

La Corte, rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese del presente giudizio liquidate in Euro 200,00 per esborsi, Euro 2.000,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese forfetario nella misura del 15%.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 22 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 19 giugno 2017

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