Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15083 del 19/06/2017

Cassazione civile, sez. VI, 19/06/2017, (ud. 07/04/2017, dep.19/06/2017),  n. 15083

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Presidente –

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Consigliere –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20544-2015 proposto da:

T.M., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato DOMENICO CARPONI SCHMAR;

– ricorrente –

contro

SERVIZIO SOCIALE A.S.P. – CENTRO SERVIZI ALLA PERSONA DI (OMISSIS),

in persona del Direttore Generale, P.M., in qualità di

tutore dei minori TA.MA., T.I., T.N.,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA G. NICOTERA 24, presso lo

studio dell’avvocato DANIELA TIZIANA TROVATO, rappresentato e difeso

dall’avvocato RITA GAVIOLI;

– controricorrente –

e contro

J.L., GIUDICE TUTELARE DEL TRIBUNALE DI FERRARA, PROCURA

DELLA REPUBBLICA C/O TRIBUNALE PER I MINORENNI DELL’EMILIA ROMAGNA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1222/2015 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 30/06/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 07/04/2017 dal Consigliere Dott. MARIA ACIERNO.

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Nel 2014 il Tribunale per i Minorenni di Bologna dichiarava con sentenza lo stato di adottabilità dei bambini Ta.Ma., T.I. e T.N., figli di T.M., disponendo che il tutore provvisorio provvedesse a collocare i minori presso famiglie scelte in accordo con il Tribunale.

In sede di Corte d’Appello di Bologna, l’appellante T.M. contestava quanto affermato dalla sentenza di primo grado e chiedeva, in via principale, la revoca della pronuncia di adottabilità dei minori, la restituzione della patria potestà (oggi responsabilità genitoriale) dei minori stessi al padre e la ripresa dei rapporti con il nucleo familiare di origine e, in via subordinata, la disposizione dell’affidamento temporaneo dei minori alla nonna paterna e la previsione di incontri protetti fra il padre ed i minori presso l’abitazione della nonna e quella del padre. Il Servizio Sociale A.S.P. di (OMISSIS), in persona del Direttore Generale pro tempore, quale tutore dei minori, chiedeva alla Corte adita di respingere l’appello proposto e di confermare integralmente la sentenza di primo grado. La sig.ra A.V.A., madre dei minori, risultava contumace. La Corte d’Appello ha respinto l’appello, dal momento che, sulla base degli acquisiti elementi di giudizio, il Tribunale ha correttamente dichiarato stato di adottabilità dei minori ritenendo che la condotta tenuta dai genitori non potesse offrire alcuna garanzia rispetto alle loro esigenze di tutela, di accadimento e di educazione.

Avverso tale pronuncia veniva proposto ricorso per cassazione dal sig. T., sulla base di due motivi. Il Servizio Sociale A.S.P. di (OMISSIS) resiste con controricorso.

Deduce il ricorrente:

1) violazione della L. n. 184 del 1983, art. 8, commi 1 e 3, e art. 15, comma 1, come modificata dalla L. n. 149 del 2001 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5: il ricorrente, contestando la sussistenza di una situazione di abbandono in capo ai minori e dunque l’ipotesi di privazione di assistenza morale e materiale da parte dei genitori, evidenziava il fatto che il Tribunale prima, e la Corte d’Appello dopo, hanno ricostruito i fatti e li hanno presi in considerazione soltanto sotto il profilo delle relazioni dei servizi territoriali, omettendo in questo modo l’esame di fatti decisivi per il giudizio ampiamente documentati e sui quali gravava comunque sui giudici il dovere di accertamento;

2) violazione della L. n. 149 del 2001, n. 10, in particolare sotto il profilo della violazione del principio del contraddittorio e della giurisdizionalizzazione del procedimento e dell’art. 111 Cost. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5, in ordine a reiterate violazione del diritto di difesa caratterizzanti il giudizio di primo grado.

Si deve preliminarmente dare atto della morte del ricorrente ancorchè priva di rilievo giuridico sulla decisione.

Entrambi i motivi di ricorso sono inammissibili. Il primo perchè rivolto a prospettare una ricostruzione dei fatti alternativa a quella esaurientemente illustrata dalla Corte d’Appello e posta a base della decisione. Al riguardo deve sottolinearsi che la decisione non si è fondata sul dato esclusivo della dipendenza da alcool e fumo, ma da un quadro temporalmente reiterato e coerente d’inidoneità genitoriale, non contrastato in alcun modo sotto il profilo probatorio. La valutazione di merito, in quanto adeguatamente motivata, non risulta censurabile in questa sede, essendo del tutto estraneo al giudizio di Cassazione il riesame delle prove e delle valutazioni compiute dalla Corte d’appello, alla quale compete (come al Tribunale) l’individuazione degli elementi rilevanti al fine di accertare o negare lo stato di abbandono e la necessità di fare luogo alla dichiarazione dello stato di adottabilità (Cass. 1837/2011).

Il secondo motivo è radicalmente inammissibile perchè formula censure relative esclusivamente al procedimento di primo grado.

In conclusione, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con compensazione delle spese de giudizio di legittimità in considerazione della (Ndr: testo originale non comprensibile) della causa e della posizione delle parti.

PQM

 

La Corte dichiara il ricorso inammissibile. Compensa le spese del giudizio di legittimità.

Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 7 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 19 giugno 2017

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