Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15076 del 31/05/2021

Cassazione civile sez. III, 31/05/2021, (ud. 19/01/2021, dep. 31/05/2021), n.15076

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE STEFANO Franco – Presidente –

Dott. ROSSETTI Marco – rel. Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 1393/18 proposto da:

Z.A., Z.L., Ze.Lu.,

Z.M., Z.N., elettivamente domiciliati a Roma, via Domenico

Chelini n. 9, difesi dagli avvocati Carlo Moracci, e Ambrogio

Florioli, in virtù di procura speciale apposta in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

Ze.Ma., elettivamente domiciliata a Roma, v.le Giulio

Cesare n. 14, difesa dall’avvocato Gabriele Pafundi, in virtù di

procura speciale apposta in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Brescia 14 settembre

2017 n. 1356;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

19 gennaio 2021 dal Consigliere relatore Dott. Marco Rossetti;

viste le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto

Procuratore Generale Dott. NARDECCHIA Giovanni Battista, che ha

concluso per l’inammissibilità del ricorso.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Ze.Ma., all’esito di un giudizio di divisione ereditaria, si vide riconoscere il diritto ad un conguaglio, nei confronti degli altri coeredi, di circa 200.000 Euro.

Prima che la suddetta sentenza fosse passata in giudicato, Ze.Ma. notificò atto di precetto ai condividenti onerati del pagamento del conguaglio. Costoro proposero opposizione all’esecuzione, deducendo che la sentenza di divisione, prima del passaggio in giudicato, non ha efficacia esecutiva, anche con riferimento ai capi di condanna al pagamento di conguagli in denaro.

Domandarono, altresì, la condanna di Ze.Ma. al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali patiti in conseguenza dell’esecuzione intrapresa da controparte.

2. All’esito dèl giudizio di primo grado il Tribunale di Brescia accolse l’opposizione, ma rigettò la domanda risarcitoria.

La sentenza venne appellata dagli odierni ricorrenti, i quali si dolsero di quest’ultima statuizione.

Con sentenza 14 settembre 2017 n. 1356 la Corte d’appello di Brescia rigettò il gravame.

La Corte d’appello rilevò che:

-) la sentenza di divisione che aveva attribuito a Ze.Ma. il diritto nei confronti degli altri condividenti ad un conguaglio in denaro, nelle more dell’opposizione, era passata in giudicato, sicchè effettivamente Ze.Ma. era creditrice degli altri coeredi;

-) se dunque era vero che Ze.Ma. aveva improvvisamente iniziato l’esecuzione prima del passaggio in giudicato della sentenza, è altresì vero che questa iniziativa non poteva avere causato alcun danno ai debitori: non morale, perchè essi comunque avrebbero dovuto pagare il conguaglio; nè patrimoniale, perchè la necessità di disfarsi dei propri beni per adempiere l’obbligo di pagamento del conguaglio era una necessità comunque effettivamente sussistente;

-) di conseguenza, mancava il nesso di causa fra l’esecuzione iniziata da Ze.Ma. ed i danni lamentati dagli attori.

La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione dai cinque originari opponenti, con ricorso fondato su sei motivi.

Ha resistito con controricorso Ze.Ma..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Va esaminata preliminarmente l’eccezione di inammissibilità del ricorso per tardività, sollevata dalla controricorrente. Essa è fondata.

Gli stessi ricorrenti riferiscono che la sentenza impugnata è stata notificata al difensore degli odierni ricorrenti il 7 novembre 2017.

In seguito a tale notifica, gli odierni ricorrenti hanno tentato una prima notifica del ricorso per cassazione al domicilio eletto da Ze.Ma. presso il proprio difensore – per il grado di appello.

Sebbene l’atto fosse stato tempestivamente consegnato all’ufficiale giudiziario (5.1.2018), la notifica non andò a buon fine perchè l’avvocato al cui domicilio era indirizzato (avvocato Claudio Malservigi) si era cancellato dall’albo professionale (in data 11.12.2017) ed il piego contenente il ricorso per cassazione venne restituito ai notificanti in data 10.1.2018 con la dicitura “irreperibile”.

Gli odierni ricorrenti tentarono allora una seconda notifica, con atto consegnato all’ufficiale giudiziario il 31.1.2018.

1.1. Ebbene, questi essendo i fatti processuali, il ricorso va dichiarato tardivo a causa della intempestività della seconda notifica, che) secondo la giurisprudenza di questa Corte, non può ritenersi dovuta ad errore scusabile. Questa Corte ha infatti già stabilito che non può ritenersi scusabile, e quindi ripetibile con efficacia ex tunc, la notifica del ricorso per cassazione effettuata ad un avvocato cancellato dall’albo professionale, in considerazione della agevole consultazione di tale albo, attuabile anche per via informatica e telematica.

Si è, perciò, affermato il principio che va dichiarato inammissibile il ricorso notificato oltre il termine di cui all’art. 325 c.p.c., nel caso in cui il ricorrente non abbia documentato che l’esito negativo della prima notifica, anteriormente richiesta, era ascrivibile alla impossibilità di accertare la detta cancellazione presso l’albo (Sez. 6-2, Ordinanza n. 2320 del 01/02/2011, Rv. 616613-01).

2. Ritiene il Collegio che le specificità del caso non siano tali da giustificare, nonostante la ritenuta inammissibilità del ricorso, l’affermazione di un principio di diritto nell’interesse della legge, ex art. 363 c.p.c., così come richiesto dal Pubblico Ministero.

3. Le spese del presente grado di giudizio vanno compensate interamente tra le parti, in considerazione della peculiarità del caso e della natura dei rapporti tra le parti in lite.

La dichiarazione di inammissibilità del ricorso costituisce il presupposto, del quale si dà atto con la presente sentenza, per il pagamento a carico della parte ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17).

PQM

la Corte di Cassazione:

(-) dichiara inammissibile il ricorso;

(-) compensa integralmente tra le parti le spese del presente giudizio di legittimità;

(-) dà atto che sussistono i presupposti previsti dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte di Z.A., Z.L., Ze.Lu., Z.M., Z.N., in solido, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 19 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 31 maggio 2021

 

 

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