Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15063 del 07/07/2011

Cassazione civile sez. III, 07/07/2011, (ud. 05/05/2011, dep. 07/07/2011), n.15063

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 8979-2010 proposto da:

CIMEL SRL (OMISSIS) in persona dell’amministratore unico,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CARLO CONTI ROSSINI 26, presso

lo studio dell’avvocato D’URBANO PAOLO, rappresentata e difesa

dall’avvocato SCIACCA PIETRO, giusta procura speciale in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

G.I.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 104/2009 della CORTE D’APPELLO di CATANIA del

26.1.09, depositata il 09/02/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

05/05/2011 dal Consigliere Relatore Dott. RAFFAELE FRASCA.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. ANTONIETTA

CARESTIA.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

p.1. La s.r.l. Cimel ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza del 9 febbraio 2009, con la quale la Corte d’Appello di Catania ha rigettato l’appello da essa proposto avverso la sentenza del Tribunale di Catania, Sezione Distaccata di Acireale che aveva accolto la domanda di finita locazione introdotta nei suoi riguardi da G.I. relativamente ad un immobile ad uso diverso da quello abitativo.

p.2. La G. non ha resistito al ricorso.

p.3. Essendo il ricorso soggetto alle disposizioni di cui al D.Lgs. n. 40 del 2006 e prestandosi ad essere trattato con il procedimento di cui all’art. 380-bis c.p.c. nel testo anteriore alla L. n. 69 del 2009, è stata redatta relazione ai sensi di detta norma, che è stata notificata al ricorrente e comunicata al Pubblico Ministero presso la Corte.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

quanto segue:

p.1. Nella relazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c. si sono svolte le seguenti considerazioni:

“… 3. – Il ricorso appare inammissibile sia perchè proposto senza l’osservanza dell’art. 366-bis c.p.c., applicabile ad esso nonostante l’abrogazione intervenuta il 4 luglio 2009 per effetto della L. n. 69 del 2009, art. 47 sia perchè inosservante del requisito di ammissibilità di cui all’art. 366 c.p.c., n. 6.

3.1. – Riguardo alla prima ragione di inammissibilità si rileva anzitutto che l’art. 58, comma 5, della Legge ha sostanzialmente disposto che la norma abrogata rimanesse ultrattiva per i ricorsi notificati dopo quella data avverso provvedimenti pubblicati, come quello impugnato, anteriormente (si vedano: Cass. (ord.) n. 7119 del 2010; Cass. n. 6212 del 2010 Cass. n. 26364 del 2009; Cass. (ord.) n. 20323 del 2010).

Ora, l’unico motivo su cui si fonda il ricorso – deducente violazione dell’art. 149 c.p.c. e della L. n. 890 del 1982, art. 8 concernente la tardività della disdetta del contratto di locazione in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3″ – si conclude con la formulazione di un quesito di diritto del tutto inidoneo alla funzione propria del requisito dell’art. 366-bis c.p.c.. Il quesito è, infatti, il seguente: Se la Cimel doveva ritenere tacitamente rinnovato il contratto di locazione stipulato inter partes con I.G. per l’ulteriore durata di anni 6 in forza della normativa di cui all’art. 149 c.p.c. e della L. n. 890 del 1982, art. 8 e secondo il disposto normativo di cui alla L. n. 392 del 1978″. Esso si risolve in un interrogativo non solo del tutto astratto e privo di riferimenti sia alla vicenda giudicata sia alla motivazione della sentenza impugnata, ma anche del tutto generico nei termini con i quali è articolato atteso che nemmeno si precisa la fattispecie determinativa dell’effetto giuridico cui – sempre con altrettale genericità – si fa riferimento, cioè la tacita rinnovazione.

Al riguardo, si osserva che L’art. 366-bis c.p.c., infatti, quando esigeva che il quesito di diritto dovesse concludere il motivo imponeva che la sua formulazione non si presentasse come la prospettazione di un interrogativo giuridico del tutto sganciato dalla vicenda oggetto del procedimento, bensì evidenziasse la sua pertinenza ad essa. Invero, se il quesito doveva concludere l’illustrazione del motivo ed il motivo si risolve in una critica alla decisione impugnata e, quindi, al modo in cui la vicenda dedotta in giudizio è stata decisa sul punto oggetto dell’impugnazione e criticato dal motivo, appare evidente che il quesito, per concludere l’illustrazione del motivo, doveva necessariamente contenere un riferimento riassuntivo ad esso e, quindi, al suo oggetto, cioè al punto della decisione impugnata da cui il motivo dissentiva, sì che ne risultasse evidenziato – ancorchè succintamente – perchè l’interrogativo giuridico astratto era giustificato in relazione alla controversia per come decisa dalla sentenza impugnata. Un quesito che non presenta questa contenuto è, pertanto, un non-quesito (si veda, in termini, fra le tante, Cass. sez. un. n. 26020 del 2008; nonchè n. 6420 del 2008).

3.2. – Riguardo alla seconda causa di inammissibilità si osserva che l’illustrazione del motivo e l’esposizione del fatto fanno riferimento alla disdetta ed alle forme della sua comunicazione, ma di tali atti non forniscono l’indicazione specifica richiesta dall’art. 366 n. 6 c.p.c. nei termini richiesti dalla giurisprudenza consolidata della Corte (si vedano, fra tante, Cass. sez. un. n. 28547 del 2008 e n. 7161 del 2010).

3.3. – Il ricorso dovrebbe, pertanto, dichiararsi inammissibile”.

p.2. Il Collegio condivide le argomentazioni e le conclusioni della relazione.

Il ricorso è, pertanto, dichiarato inammissibile.

Non è luogo a provvedere sulle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Terza Sezione Civile, il 5 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 7 luglio 2011

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