Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15046 del 28/05/2021

Cassazione civile sez. I, 28/05/2021, (ud. 29/04/2021, dep. 28/05/2021), n.15046

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco A. – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – rel. Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16167/2020 proposto da:

S.M., elettivamente domiciliato in Pescara presso lo Studio

dell’avv. Danilo Colavincenzo in via Anton Ludovico Antinori nr 6;

– ricorrente –

contro

Commissione Territoriale Per il Riconoscimento Della Protezione

Internazionale Ancona, Ministero Dell’interno;

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di L’AQUILA, depositata il

26/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

29/04/2021 da Dott. CAPRIOLI MAURA.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con decreto nr 544/2020 il Tribunale di L’Aquila rigettava la richiesta di protezione internazionale avanzata da S.M., cittadino della (OMISSIS) ritenendo che il richiedente avesse lasciato il suo Paese per una scelta personale determinata dal solo desiderio di allontanarsi dagli influssi della stregoneria.

Dalla vicenda narrata non emergevano i presupposti di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, in quanto, in caso di rimpatrio, l’appellante non avrebbe subito alcun danno grave, non risultando sottoposto a procedimento penale o indagato dalla polizia, per cui doveva escludersi il rischio di subire una condanna a morte o forme di tortura connesse a trattamenti inumani o degradanti (lett. a e b della citata disposizione); nè risultava che in (OMISSIS) fosse sussistente una violenza indiscriminata in una situazione di conflitto. Anche la domanda di protezione umanitaria doveva essere respinta non risultando particolari rischi o pregiudizi tali da motivare il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, in assenza di qualsiasi allegazione che potesse ricondursi alle previsioni del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19, comma 1, ovvero alle altre fonti da cui si ricava la nozione in senso ampio di protezione umanitaria.

S.M. propone ricorso per cassazione affidato a due motivi cui non resiste il Ministero intimato.

Con il primo motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, comma 1, lett. g), h), art. 3, comma 3, art. 5, art. 6, art. 14, lett. b) e c) e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 2 e 3 e art. 27, comma 1 bis.

Si lamenta che il decreto impugnato avrebbe descritto la situazione della (OMISSIS) con richiamo a fonti non aggiornate senza svolgere alcun approfondimento istruttorio malgrado si siano rilevate violazioni di diritti umani ed un quadro politico e sociale non pacificato.

Si critica altresì la decisione nella parte in cui è stata esclusa una condizione di rischio individuale significativo non ravvisando alcun collegamento tra la situazione personale del richiedente e la generale condizione socio-politica della (OMISSIS) in violazione dei principi riportati nel D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3 e del D.Lgs. n. 257 del 2008, art. 8, comma 2.

Con il secondo motivo si deduce in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 5 l’omessa valutazione della situazione attuale della (OMISSIS) in relazione alla condizione individuale del richiedente alla luce del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) da cui discende l’apparente ed illogica motivazione sul rapporto fra elementi individuali ed elementi oggettivi sulla base del riconoscimento della protezione sussidiaria di cui all’art. 15, lett. c) della direttiva “qualifiche” 2011/95/Ue così come recepito dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett c). I due motivi che possono essere esaminati congiuntamente per l’intima connessione sono infondati.

Nessun vizio inficia le argomentazioni del Tribunale.

Deve premettersi che questa Corte (cfr. amplius, Cass. n. 32064 del 2018, in motivazione) ha chiarito che la nozione di “violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale”, di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), deve essere interpretata in conformità alla fonte Eurocomunitaria di cui è attuazione (direttive 2004/83/CE e 2011/95/UE), in coerenza con le indicazioni ermeneutiche fornite dalla Corte di Giustizia UE (Grande Sezione, 18 dicembre 2014, C-542/13, par. 36), secondo cui i rischi cui è esposta in generale la popolazione di un paese o di una parte di essa di norma non costituiscono, di per sè, una minaccia individuale da definirsi come danno grave (cfr. 26 Considerando della direttiva n. 2011/95/UE).

Ciò in quanto l’esistenza di un conflitto armato interno potrà portare alla concessione della protezione sussidiaria solamente laddove il grado di violenza indiscriminata, che caratterizza gli scontri tra le forze governative di uno Stato ed uno o più gruppi armati, o tra due o più gruppi armati, raggiunga un livello talmente elevato da far ritenere che un civile, rinviato nel paese o nella regione in questione, correrebbe, per la sua sola presenza sul territorio di questi ultimi, un rischio effettivo di subire la detta minaccia (cfr., in questo senso, Corte Giustizia UE 17 febbraio 2009, Elgafaji, C465/07, e 30 gennaio 2014, Diakitè, C285/12; vedi pure Cass. n. 13858 del 2018).

Una specifica situazione di tal fatta, però, è stata esclusa dal Tribunale con riguardo alla (OMISSIS) e questo accertamento costituisce un’indagine di fatto che può esser censurata in sede di legittimità nei limiti consentiti dal nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5: e cioè per omesso esame di una o più di circostanze la cui considerazione avrebbe consentito, secondo parametri di elevata probabilità logica, una ricostruzione dell’accaduto idonea ad integrare gli estremi della fattispecie rivendicata.

Il che non è avvenuto, sicchè l’odierna doglianza deve reputarsi come semplicemente finalizzata a sovvertirne l’esito (v. comunque pag 12 e 13 del decreto impugnato).

Il ricorrente si duole della mancanza di aggiornamenti della fonte informative richiamata, senza tuttavia evidenziare quale specifica informazione da esse ricavabile contraddirebbe la ricostruzione di fatto operata dal giudice di merito, dimostrando la non adeguatezza, o lo scarso aggiornamento, delle fonti da quest’ultimo utilizzate.

Sul punto, occorre ribadire che “In tema di protezione internazionale, ai fini della dimostrazione della violazione del dovere di collaborazione istruttoria gravante sul giudice di merito, non può procedersi alla mera prospettazione, in termini generici, di una situazione complessiva del Paese di origine del richiedente diversa da quella ricostruita dal giudice, sia pure sulla base del riferimento a fonti internazionali alternative o successive a quelle utilizzate dal giudice e risultanti dal provvedimento decisorio, ma occorre che la censura dia atto in modo specifico degli elementi di fatto idonei a dimostrare che il giudice di merito abbia deciso sulla base di informazioni non più attuali, dovendo la censura contenere precisi richiami, anche testuali, alle fonti alternative o successive proposte, in modo da consentire alla S.C. l’effettiva verifica circa la violazione del dovere di collaborazione istruttoria” (Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 26728 del 21/10/2019, Rv. 655559).

Ove manchi tale specifica allegazione, è precluso a questa Corte procedere ad una revisione della valutazione delle risultanze istruttorie compiuta dal giudice del merito. Solo laddove nel motivo di censura vengano evidenziati precisi riscontri idonei ad evidenziare che le informazioni sulla cui base il predetto giudice ha deciso siano state effettivamente superate da altre e più aggiornate fonti qualificate, infatti, potrebbe ritenersi violato il cd. dovere di collaborazione istruttoria gravante sul giudice del merito, nella misura in cui venga cioè dimostrato che quest’ultimo abbia deciso sulla scorta di notizie ed informazioni tratte da fonti non più attuali. In caso contrario, la semplice e generica allegazione dell’esistenza di un quadro generale del Paese di origine del richiedente la protezione differente da quello ricostruito dal giudice di merito si risolve nell’implicita richiesta di rivalutazione delle risultanze istruttorie e nella prospettazione di una diversa soluzione argomentativa, entrambe precluse in questa sede.

In definitiva, va data continuità al principio secondo cui “In tema di protezione internazionale, il motivo di ricorso per cassazione che mira a contrastare l’apprezzamento del giudice di merito in ordine alle cd. fonti privilegiate, di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, deve evidenziare, mediante riscontri precisi ed univoci, che le informazioni sulla cui base è stata assunta la decisione, in violazione del cd. dovere di collaborazione istruttoria, sono state oggettivamente travisate, ovvero superate da altre più aggiornate e decisive fonti qualificate” (v. Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 4037 del 18/02/2020, Rv. 657062).

Quanto poi alla forma di protezione sussidiaria costituita dal percolo di subire un danno grave in caso di rientro il Tribunale ha escluso proprio sulla base della narrazione dei fatti resa dal richiedente che lo stesso fosse destinatario di provvedimento comportanti la pena di morte o la sottoposizione a tortura. Si tratta, com’è evidente, di un apprezzamento fattuale, non censurato dal ricorrente, a norma dell’art. 360 c.p.c., n. 5, per omesso esame circa uno o più fatti decisivi specificamente indicati, a fronte del quale la decisione conseguentemente assunta dal giudice di merito, certamente non illogica e contraddittoria rispetto ai dati accertati, si sottrae alle censure svolte in ricorso. Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile.

Nessuna determinazione in punto spese per la mancata attività difensiva del Ministero.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; nulla per le spese; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso, ove dovuto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 29 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 28 maggio 2021

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA