Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15024 del 28/05/2021

Cassazione civile sez. III, 28/05/2021, (ud. 13/01/2021, dep. 28/05/2021), n.15024

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – rel. Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. R.G. 35754/2019 proposto da:

E.J.O., (cod. fisc. (OMISSIS)), rappresentato e difeso,

giusta procura speciale apposta in calce al ricorso, dall’Avvocata

Valentina Nannula, del Foro di Milano, ed elettivamente domiciliato

presso lo studio dell’avvocata Stefania Pavarani, in Roma, Viale

delle Milizie n. 38.

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (cod. fisc. (OMISSIS)), in persona del

Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ope legis

dall’Avvocatura dello Stato, domiciliata in via del Portoghesi n.

12.

– intimato –

avverso la sentenza della Corte di appello di Brescia n. 1354/2019,

pubblicata il 25.9.2019.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 13 gennaio

2021 dal Presidente, Dott. Giacomo Travaglino.

 

Fatto

PREMESSO IN FATTO

Che il signor O., cittadino della (OMISSIS), ha chiesto alla competente commissione territoriale il riconoscimento della protezione internazionale di cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 4, ed in particolare:

(a) in via principale, il riconoscimento dello status di rifugiato, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex artt. 7 e segg.;

(b) in via subordinata, il riconoscimento della “protezione sussidiaria” di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14;

(c) in via ulteriormente subordinata, la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 6 (nel testo applicabile ratione temporis);

che la Commissione Territoriale ha rigettato l’istanza;

che, avverso tale provvedimento il richiedente asilo ha proposto, ai sensi del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35, ricorso dinanzi al Tribunale di Brescia, che lo ha rigettato con ordinanza depositata in data 9.3.2017;

che il provvedimento di primo grado, appellato dal soccombente, è stato confermato dalla Corte d’appello di Brescia con sentenza depositata in data 25.9.2019;

che, a fondamento della decisione assunta, la corte territoriale ha evidenziato l’insussistenza dei presupposti per il riconoscimento di tutte le forme di protezione internazionale invocate dal ricorrente, tenuto conto: 1) dell’assenza di attendibilità del suo racconto; 2) della insussistenza dei presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria, in ciascuna delle tre forme di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 14; 3) dell’impredicabilità di un’effettiva situazione di vulnerabilità del richiedente asilo, tale da legittimare il riconoscimento dei presupposti per la c.d. protezione umanitaria;

che il provvedimento della Corte d’appello è stato impugnato dinanzi a questa Corte dall’odierno ricorrente sulla base di due motivi di censura;

che il Ministero dell’interno non si è costituito in termini mediante controricorso.

Diritto

OSSERVA

Il ricorso è parzialmente fondato.

1. Con il primo motivo, la difesa del ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 e D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3, per non avere la Corte di appello di Brescia assolto all’onere di cooperazione istruttoria gravante sull’autorità giudiziaria adita.

1.1. Il motivo non merita accoglimento.

1.2. La Corte territoriale, adempiendo all’obbligo di cooperazione ai fini di valutare la sussistenza dei presupposti per la concessione della protezione sussidiaria di cui del D.Lgs. n. 251 del 2007, lett. c), al folio 5 della sentenza impugnata ha esaminato la situazione del Paese di origine sulla base di COI attendibili e aggiornate (vengono citate fonti EASO del 2017 e del novembre 2018), deducendone, del tutto correttamente, l’impredicabilità di una situazione di conflitto armato interno o internazionale, mentre dal Report allegato dalla difesa del ricorrente (Amnesty International 2017-2018) emerge una situazione estremamente preoccupante soprattutto (anche se non soltanto) in relazione alla situazione carceraria del Paese, astrattamente idonea al riconoscimento delle residue forme di protezione sussidiaria, ma peraltro irrilevante nel caso di specie.

2. Col secondo motivo, si lamenta la violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, art. 5, comma 6 e art. 19 T.U.I. per non avere il Tribunale riconosciuto la protezione internazionale per motivi umanitari anche in ragione del livello di integrazione e di radicamento raggiunto nel nostro Paese e dell’attuale situazione interna del Paese di origine.

2.1. La censura (in disparte l’evidente lapsus calami rappresentato dal riferimento dell’impugnazione “al Tribunale” e non alla pronuncia della Corte di appello) è fondata.

2.2. Integra il vizio processuale della apparenza, giusta l’insegnamento delle sezioni unite di questa Corte, la motivazione adottata, sul punto, dalla Corte territoriale, che si limita ad osservare (f. 7, dal IX al XII rigo) come

“l’appellante non evidenzi elementi significativi di integrazione, nè ulteriori condizioni di vulnerabilità, oggettiva o soggettiva. Il richiedente non risulta appartenere ad una categoria o gruppo che possa essere oggetto di discriminazione nel Paese di origine, ha 31 anni ed è in buona salute”.

2.3. Non risultano correttamente applicati, nella specie, i criteri indicati, in subiecta materia, da questo giudice di legittimità a far data dalla ordinanza 4455/2018 (poi confermata dalle stesse sezioni unite con la sentenza 29460/2019) in tema di comparazione, ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria, tra la situazione del Paese di origine e il livello di integrazione raggiunto in Italia.

2.4. Se, per il riconoscimento dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria di cui del D.Lgs. n. 251 del 2007, lett. a) e b), deve essere dimostrato che il richiedente asilo abbia subito, o rischi concretamente di subire, atti persecutori come definiti dall’art. 7 (atti sufficientemente gravi per natura o frequenza, tali da rappresentare una violazione grave dei diritti umani fondamentali, ovvero costituire la somma di diverse misure il cui impatto si deve risolvere in una grave violazione dei medesimi diritti), così che la decisione di accoglimento consegue ad una valutazione prognostica dell’esistenza di un rischio, onde il requisito essenziale per il riconoscimento di tale forma di protezione consiste nel fondato timore di persecuzione, personale e diretta, nel paese di origine del richiedente asilo, alla luce di una violazione individualizzata – e cioè riferibile direttamente e personalmente al richiedente asilo, in relazione alla situazione del Paese di provenienza, da compiersi in base al racconto ed alla valutazione di credibilità operata dal giudice di merito, diversa, invece, è la prospettiva dell’organo giurisdizionale in tema di protezione umanitaria, per il riconoscimento della quale è necessaria e sufficiente (anche al di là ed a prescindere dal giudizio di credibilità del racconto) la valutazione comparativa tra il livello di integrazione raggiunto in Italia e la situazione del Paese di origine, qualora risulti ivi accertata la violazione del nucleo incomprimibile dei diritti della persona che ne vulnerino la dignità – accertamento che prende le mosse, e non può prescindere, dal dettato costituzionale di cui all’art. 10, comma 3, ove si discorre di impedimento allo straniero dell’esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana.

2.5. Il riconoscimento della protezione umanitaria, pertanto, postula – una volta che il richiedente abbia allegato i fatti costitutivi del diritto – l’obbligo per il giudice del merito, ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, di cooperare nell’accertamento della situazione reale del Paese di provenienza, mediante l’esercizio di poteri/doveri officiosi d’indagine, ed eventualmente di acquisizione documentale attivando i necessari canali diplomatici ed amministrativi tramite rogatorie (Cass. n. 28435/2017; Cass. 18535/2017; Cass. 25534/2016), in modo che ciascuna domanda venga esaminata alla luce di informazioni aggiornate sul Paese di origine del richiedente; al fine di ritenere adempiuto tale obbligo officioso, l’organo giurisdizionale è tenuto ad indicare specificatamente le fonti in base alle quali abbia svolto l’accertamento richiesto (Cass. n. 11312 del 2019: obbligo correttamente adempiuto dalla Corte, per quanto esposto nel corso dell’analisi del primo motivo di ricorso) senza, peraltro, incorrere nell’errore di utilizzare le fonti informative che escludano l’esistenza di un conflitto armato interno o internazionale (rilevanti al solo fine di valutare la domanda di protezione internazione sub specie del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c)) – al diverso fine di valutare la situazione del Paese di origine sotto l’aspetto della tutela dei diritti umani e del loro nucleo incomprimibile – aspetto, quest’ultimo, che emerge tanto dalle COI utilizzate dal giudice di appello, quanto, ancor più pregnantemente, da quelle allegate dal ricorrente (settimo foglio del ricorso, peraltro incomprensibilmente privo di numerazione).

Viene, per altro verso, totalmente omessa la pur necessaria valutazione della eventuale integrazione dello straniero (che risulta vivere presso il Centro (OMISSIS), svolge attività lavorativa ed ha imparato la lingua italiana, a quanto si apprende dal ricorso).

Va pertanto riaffermato il principio di diritto alla luce del quale, secondo l’interpretazione fatta propria dalla giurisprudenza di questa Corte, in tema di protezione umanitaria l’orizzontalità dei diritti umani fondamentali comporta che, ai fini del suo riconoscimento, occorre operare la valutazione comparativa della situazione oggettiva (oltre che eventualmente soggettiva) del richiedente con riferimento al Paese di origine sub specie della libera esplicazione dei diritti fondamentali della persona, in raffronto alla situazione d’integrazione raggiunta nel paese di accoglienza, pur senza che abbia rilievo esclusivo l’esame del livello di integrazione, isolatamente ed astrattamente considerato (ma senza che abbiano rilievo alcuno “l’età trentunenne” ovvero le condizioni “di buona salute”);

Sulla base di tali premesse, rilevata la fondatezza del motivo di ricorso nei termini sopra specificati, dev’essere disposta la cassazione, in parte qua, della sentenza impugnata, con conseguente rinvio alla Corte d’appello di Brescia che, in diversa composizione, applicherà i principi di diritto dianzi indicati, oltre a provvedere alla regolazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, rigetta il primo, cassa la sentenza impugnata e rinvia il procedimento alla Corte di appello di Brescia, che, in diversa composizione, farà applicazione dei principi di diritto suesposti.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, si dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, se dovuto, per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 13 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 28 maggio 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA