Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15021 del 21/07/2016


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Cassazione civile sez. I, 21/07/2016, (ud. 12/01/2016, dep. 21/07/2016), n.15021

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALVAGO Salvatore – Presidente –

Dott. CAMPANILE Pietro – rel. Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna – Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

CONSORZIO CO.GE.RI, elettivamente domiciliato in Roma, Via Carlo

Mirabello, n. 60, nello studio dell’avv. Pasquale Iannuccilli, che

lo rappresenta e difende, giusta procura speciale a margine del

ricorso, unitamente all’avv. Mario Pilade Chiti;

– ricorrente –

contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI Rappresentata e difeso

dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui Uffici in Roma,

Via dei Portoghesi, n. 12, è domiciliata;

– controricorrente –

e contro

CONSORZIO CIMITERIALE TRA I COMUNI DI CASORIA, ARZANO E CASAVATORE,

elettivamente domiciliato in Roma, via Terenzio, n. 7, nello studio

Abbamonte – Titomanlio; rappresentato e difeso dall’avv. Ezio Maria

Zuppardi, giusta procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte di appello di Napoli, n. 3992,

depositata in data 19 dicembre 2007;

sentita la relazione svolta all’udienza pubblica del 12 gennaio 2016

dal Consigliere Dott. Pietro Campanile;

sentito per il Consorzio cimiteriale tra i Comuni di Casoria, Arzano

e Casavatore l’avv. Zuppardi; udite le richieste del Procuratore

Generale, in persona del sostituto Dott. Sergio Del Core, il quale

ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1 – Con sentenza depositata in data 3 dicembre 2003 il Tribunale di Napoli, in accoglimento della domanda proposta dal Consorzio Cimiteriale tra i Comuni Casoria-Arzano-Casavatore, che aveva convenuto in giudizio il Consorzio Cogeri e la Presidenza del Consiglio dei Ministri, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni provocati da infiltrazioni di acqua piovana verificatesi a seguito dei lavori di costruzione della c.d. (OMISSIS) di raccordo stradale, condannava il Consorzio convenuto, al quale detti lavori erano stati commissionati al ai sensi della L. n. 219 del 1981, al pagamento della somma di Euro 8.614,94, oltre interessi e spese di lite.

1.1 – Con la stessa decisione veniva affermata la carenza di legittimazione passiva della P.C.M. e veniva rigettata la domanda proposta dalla Cogeri nei confronti della S.p.a. Ferrocementi, incorporante dell’impresa Gambogi, appaltatrice dei lavori, essendo risultato che le opere di canalizzazione delle acque erano state stralciate dal contratto.

1.2 – Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte di appello di Napoli ha rigettato il gravame proposto dalla Cogeri nei confronti del solo Consorzio Cimiteriale, con il quale si sosteneva la responsabilità esclusiva della PCM, rilevando in primo luogo che il riferimento dell’appellante della L. n. 2359 del 1865, art. 46, non era conferente e richiamando l’orientamento giurisprudenziale in merito alla responsabilità esclusiva dei concessionario, ai sensi della L. n. 219 del 1981, art. 81, anche in relazione ai danni cagionati a terzi.

1.3 – E’ stato per altro escluso che potesse assumere una valenza esimente la dedotta circostanza inerente alla riduzione dei lavori, per mancanza di disponibilità finanziaria, quale risultante da un atto aggiuntivo stipulato fra concedente e concessionario in data 13 settembre 1990, non risultando che tra le opere non più eseguibili rientrassero quelle in questione, nè che il Consorzio avesse operato diligentemente al fine di evitare la produzione del danno subito dall’ente appellato.

1.4 – Per la cassazione di tale decisione in Consorzio Cogeri propone ricorso, affidato a tre motivi, cui resistono con controricorso il Consorzio cimiteriale e la PCM.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

2 – Con il primo motivo, deducendosi violazione della L. n. 2359 del 1865, art. 46, artt. 1256 e 2043 c.c., nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, si sostiene che la corte distrettuale non avrebbe considerato che il danno lamentato sarebbe stato provocato dalla riduzione del progetto a seguito della decurtazione delle risorse finanziarie, di tal che nella fattispecie, riconducibile nella previsione dell’art. 46 della legge fondamentale in materia di espropriazione, avrebbe dovuto considerarsi l’incidenza del “factum principis”.

2.1 – Preliminarmente va rilevata l’inammissibilità del profilo di censura, inerente ai dedotti vizi motivazionali, in quanto non risulta formulato il c.d. “momento di sintesi”, omologo del quesito di diritto, richiesto dall’art. 366-bis c.p.c., per come costantemente interpretato da questa Corte (cfr. ex multis: Cass. Sez. Un. n. 20603 del 2007; Cass., n. 16002 del 2007; Cass., n. 8897 del 2008), e nella specie assolutamente carente.

2.2 – Le questioni attinenti alla dedotta violazione di legge, per le quali risultano formulati i rispettivi quesiti di diritto, sono infondate.

Ed invero – esclusa la pertinenza del richiamo della L. n. 2359 del 1865, art. 46, che riguarda l’indennità in favore dei fondi non espropriati e non già l’ipotesi, ricorrente nel caso in esame, di responsabilità per danni derivanti da cattiva esecuzione delle opere – non può condividersi il richiamo, come fattore esimente da responsabilità, al factum principis, che, secondo l’insegnamento di questa Corte, perspicuamente richiamato nella decisione impugnata, non può operare nel senso invocato dal consorzio ricorrente allorchè il divieto dell’autorità non sia un fatto totalmente estraneo alla volontà dell’obbligato ed ad ogni suo obbligo di ordinaria diligenza (Cass, 30 aprile 2012, n. 6594; Cass. 9 agosto 1990, n. 8099; Cass., 11 gennaio 1982, n. 119). Nel caso di specie è stato posto in evidenza come la previsione di non eseguire talune opere sia stata stabilita in un atto aggiuntivo alla convenzione stipulato fra concedente e concessionario in data 13 settembre 1990, ragion per cui la totale estraneità del Consorzio Cogeri a tale decisione non appare seriamente sostenibile.

2.2 – Il motivo di ricorso, poi, attinge significativi aspetti di inammissibilità, laddove non risultano censurate le ulteriori “rationes decidendi” contenute, sul punto in esame, nella decisione impugnata e consistenti, da un lato, nell’esonero di responsabilità per il concedente stabilito nell’art. 6 della convenzione “per ogni controversia e conseguenti eventuali oneri”, anche verso terzi, e, dall’altro, nel rilievo di natura fattuale circa l’assenza di elementi deponenti nel senso che tra le opere non più eseguibili rientrassero quelle per cui è causa.

3 – Con il secondo mezzo si denuncia violazione del D.P.R. n. 327, art. 6, comma 7, nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio: sulla base del richiamo a detta norma si afferma l’erronea esclusione della legittimazione passiva della P.C.M..

3.1 – Richiamate le superiori considerazioni circa le conseguenze dell’omessa formulazione del momento di sintesi, va osservato, quanto alla questione giuridica, per la quale risulta indicato il prescritto quesito di diritto, che il riferimento al D.P.R. n. 327 del 2001, non è pertinente, poichè esso, in base alla disciplina transitoria prevista dall’art. 57 dello stesso provvedimento, non è applicabile nei procedimenti espropriativi in cui la dichiarazione di pubblica utilità sia stata emessa prima del 30 giugno 2003 (cfr., Cass., 8 settembre 2015, n. 17786): a tacer d’altro, il presente giudizio ebbe inizio con atto di citazione notificato in data 28 maggio 1993.

4 – La terza censura ripropone, con indicazione di idoneo quesito, il tema dell’esclusiva legittimazione passiva del concessionario, che sarebbe stata affermata in violazione della L. n. 219 del 1981, artt. 80 e 81.

4.1 – Il motivo è infondato. Vale bene richiamare il costante insegnamento di questa Corte secondo cui nella speciale procedura espropriativa prevista dalla L. n. 219 del 1981, per l’attuazione del programma straordinario di edilizia residenziale per le aree del Mezzogiorno colpite dal sisma del 1980, la delega per la realizzazione delle opere, ipotizzata dall’art. 81 della legge stessa in favore del concessionario, con trasferimento a quest’ultimo anche di poteri di carattere pubblicistico, riveste caratteri di tale ampiezza per cui è il concessionario stesso ad essere tenuto al pagamento delle indennità per le espropriazioni e le occupazioni necessarie alla realizzazione delle opere, restando esclusa (con riguardo sia a controversie di natura risarcitoria, sia di natura indennitaria) la legittimazione passiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nè, in particolare, è possibile individuare la corresponsabilità di quest’ultima in relazione all’eventuale omesso esercizio dei poteri di controllo e di stimolo sull’attività svolta dal concessionario nella procedura espropriativa (alla stregua di quanto è ipotizzabile con riguardo della L. n. 865 del 1971, art. 60), posto che la richiamata disposizione della legge n. 219 del 1981 non attribuisce alla Presidenza tali poteri (Cass., Sez. un., 1 giugno 2000, n. 388; cass., 16 novembre 2001, n. 14378; Cass., 5 dicembre 2002, n. 17260, emessa proprio nei confronti del Consorzio ricorrente; Cass., Sez. un., 10 giugno 2003, n. 9217).

4.2 – Per quanto concerne l’aspetto, che costituisce l’ubi consistam della presente vicenda, inerente alla responsabilità per danni arrecati a terzi, vale bene richiamare il principio affermato da questa Corte, secondo cui in tema di esecuzione di opere ricomprese nel programma straordinario di urbanizzazione nell’area metropolitana del Comune di Napoli, la delega conferita al concessionario, ai sensi della L. 14 maggio 1981, n. 219, art. 81, riveste caratteri di tale ampiezza da far identificare nel concessionario stesso il soggetto tenuto a rispondere dei danni procurati a terzi e delle obbligazioni strumentalmente preordinate all’esecuzione dell’opera pubblica, anche quando derivino da attività legittima, non rilevando se il pregiudizio sia connesso alla localizzazione o all’esecuzione dell’opera (Cass., 29 settembre 2011, n. 19959; Cass., 19 dicembre 2006, n. 27140). 5 – Il ricorso, pertanto, deve essere rigettato. Le spese processuali relative al presente giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

La Corte rigetta il ricorso, e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, liquidate, quanto al Consorzio Cimiteriale, in Euro 2.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, e, quanto alla PCM, in Euro 2.000,00, oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 12 gennaio 2016.

Depositato in Cancelleria il 21 luglio 2016

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