Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1502 del 20/01/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 20/01/2017, (ud. 16/11/2016, dep.20/01/2017),  n. 1502

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. SABATO Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 3769-2011 proposto da:

C.O.M. in proprio, elettivamente domiciliato in ROMA

VIA GERMANICO 107, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE PICONE,

rappresentato e difeso dall’avvocato ORLANDO MARIO CANDIANO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

sul ricorso 22166-2012 proposto da:

C.O.M. in proprio, elettivamente domiciliato in ROMA

VIA POMPEO TROGO 42, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE PICONE,

rappresentato e difeso dall’avvocato C.O.M. con

studio in BARI VIA BOVIO 41 (avviso postale ex art. 135);

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 16/2010 della COMM. TRIB. REG. della PUGLIA

depositata il 09/02/2010 e avverso il provvedimento dell’AGENZIA

DELLE ENTRATE di BARI n. 111574/2012 depositato il 30/08/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

16/11/2016 dal Consigliere Dott. LOCATELLI GIUSEPPE;

udito per il ricorrente l’Avvocato C. che ha chiesto

l’accoglimento;

udito per il controricorrente l’Avvocato DETTORI che ha chiesto il

rigetto;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DE

MASELLIS MARIELLA che ha concluso per l’inammissibilità in

subordine il rigetto dei ricorsi.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

A norma del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36 bis, l’Agenzia delle Entrate iscriveva a ruolo la somma di Euro 13.883, dovuta da C.O.M. a seguito della presentazione della dichiarazione integrativa prevista dalla L. n. 289 del 2002, art. 9, per gli anni di imposta dal 1997 al 2002, alla quale non era seguito il versamento integrale delle somme previste.

C.O. proponeva ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Bari che lo rigettava con sentenza n. 131 del 2009.

Il contribuente proponeva appello alla Commissione tributaria regionale che lo rigettava con sentenza n. 16 emessa il 12.1.2010 e depositata il 9.2.2010.

C.O.M. ricorre in proprio (ricorso n. 3769/2011) in qualità di avvocato, deducendo quattro motivi di impugnazione: 1) violazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, art. 2697 c.c., D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, artt. 24, 57 e 58, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3; 2) violazione dell’art. 112 c.p.c., per omesso esame del secondo motivo di appello e difetto di motivazione su capo decisivo controverso, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5; 3) omesso esame con violazione dell’art. 112 c.p.c., e difetto assoluto di motivazione su punto decisivo controverso in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e 5; 4) omesso esame con violazione dell’art. 112 c.p.c. e difetto assoluto di motivazione su punto decisivo controverso in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 e 5. Deposita memoria.

L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

In pendenza del ricorso per cassazione, C.O. presentava a norma della L. n. 111 del 2011, art. 39, comma 12, istanza di definizione della lite fiscale pendente avente ad oggetto la cartella di pagamento. L’Agenzia delle Entrate emetteva provvedimento di diniego comunicato il 30.8.2012, ritenendo la natura non impositiva della cartella di pagamento in oggetto, costituente mero atto di riscossione.

Contro il provvedimento di diniego di condono C.O. propone ricorso (n. 22166/2012) deducendo, con unico motivo, violazione della L. n. 11 del 2011, art. 39, della L. n. 289 del 2002, art. 16, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, in quanto la cartella impugnata costituisce atto impositivo.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Preliminarmente si dispone la riunione dei ricorsi per ragioni di connessione a norma dell’art. 274 c.p.c..

Sussistendo rapporto di pregiudizialità, deve essere esaminato per primo il ricorso “pregiudicante” contro il diniego di condono.

Secondo la giurisprudenza di questa Corte in tema di condono fiscale, rientrano nel concetto di lite pendente, con possibilità di definizione agevolata ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 16, comma 3, le controversie relative a cartella esattoriale emessa del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis, non preceduta da atto di accertamento, la quale è impugnabile non solo per vizi propri, ma anche per motivi attinenti al merito della pretesa impositiva, trattandosi del primo ed unico atto con cui la pretesa fiscale viene comunicata al contribuente. Le disposizioni contenute nella L. n. 289 del 2002, art. 16, si applicano alla definizione delle liti fiscali pendenti in forza del richiamo operato dalla L. n. 111 del 2011, art. 39, comma 12. (Sulla natura impositiva delle cartelle emesse ex art. 36 bis, con conseguente applicabilità del condono, Sez. 6^ – 5, Ordinanza n. 1295 del 25/01/2016, Rv.638622; Sez. 5, Sentenza n. 1263 del 22/01/2014, Rv. 629155).

Nel caso in esame è pacifico che la cartella di pagamento è stata emessa a norma del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36 bis, (circostanza attestata dalla stessa Agenzia a pag. 3 del controricorso). Ne deriva la fondatezza del ricorso del contribuente contro il diniego di condono, esclusivamente motivato dalla Agenzia delle Entrate con la ritenuta natura non impositiva della cartella emessa ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36 bis, senza alcun riferimento alla questione della ammissibilità o meno del “condono su condono”, pur ravvisabile nella richiesta di definizione a mezzo condono di una controversia relativa a precedente condono.

L’impugnato diniego di definizione agevolata della lite fiscale pendente deve pertanto essere annullato. Per l’effetto il giudizio sulla cartella di pagamento deve essere dichiarato estinto per cessazione della materia del contendere a seguito di adesione al condono.

Si compensano le spese di entrambi i giudizi, considerato che la causa di estinzione del debito tributario è successiva alla emissione della cartella di pagamento, e valutato il carattere relativamente recente della giurisprudenza che ha ritenuto atti impositivi condonabili le cartelle emesse a norma del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36 bis.

PQM

Riunisce i ricorsi; accoglie il ricorso contro il diniego di condono che annulla; per l’effetto dichiara estinto il giudizio avente ad oggetto la cartella di pagamento per intervenuta definizione della lite fiscale pendente. Spese compensate.

Così deciso in Roma, il 16 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 20 gennaio 2017

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