Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15017 del 28/05/2021

Cassazione civile sez. III, 28/05/2021, (ud. 13/01/2021, dep. 28/05/2021), n.15017

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – rel. Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 35967/2019 proposto da:

K.P., elettivamente domiciliato in Mirano, via Bellini 4,

presso lo studio dell’avv. CHIARA BELLINI, che lo rappresenta e

difende per procura speciale in atti;

– ricorrente –

contro

COMMISSIONE TERRITORIALE RICONOSCIMENTO PROTEZIONE INTERNAZIONALE

VERONA SEZ. PADOVA;

– intimato –

e contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 3952/2019 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 30/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/01/2021 dal Consigliere Dott. LINA RUBINO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

K.P., nato il (OMISSIS) e proveniente dalla (OMISSIS), ha proposto un ricorso notificato il 26 novembre 2019, per la cassazione della sentenza n. 3952/2019 emessa dalla Corte d’appello di Venezia e pubblicata in data 30 settembre 2019.

Il Ministero dell’interno ha depositato tardivamente una comunicazione con la quale si è dichiarato disponibile alla partecipazione alla discussione orale.

Il ricorso è stato avviato alla trattazione in adunanza camerale non partecipata.

Il ricorrente con la sentenza della Corte d’appello ha visto rigettata la propria richiesta di rimessione in termini in riferimento all’atto di appello avverso l’ordinanza del Tribunale con cui gli è stato negato il riconoscimento del diritto alla protezione sussidiaria e anche alla umanitaria e si è visto dichiarare inammissibile l’appello. Sostiene che gli era stato impossibile conoscere per tempo dell’avvenuta emissione dell’ordinanza perchè aveva dovuto cambiare telefono, ed aveva al contempo lasciato la struttura di accoglienza dove si trovava, non avendo dunque possibilità di essere contattato dal proprio avvocato. La sentenza d’appello ha ritenuto indimostrata la sussistenza delle circostanze dedotte a fondamento della istanza di rimessione in termini e per queste ragioni ha dichiarato inammissibile l’appello.

Il ricorrente ha articolato due censure.

Con il primo motivo lamenta l’omesso esame dell’istanza di remissione nel termine per appellare, proposta in sede di atto di citazione ex art. 702 quater c.p.c..

Il motivo è inammissibile.

La motivazione del provvedimento impugnato indica che l’istanza di rimessione in termini è stata esaminata e non accolta, in quanto, a fronte di un appello tardivo (non è contestato che l’impugnazione sia stata proposta ampiamente oltre i 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento impugnato), le circostanze addotte a fondamento della istanza di rimessione in termini stessa sono state ritenute non tanto indimostrate nel loro effettivo verificarsi ma non qualificabili come circostanze non imputabili al ricorrente stesso, valutazione sottesa alla concessione di una rimessione in termini, perchè frutto del comportamento posto in essere volontariamente dal ricorrente, che cambiava abitazione e cambiava anche numero di telefono cellulare, senza preoccuparsi di avvisare il suo legale, il quale riusciva a contattarlo e a comunicargli che il ricorso era stato rigettato in primo grado a termine già scaduto, quindi provava ugualmente a proporre impugnazione, introducendola peraltro con citazione e non con ricorso, notificando l’atto oltre i trenta giorni prescritti come termine per impugnare e depositandolo ben oltre.

Con il secondo motivo di ricorso si lamenta la violazione e falsa applicazione delle norme che disciplinano le forme di introduzione dei giudizi di appello in materia di protezione internazionale (art. 702-quater c.p.c., in relazione al D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19, comma 9, sostituito dal D.Lgs. n. 142 del 2015, art. 27, comma 1, lett. f), e denuncia anche che la corte d’appello si sia uniformata ad un mutamento di orientamento giurisprudenziale della Suprema corte verificatosi successivamente ai fatti, del quale non avrebbe pertanto dovuto tenere conto (il ricorrente richiama Cass. Civ., ord. 17420/17 del 05.05.17 e Cass., SS.UU., sentenza n. 28575 del 9.10.-8.11.2018).

Il ricorrente ritiene che la Corte d’appello abbia invero errato nel dichiarare inammissibile il ricorso perchè proposto con citazione stante che le norme non impongono con chiarezza tale onere e che la giurisprudenza che ha dato un’interpretazione in tal senso è successiva al ricorso in esame.

Il motivo è inammissibile, perchè non coglie la ratio decidendi.

L’appello è stato dichiarato inammissibile perchè proposto fuori termine senza una valida giustificazione, atta a supportare l’accoglimento della istanza di rimessione in termini, e non perchè introdotto con citazione anzichè con ricorso.

La proposizione di una impugnazione con un mezzo diverso da quello prescritto dalla legge citazione anzichè ricorso – non ne precluderebbe in sè l’ammissibilità qualora entro il termine indicato dalla legge fosse stato compiuto l’adempimento dalla stessa previsto per il perfezionamento del procedimento introduttivo del giudizio – ovvero il deposito dell’atto in cancelleria.

Il provvedimento impugnato si è limitato a riscontrare che il deposito era avvenuto oltre il termine di trenta giorni. Peraltro, quand’anche avesse acceduto alla diversa interpretazione, superata dalla giurisprudenza di legittimità, secondo la quale l’impugnazione avverso il provvedimento emesso ai sensi dell’art. 702 quater c.p.c., può proporsi per citazione, l’appello sarebbe stato ugualmente tardivo, perchè anche la notifica dell’atto di citazione è stata effettuata – a causa del ritardo con il quale l’avvocato ha potuto contattare il cliente – oltre i trenta giorni dalla comunicazione del provvedimento impugnato (la comunicazione è infatti avvenuta il 13 giugno, e la notificazione è stata eseguita soltanto il 27 agosto 2018).

Come questa Corte ha avuto già modo di affermare, è inammissibile per inosservanza del termine ex art. 702 quater c.p.c..

l’appello proposto oltre il termine di trenta giorni dalla notificazione dell’ordinanza impugnata, trattandosi di sanzione che risponde alle finalità di assicurare la certezza ai diritti e la buona amministrazione della giustizia, ove venga invocato l’errore scusabile in ordine ad accadimenti obiettivamente estranei al processo. (Nella specie la S.C., a fronte della affermazione del nuovo difensore della parte appellante secondo cui il primo difensore non avrebbe dato corso al mandato difensivo di proporre tempestivamente l’appello avverso la decisione sfavorevole di primo grado, non ha ritenuto applicabile la rimessione in termini): Cass. n. 14411 del 2020.

Il ricorso deve pertanto essere dichiarato inammissibile.

Il ricorso per cassazione è stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013, e il ricorrente risulta soccombente, pertanto è gravato dall’obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis e comma 1 quater, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Corte di Cassazione, il 13 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 28 maggio 2021

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