Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1500 del 22/01/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 1500 Anno 2018
Presidente: MANNA FELICE
Relatore: MANNA FELICE

ORDINANZA
sul ricorso 27832-2014 proposto da:
SORRENTINO SILVIO, SORRENTINO BRUNA MARISA,
SORRENTINO ROSETTA, SORRENTINO AG OSTINA CELIA,
tutti in qualità di eredi di SORRENTINO GIOVANNI BATTISTA,
elettivamente domiciliati in ROMA, VIA GOLAMETTO 2, presso lo
studio dell’avvocato FRANCESCO SQUILIACE, che li rappresenta e
difende;
– ricorrente contro
MIGALI GAETANO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
CONEGLIANO n.8 presso lo studio dell’avvocato LANFRANCO
CUGINI C/0 STUDIO di vito, rappresentato e difeso dall’avvocato
ARMODIO MIGALI;
– controricorrente –

Data pubblicazione: 22/01/2018

avverso la sentenza n. 313/2014 della CORTE D’APPELLO di
CATANZARO, depositata il 27/02/2014;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 19/10/2017 dal Presidente relatore Dott. FELICE

LkNNA;

Ric. 2014 n. 27832 sez. M2 – ud. 19-10-2017
-2-

IN FATTO E IN DIRITTO
1. – Con sentenza n. 313 del 27.2.2014 la Corte d’appello di Catanzaro,
accolto parzialmente l’appello della DRM, di De Masi Ferdinando & C. s.n.c.,
ditta fornitrice del calcestruzzo impiegato in lavori edili commissionati da
Giovanni Battista Sorrentino, respingeva l’appello incidentale che questi aveva
proposto nei confronti di Gaetano Migali, direttore dei lavori, cui il predetto

calcestruzzo. A base della decisione di secondo grado, la considerazione
(indotta dalle conformi conclusioni del c.t.u.), che in base al DM 9.1.1996 la
valutazione preliminare della resistenza del calcestruzzo spetta all’appaltatore,
che resta comunque responsabile dell’apprezzamento effettuato.
2. – Per la cassazione di tale sentenza ricorrono Silvio, Bruna Marisa,
Rosetta e Agostina Celia Sorrentino, quali eredi di Giovanni Battista
Sorrentino.
Resiste con controricorso Gaetano Migali.
Gli altri intimati — DRM, di De Masi Ferdinando & C. s.n.c., Maurizio
Natale, Franco Nicola Giannini e gli eredi di Giovanni Lana — non hanno
svolto attività difensiva.
Attivato il procedimento camerale ex artt. 380-bis e 375, n. 5 c.p.c., su
proposta d’inammissibilità formulata dal consigliere relatore, parte ricorrente
ha depositato memoria.
3. – Preliminarmente deve rigettarsi la tesi di parte controricorrente, secondo
cui il ricorso sarebbe inammissibile in quanto l’appello proposto da Giovanni
Battista Sorrentino avrebbe perso efficacia una volta dichiarato inammissibile
quello principale proposto dalla DRM contro il medesimo Migali. Ciò non è
esatto, perché l’appello incidentale non è stato dichiarato inefficace (e non
potrebbe esserlo ora in difetto di ricorso incidentale condizionato) e a sua volta
neppure l’appello principale della DRM è mai stato dichiarato inammissibile.
E’ stato infatti dichiarato inammissibile, infatti, solo il secondo motivo di tale
ultima impugnazione, in quanto contenente una domanda nuova.
4. – Il ricorso è inammissibile perché non consiste nella formulazione di
motivi d’impugnazione riconducibili alle ipotesi dell’art. 360 c.p.c., né essendo
onere della Corte di cassazione comporli a propria scelta e cura in base alle
3

committente aveva addebitato il mancato controllo sulla qualità del

argomentazioni svolte dalla parte. Il ricoso contiene, piuttosto, critiche di
carattere generale inerenti alla giustezza della decisione impugnata, che
appaiono omogenee più ad un atto d’appello, come previsto dall’art. 342 c.p.c.
nuovo testo, che ad un ricorso per cassazione.
Infatti, il giudizio di cassazione è un giudizio a critica vincolata, delimitato e
vincolato dai motivi di ricorso, che assumono una funzione identificativa

tassative formalizzate dal codice di rito. Ne consegue che il motivo del ricorso
deve necessariamente possedere i caratteri della tassatività e della specificità ed
esige una precisa enunciazione, di modo che il vizio denunciato rientri nelle
categorie logiche previste dall’art. 360 c.p.c., sicché è inammissibile la critica
generica della sentenza impugnata, formulata con un unico motivo sotto una
molteplicità di profili tra loro confusi e inestricabilmente combinati, non
collegabili ad alcuna delle fattispecie di vizio enucleata dal codice di rito (cfr.
ex multis, Cass. nn. 19959/14, 21165/13 e 21099/13).
Né la memoria difensiva di parte ricorrente contiene considerazioni idonee a
invertire, nella specie, il giudizio d’inammissibilità del ricorso. Il punto non è
non aver formulato critiche alla sentenza impugnata, ma il non averle veicolate
in maniera consona ai tassativi casi di ricorso previsti dall’art. 360 c.p.c.
5. – Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile.
6. – Seguono le spese, liquidate come in dispositivo, e la duplicazione del
contributo unificato entrambe a carico solidali dei ricorrenti.
P. Q. M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti, in solido tra loro, al
pagamento delle spese in favore della parte controricorrente, spese che si
liquidano in € 5.800,00, di cui 200,00 per esborsi, oltre spese generali
forfettarie nella misura del 15% ed accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater D.P.R. n. 115/02, inserito dall’art. 1,
comma 17 legge n. 228/12, dichiara la sussistenza dei presupposti per il
versamento da parte dei ricorrenti, in solido tra loro, dell’ulteriore importo a
titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del
comma 1-bis dello stesso art. 13.

4

condizionata dalla loro formulazione tecnica con riferimento alle ipotesi

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sesta sezione civile – 2

della Corte Suprema di Cassazione, il 19.10.2017.

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