Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14996 del 21/07/2016

Cassazione civile sez. III, 21/07/2016, (ud. 04/03/2016, dep. 21/07/2016), n.14996

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMBROSIO Annamaria – Presidente –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 26435/2013 proposto da:

AZIENDA OSPEDALIERO UNIVERSITARIA CONSORZIALE POLICLINICO, (OMISSIS),

in persona del Dott. D.V. Direttore Generale pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA XX SETTEMBRE N. 3,

presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE MICCOLIS, che la rappresenta

e difende giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

UGF ASSICURAZIONI SPA, in persona del suo Procuratore ad negotia

Dott. L.G.M.S., considerata domiciliata ex lege

in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE,

rappresentata e difesa dall’avvocato GIUSEPPE LUIGI POLITO giusta

procura a margine del controricorso;

AXA ASSICURAZIONI SPA, in persona del Dott. R.M.,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ANTONIO GRAMSCI 14, presso lo

studio dell’avvocato DOMENICO SICILIANO, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato PASQUALE LA PESA giusta procura in

calce al controricorso;

– controricorrenti –

e contro

M.A., ASSICURAZIONI SPA, F.A., LA NAVALE

ALLIANZ SPA, DUOMO SPA, GROUPAMA ASSICURAZIONI SPA, INA ASSITALIA

SPA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 773/2013 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 09/07/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

04/03/2016 dal Consigliere Dott. MARCO ROSSETTI;

udito l’Avvocato MASSIMO SCARDIGLI per delega;

udito l’Avvocato PASQUALE LA PESA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SOLDI Anna Maria, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. La Azienda Ospedaliero Universitaria Consorziale Policlinico di (OMISSIS) (d’ora innanzi per brevità, “l’Azienda”) nel 1999 venne convenuta in giudizio da M.A. ed F.A., i quali ne chiesero la condanna al risarcimento dei danni patiti da essi e dal loro figlio minore, reso invalido dalla ritardata esecuzione d’un parto cesareo.

L’Azienda si costituì e, oltre a negare la propria responsabilità, chiamò in causa i propri coassicuratori della responsabilità civile (ovvero le società UGF, Navale, Allianz, Milano, Duomo, AXA, Groupama, Generali, INA e Liguria), ai quali chiese di essere manlevata in caso di accoglimento della domanda attorea (le società 2. Il Tribunale di Bari con sentenza 8.9.2009 n. 2625 accolse sia la domanda principale che quella di garanzia.

3. La sentenza venne appellata da tutte le parti tranne che dalla Liguria e dagli attori.

La Corte d’appello di Bari con sentenza 9.7.2013 n. 773 confermò le statuizioni di condanna nei confronti dell’Azienda.

In accoglimento, invece, degli appelli proposti dalle società coassicuratrici, limitò il debito di questi ultimi entro il massimale.

Stabilì che questo dovesse essere conteggiato una sola volta, sul presupposto che il contratto prevedeva un solo massimale “per persona danneggiata”; che nel contratto per tale si designava solo la persona deceduta o ferita; che pertanto unico danneggiato nella specie era il neonato.

4. La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione dall’Azienda, con ricorso fondato su due motivi.

Hanno resistito con controricorso la Unipol, la AXA ed i sigg.ri M. – F..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo di ricorso.

1.1. Col primo motivo di ricorso la ricorrente lamenta che la sentenza impugnata sarebbe affetta da un vizio di violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3. Lamenta, in particolare, la violazione dell’art. 2043 c.c.. Deduce, al riguardo, che la Corte d’appello avrebbe errato nel ritenere che il contratto, là dove prevedeva un massimale di circa Euro 775.000 “per persona danneggiata”, intendesse riferirsi solo alle vittime di lesioni o morte. Sostiene che il contratto andava interpretato nel senso che coprisse anche la responsabilità dell’Azienda per i danni “riflessi” ai congiunti della vittima primaria.

1.2. Il motivo è inammissibile.

La ricorrente censura in sostanza l’interpretazione che del contratto ha dato la Corte d’appello, ma senza indicare quali, tra le regole legali di ermeneutica (artt. 1362-1371 c.c.), la Corte d’appello avrebbe violato. Aggiungasi che violazione delle regole legali ermeneutiche non si dà sol perchè il giudice di merito abbia adottato una piuttosto che un’altra, tra le varie interpretazioni possibili.

E’ pacifico, infatti, nella giurisprudenza di questa Corte il principio secondo cui per sottrarsi al sindacato di legittimità, l’interpretazione del contratto data dal giudice di merito “non deve essere l’unica interpretazione possibile, o la migliore in astratto, ma una delle possibili, e plausibili, interpretazioni; sicchè, quando di una clausola contrattuale sono possibili due o più interpretazioni, non è consentito, alla parte che aveva proposto l’interpretazione poi disattesa dal giudice di merito, dolersi in sede di legittimità del fatto che fosse stata privilegiata l’altra” (così Sez. 3, Sentenza n. 24539 del 20/11/2009, Rv. 610944; nello stesso senso, ex aliis, Sez. 1, Sentenza n. 6125 del 17/03/2014, Rv. 630519; Sez. 3, Sentenza n. 16254 del 25/09/2012, Rv. 623697; Sez. 1, Sentenza n. 4178 del 22/02/2007, Rv. 595003; Sez. 1, Sentenza n. 10131 del 02/05/2006, Rv. 589465; Sez. 3, Sentenza n. 11193 del 17/07/2003, Rv. 565195; e via risalendo per trent’anni, fino alla sentenza capostipite rappresentata da Sez. 1, Sentenza n. 6715 del 09/12/1982, Rv. 424351).

1.4. Nel caso di specie, la Corte d’appello era chiamata ad interpretare il senso del patto contrattuale secondo cui l’assicuratore della responsabilità civile si obbligava a tenere indenne l’assicurato di quanto avesse dovuto pagare a terzi per morte o lesioni, ma nei limiti di Lire 1.500.000.000 “per ogni persona deceduta o ferita”.

E l’ha fatto ritenendo che fossero esclusi dalla copertura i danni arrecati dall’assicurato a terzi, e non derivanti nè da lesioni fisiche, nè da morte.

Si tratta di una interpretazione che non cozza in modo evidente con la lettera del contratto, nè con le intenzioni inequivoche delle parti, nè con altre clausole contrattuali.

Quella interpretazione, dunque, non è sindacabile in questa sede, nè può questa Corte procedere ad una propria autonoma interpretazione della clausola.

2. Il secondo motivo di ricorso.

2.1. Col secondo motivo di ricorso la ricorrente lamenta che la sentenza impugnata sarebbe affetta dal vizio di omesso esame d’un fatto decisivo e controverso, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 (nel testo modificato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, convertito nella L. 7 agosto 2012, n. 134). Lamenta che la Corte di merito abbia omesso di esaminare “i principi enucleati dalla giurisprudenza e stratificati nel nostro ordinamento in ordine alla risarcibilità del danno riflesso”.

2.2. Anche questo secondo motivo è manifestamente inammissibile.

Il vizio di “omesso esame d’un fatto controverso”, di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, nuovo testo, sussiste infatti quando il giudice omette di esaminare un fatto storico, primario o secondario, e non quando trascura di considerare od applicare principi di diritto.

3. Le spese.

Le spese del presente grado di giudizio vanno a poste a carico della ricorrente, ai sensi dell’art. 385 c.p.c., comma 1 e sono liquidate nel dispositivo.

PQM

la Corte di cassazione, visto l’art. 380 c.p.c.:

(-) dichiara inammissibile il ricorso;

-) condanna l’Azienda Ospedaliera Consorziale Policlinico di Bari alla rifusione in favore di AXA Assicurazioni s.p.a. delle spese del presente grado di giudizio, che si liquidano nella somma di Euro 6.700, di cui 200 per spese vive, oltre I.V.A., cassa forense e spese forfettarie D.M. 10 marzo 2014, n. 55, ex art. 2, comma 2;

-) condanna l’Azienda Ospedaliera Consorziale Policlinico di Bari alla rifusione in favore di Unipol Assicurazioni s.p.a. delle spese del presente grado di giudizio, che si liquidano nella somma di Euro 5.080, di cui Euro 200 per spese vive, oltre I.V.A., cassa forense e spese forfettarie D.M. 10 marzo 2014, n. 55, ex art. 2, comma 2;

-) condanna l’Azienda Ospedaliera Consorziale Policlinico di Bari alla rifusione in favore di F.A. e M.A., in solido, delle spese del presente grado di giudizio, che si liquidano nella somma di Euro 5.080, di cui Euro 200 per spese vive, oltre I.V.A., cassa forense e spese forfettarie D.M. 10 marzo 2014, n. 55, ex art. 2, comma 2; somme che si distraggono in favore dell’avv. Francesco Indelli, il quale ha dichiarato ex art. 93 c.p.c., comma 1, di aver anticipato le spese e di non aver riscosso gli onorari;

(-) dà atto che sussistono i presupposti previsti dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte di Azienda Ospedaliera Consorziale Policlinico di (OMISSIS) di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 4 marzo 2016.

Depositato in Cancelleria il 21 luglio 2016

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