Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14988 del 16/06/2017


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Cassazione civile, sez. I, 16/06/2017, (ud. 04/04/2017, dep.16/06/2017),  n. 14988

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TIRELLI Francesco – Presidente –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna – Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. FRAULINI Paolo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 17873/2013 R.G. proposto da:

I.S., IM.TO., IM.DO., IM.MA. e

IM.AN., quali eredi di Im.Sa., rappresentati e difesi

dall’avv. Eugenio Benvegna Antonino, con domicilio eletto presso il

suo studio in Roma, Viale Regina Margherita, n. 239, giusta procura

a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

COMUNE DI FURNARI, rappresentato e difeso dall’avv. Guglielmo D’Anna,

con domicilio eletto presso in Roma, via Giosuè Borsi, n. 4, giusta

procura a margine del controricorso;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

avverso la sentenza della Corte di appello di Messina n. 252/12

depositata in data 7 maggio 2012.

Udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 4 aprile 2017

dal Consigliere Dott. Paolo Fraulini;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. SORRENTINO Federico, che ha concluso chiedendo

l’inammissibilità del ricorso principale e il rigetto di quello

incidentale;

uditi gli Avv. Nazareno Pergolizzi per i ricorrenti principali e

Guglielmo D’Anna per il controricorrente e ricorrente incidentale.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Corte di appello di Messina ha condannato il Comune di Furnari al pagamento della somma di Euro “14193,095” (così testualmente indicata nel dispositivo) in favore degli eredi di Im.Sa., a titolo di risarcimento per i danni residuati agli immobili di proprietà degli eredi, oggetto di illegittima occupazione da parte dell’ente locale, confermando per il resto la sentenza con cui il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto aveva dichiarato l’illegittimità dell’occupazione del fondo di proprietà di Im.Sa., quantificando in Euro 10.518,30 la somma dovuta dal Comune a titolo di risarcimento per occupazione illegittima, dichiarandosi infine incompetente in relazione alla domanda di liquidazione dell’indennità da occupazione legittima.

2. Il giudice di appello ha rilevato che le conclusioni peritali delle consulenze di primo grado e di quella rinnovata in appello fossero condivisibili con riferimento alla determinazione del valore di mercato del terreno agricolo, mentre andassero corrette in diminuzione per quanto riguardava il danno patito dall’immobile per effetto dell’illegittima occupazione, individuando nel 15% la percentuale di deprezzamento e riducendo pertanto la somma dovuta dal Comune a tale titolo.

3. Avverso tale sentenza I.S., IM.TO., IM.DO., IM.MA. e IM.AN., quali eredi di I.S., ricorrono con un motivo, resistito dal COMUNE DI FURNARI con controricorso contenente anche ricorso incidentale per sette motivi, resistiti dai ricorrenti principali con controricorso. Il controricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorso principale di I.S., IM.TO.,

IM.DO., IM.MA. e IM.AN. lamenta “Omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti e per conseguente errore e/o violazione delle norme di diritto applicabili” deducendo l’erroneità della sentenza impugnata per non avere esaminato i seguenti fatti, asseritamente oggetto di discussione tra le parti:

1.1. Il terreno occupato era pertinenza di un fabbricato che aveva le caratteristiche di una villa e non un qualsiasi terreno agricolo;

1.2. Il valore di Euro 9,30 al mq. era stato determinato dal ctu con applicazione dei valori agricoli medi per ettaro e senza adozione del metodo sintetico-comparativo;

1.3. L’area residuata di proprietà dei ricorrenti per effetto dell’illegittima occupazione aveva subìto un gravissimo danno.

2. Il ricorso incidentale del COMUNE DI FURNARI lamenta:

2.1. Primo motivo: “Nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4”, sul presupposto che nell’atto introduttivo del giudizio I.S. avesse chiesto solo una sentenza dichiarativa, cosicchè i giudici di merito nell’emettere una pronuncia di condanna al risarcimento dei danni da occupazione illegittima avrebbero violato il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.

2.2. Secondo motivo: “Nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 “, sul presupposto che nell’atto introduttivo del giudizio I.S. avesse chiesto solo una sentenza dichiarativa, cosicchè i giudici di merito nell’emettere una pronuncia di condanna al risarcimento dei danni residuati agli immobili di proprietà degli eredi Imbesi avrebbero violato il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.

2.3. Terzo motivo: “Nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4”, sul presupposto che nell’atto introduttivo del giudizio I.S. avesse chiesto solo una sentenza dichiarativa, cosicchè i giudici di merito nell’emettere una pronuncia di condanna al pagamento degli interessi sulle somme liquidate a titolo di risarcimento del danno avrebbero violato il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.

2.4. Quarto motivo: “Violazione o falsa applicazione di norme di diritto (artt. 1056 e 1223 c.c.) in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3” sul presupposto che nel giudizio si controverta solo dei danni causati dall’occupazione illegittima e non anche di quelli derivanti dall’esecuzione delle opere realizzate sul terreno occupato (strada, inquinamento acustico, degrado delle opere realizzate, atti vandalici), invece considerati nella liquidazione del danno.

2.5. Quinto motivo: “Omessa o insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5” censurando la natura meramente apparente della motivazione in tema di quantificazione del danno residuato sull’immobile, posto che la Corte territoriale non avrebbe minimamente considerato tutte le allegazioni e le eccezioni formulate sul punto dalla difesa del Comune nell’atto di appello.

2.6. Sesto motivo: “Omessa o insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5” censurando l’inesistenza, la natura meramente apparente e comunque la grave carenza della motivazione resa dalla corte territoriale per respingere la richiesta di rinnovazione della ctu o quantomeno del richiamo del ctu a chiarimenti.

2.7. Settimo motivo: “Violazione o falsa applicazione di norme di diritto (artt. 91 e 92 c.p.c.) in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3” sul presupposto che la sentenza di appello avrebbe dovuto accogliere integralmente il gravame del Comune, così da non potere rilevare alcun profilo legittimante la disposta parziale compensazione delle spese del grado.

3. Entrambi i ricorsi vanno respinti.

4. Il ricorso di I.S., IM.TO., IM.DO., IM.MA. e IM.AN. è in parte inammissibile e in parte infondato; con riferimento ai tre nuclei di impugnazione sopra riassunti ai punti 1.1, 1.2 e 1.3 si rileva che:

4.1 la censura sub 1.1 è inammissibile giacchè non deduce alcuna effettiva omissione di fatti principali o secondari decisivi per il giudizio e discussi tra le parti, ma si limita a contrapporre alle conclusioni del ctu, fatte proprie dalla corte territoriale, una sua personale e preferibile valutazione circa la reale natura che legherebbe il fabbricato al terreno (vedi pag. 37 del ricorso, in fine), giudicata dai ricorrenti dimostrativa del rapporto pertinenziale tra i due immobili (cfr. pag. 36, in fine); sennonchè tali deduzioni non qualificano una omissione di motivazione da parte del giudice di appello su fatti rilevanti ai fini del decidere, ma si rivelano un tentativo di far compiere a questa Corte un nuovo giudizio di merito sul materiale probatorio acquisito in atti, confidando in un esito più gradito rispetto a quello ottenuto; giudizio che è tuttavia come noto precluso a questa Corte di legittimità in presenza come nella specie di una motivazione congrua e scevra da vizi che la rendano inesistente, illogica o apparente;

4.2. la censura sub 1.2 deduce che, a dispetto delle espressioni utilizzate, il ctu abbia in realtà preso a parametro della liquidazione del valore del terreno agricolo quello agricolo medio; tanto risulterebbe dal fatto che in altra causa relativa a terreno confinante la sentenza della medesima Corte territoriale – che i ricorrenti depositano con il ricorso per cassazione sarebbe pervenuta a ben diversa e maggiore quantificazione. La doglianza è inammissibile poichè non spiega quali siano gli elementi di fatto omessi che, ove considerati, avrebbero condotto a diverso esito, dovendo rilevarsi che l’allegazione di una sentenza avente per oggetto un diverso giudizio, successiva a quella per cui è causa, al di là della sua ammissibilità in questa fase, non è certo qualificabile come un fatto controverso nel giudizio che ne occupa;

4.3 la censura sub 1.3 è infondata posto che, contrariamente a quanto affermano i ricorrenti, la Corte territoriale ha motivato espressamente (cfr. pagg. 10, 11 e 12) le ragioni per cui ha ritenuto di dover dimezzare l’importo dovuto dal Comune ai ricorrenti a titolo risarcitorio per la situazione residua dei beni post occupazione, di talchè nessuna omissione motivazionale può ritenersi esistente nella specie, mirando ancora la censura a far compiere a questa Corte un inammissibile nuovo giudizio di merito.

5. Il ricorso del Comune di Furnari è in parte inammissibile e in parte infondato.

5.1. I primi tre motivi di ricorso, per la loro analogia, possono essere trattati congiuntamente e sono infondati: la Corte distrettuale ha motivato espressamente a pag. 7-8 della sentenza impugnata le ragioni che l’hanno indotta a ritenere che la domanda originaria dell’attore contenesse anche una domanda risarcitoria di latitudine tale da comprendere le voci di condanna contenute nella statuizione di primo grado. A fronte di tale circostanza i motivi in esame non censurano, come avrebbero dovuto, la violazione dei criteri ermeneutici utilizzati dal giudice di appello per pervenire alle sue conclusioni, ma si appuntano sulla nullità della sentenza per aver pronunciato ultra petita partium, dimenticando tuttavia che la questione dei limiti della domanda attorea è stata oggetto di discussione e di espressa pronuncia ad opera del giudice di appello, sicchè non sussiste nella specie alcuna violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, avendo il giudice di appello espressamente qualificato la domanda come comprendente anche la richiesta di emissione di una sentenza di condanna.

5.2. Il quarto motivo di ricorso è inammissibile perchè omette di trascrivere o di indicare da quali atti o documenti introdotti nel giudizio deduca che la controversia sia limitata ai danni causati dall’occupazione illegittima e non anche dall’esecuzione di opere sul terreno occupato, posto che la latitudine dell’interpretazione della domanda proposta da I.S. in primo grado, già discussa in relazione ai primi tre motivi, a tanto certamente legittimava.

5.3. Il quinto motivo è in parte infondato, posto che la motivazione resa dalla corte distrettuale sul tema delle fonti del danno liquidato non è affatto inesistente, o apparente, come argomenta la censura in esame, essendosi la Corte di appello diffusa a spiegare le ragioni per cui ha ritenuto di quantificare in riduzione il danno residuato ai beni di proprietà degli odierni ricorrenti principali (cfr. pagg. 7, 8 e 9 della sentenza); peraltro la censura in esame si rivela inammissibile laddove, attraverso l’indicazione di una diversa soluzione possibile in riferimento al materiale probatorio a disposizione, mira a far compiere a questa Corte un nuovo giudizio di fatto.

5.4. Il sesto motivo di ricorso è infondato, atteso che la Corte di appello ha affermato (pag. 9 della sentenza) essere “in atti un supplemento alla relazione, effettuato proprio per dare risposta alle contestazioni delle parti”, sicchè la allegazione dedotta che la Corte distrettuale non avrebbe chiamato il ctu a chiarimenti appare smentita, non risultando censurata la citata affermazione contenuta nella sentenza impugnata; sotto altro profilo va rilevato che l’omesso rinnovo della ctu, così come l’omessa convocazione del ctu a chiarimenti, quand’anche verificatisi, non integrano la previsione dell’omessa o insufficiente motivazione circa un fatto controverso, risultando invece insindacabili in questa sede se come nella specie oggetto di specifica motivazione.

5.5. Il settimo motivo è inammissibile, in quanto non deduce un errore nell’applicazione del principio di soccombenza reciproca parziale, ma si limita a speculare in via teorica, sostenendo che una corretta decisione della causa avrebbe visto il Comune totalmente vittorioso.

6. La reciproca soccombenza giustifica l’integrale compensazione tra le parti delle spese della presente fase di legittimità.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso principale e quello incidentale e compensa integralmente tra le parti le spese del giudizio di legittimità.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale e di quello incidentale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato rispettivamente pari a quello dovuto per il ricorso principale e per il ricorso incidentale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 4 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 16 giugno 2017

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