Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14987 del 28/05/2021

Cassazione civile sez. II, 28/05/2021, (ud. 20/01/2021, dep. 28/05/2021), n.14987

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – rel. Presidente –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26184/2019 proposto da:

J.A., rappresentato e difeso dall’avv. ROMINA POSSIS;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), IN PERSONA DEL MINISRO PRO

TEMPORE, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 255/2019 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 08/02/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

20/01/2021 dal Presidente Dott. FELICE MANNA.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

J.A., cittadino del Gambia, nato nel 1995, proponeva ricorso innanzi al Tribunale di Roma contro la decisione della locale Commissione territoriale, che aveva respinto la sua richiesta di protezione internazionale o umanitaria.

Il Tribunale rigettava la domanda con ordinanza ex art. 702-bis c.p.c., del 10.5.2018, comunicata l’11.5.2018.

L’appello, proposto dal richiedente con citazione notificata l’11.6.2018 (lunedì) ed iscritta a ruolo il 25.6.2018, era dichiarata improcedibile dalla Corte distrettuale torinese.

Assunto il valore di overruling del principio di diritto enunciato da SU n. 28575/18, la Corte d’appello rilevava che in base alla precedente interpretazione del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19, l’appello, pur correttamente introdotto con citazione, era stato tuttavia iscritto a ruolo tardivamente, con la sua conseguente improcedibilità ai sensi dell’art. 348 c.p.c., comma 1.

Avverso tale sentenza il richiedente propone ricorso affidato ad un motivo. Il Ministero dell’interno resiste con controricorso.

Il ricorso è stato avviato alla trattazione camerale ex art. 380-bis.1 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. – Col primo motivo è dedotta la violazione degli artt. 24 e 111 Cost., “per omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio o comunque per omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5)”. La censura “verte sull’inosservanza del dovere di garantire ad un soggetto debole, quale è il Signor J., il corretto esercizio dei diritti di azione e difesa in giudizio, volti nel caso di specie a far valere un diritto costituzionalmente garantito appartenente al novero delle libertà fondamentali dell’individuo” (così, a pagg. 8-9 del ricorso). E lamenta il fatto che la Corte territoriale abbia applicato pedissequamente quanto prescritto dall’art. 348 c.p.c., comma 1, dichiarando improcedibile l’impugnazione per mancata costituzione dell’appellante nel termine di legge, senza considerare che “l’eventuale” ritardo era riconducibile ad un mero errore di calcolo ascrivibile alla negligenza del precedente difensore, e che in ipotesi eccezionali, allorchè vengano in rilievo diritti fondamentali d’alto rango, l’errore del difensore non possa ricadere sulla parte.

2. – Il secondo motivo deduce la violazione dell’art. 153 c.p.c. cpv., per omesso esame d’un fatto decisivo, “o comunque per omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5)”, in quanto la Corte distrettuale non avrebbe motivato il diniego di rimessione in termini.

3. – I due motivi, da esaminare congiuntamente perchè attingono la medesima questione della rimessione in termini, non hanno pregio, poichè non si confrontano con la costante giurisprudenza di questa Corte.

La quale è costante nell’affermare che:

a) l’istituto della rimessione in termini, previsto dall’art. 153 c.p.c., comma 2, come novellato dalla L. n. 69 del 2009, opera anche con riguardo al termine per proporre impugnazione e richiede la dimostrazione che la decadenza sia stata determinata da una causa non imputabile alla parte, perchè cagionata da un fattore estraneo alla sua volontà che presenti i caratteri dell’assolutezza e non della mera difficoltà. (Nella specie, la S.C. ha escluso che integrassero forza maggiore le circostanze indicate come impeditive del rispetto del termine di impugnazione, attinenti al contesto esistenziale del cittadino straniero, che aveva richiesto la protezione internazionale e che non conosceva la lingua italiana, evidenziando che quest’ultimo era tenuto ad informarsi tempestivamente dell’esito della domanda presso il difensore che lo aveva assistito, senza l’intermediazione della struttura ospitante) (v. per tutte, n. 27726/20);

b) in caso di tardiva proposizione dell’impugnazione, la parte non può invocare la rimessione in termini ex art. 153 c.p.c., quando il ritardo sia dovuto a fatto imputabile al difensore, costituendo la negligenza di quest’ultimo un evento esterno al processo, che attiene alla patologia del rapporto con il professionista, rilevante solo ai fini dell’azione di responsabilità nei confronti del medesimo, senza che ciò comporti alcuna violazione dell’art. 6 CEDU, poichè l’inammissibilità dell’impugnazione, che consegue all’inosservanza del termine, non integra una sanzione sproporzionata rispetto alla finalità di salvaguardare elementari esigenze di certezza giuridica (Corte EDU, 15 settembre 2016, Trevisanato c. Italia) (n. 3340/21).

Ne deriva che le censure proposte si pongono in aperto contrasto con la giurisprudenza di questa Corte, senza dedurre sufficienti elementi di critica per giustificarne un possibile ripensamento.

4. – Il ricorso va, dunque, dichiarato inammissibile ai sensi dell’art. 360-bis c.p.c., n. 1, come (re)interpretato da S.U. n. 7155/17.

5. – Nulla per le spese, in quanto il controricorso del Ministero dell’Interno non si collega in alcun modo (salvo l’indicazione del nome del ricorrente e del numero di R.G. del ricorso) al caso in esame.

6. – Ricorrono i presupposti processuali per il raddoppio, a carico del ricorrente, del contributo unificato, se dovuto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Sussistono a carico del ricorrente i presupposti processuali per il raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 20 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 28 maggio 2021

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