Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1498 del 22/01/2018


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Cassazione civile, sez. VI, 22/01/2018, (ud. 19/10/2017, dep.22/01/2018),  n. 1498

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Con sentenza depositata il 13.6.2014 la Corte d’appello di Catania dichiarava inammissibile l’appello proposto dalla Società F.lli M.E. e P. e C. s.a.s. avverso l’ordinanza ex art. 702 ter c.p.c., emessa dal Tribunale di Modica il 19.6.2012, perchè proposto con citazione notificata il 26.7.2012, e dunque decorso il termine di 30 gg. dalla comunicazione integrale di detta ordinanza avvenuta lo stesso 19.6.2012.

Avverso tale sentenza la Società F.lli M.E. e P. e C. s.a.s. propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi.

Resiste con controricorso P.A..

L’altra parte intimata, L.T., non ha svolto attività difensiva. Attivato il procedimento camerale ex art. 380 bis c.p.c., e art. 375 c.p.c., n. 1, il consigliere relatore ha proposto la dichiarazione d’inammissibilità del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. – Il primo motivo denuncia la falsa applicazione dell’art. 702 quater c.p.c., e dell’art. 2697 c.c.. Parte ricorrente sostiene sia che la comunicazione dell’ordinanza ex art. 702 ter c.p.c., non sarebbe stata integrale (tanto che vi avrebbe fatto seguito la notificazione ad istanza della controparte vittoriosa), sia che la parte appellata, avendo formulato l’eccezione di tardività del gravame, avrebbe dovuto dimostrare l’integralità della comunicazione stessa.

2. – Il secondo mezzo deduce, sostanzialmente per le medesime ragioni di cui sopra, anche la violazione dell’art. 285 c.p.c..

3. – Il ricorso è inammissibile.

Preliminarmente deve osservarsi che non ha pregio la tesi della società ricorrente secondo cui l’onere di dimostrare la tardività dell’appello graverebbe sulla parte appellata. Trattandosi di eccezione di rito in senso ampio (id est, rilevabile d’ufficio), va da sè che l’onere di dimostrare la tempestività dell’impugnazione incombe sempre e solo sulla parte che la propone (giurisprudenza costante di questa Corte: cfr. per tutte e da ultimo, Cass. S.U. n. 18569/16). Con il che è escluso che la Corte territoriale sia incorsa nel denunciato malgoverno dell’art. 2697 c.c..

Quindi, va rilevato che ai sensi dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, il ricorso per cassazione deve contenere, a pena di inammissibilità, la specifica indicazione degli atti processuali, dei documenti e dei contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda. Da tale norma la giurisprudenza di questa Corte ha tratto che il ricorrente per cassazione, il quale intenda dolersi dell’omessa od erronea valutazione di un documento da parte del giudice di merito, ha il duplice onere – imposto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6), – di produrlo agli atti (indicando esattamente nel ricorso in quale fase processuale ed in quale fascicolo di parte si trovi il documento in questione) e di indicarne il contenuto (trascrivendolo o riassumendolo nel ricorso); la violazione anche di uno soltanto di tali oneri rende il ricorso inammissibile (Cass. n. 19048/16; conformi, con espressioni equivalenti, le nn. 26174/14, 22607/14, 16887/13 e 17168/12 e S.U. 22726/11).

Nella specie entrambi i motivi si basano sull’affermazione per cui la comunicazione dell’ordinanza ex art. 702 ter c.p.c., non sarebbe stata integrale, sicchè parte ricorrente avrebbe dovuto indicare specificamente sia l’atto processuale o il documento da cui risulterebbe tale circostanza, riportandone almeno in sintesi la parte rilevante, sia la localizzazione dell’atto o del documento da cui si desumerebbe la circostanza. I due motivi, invece, non assolvono tale onere, limitandosi a riportare il tanto della motivazione della sentenza impugnata che riguarda la questione, lì dove si afferma che la ricevuta telematica aveva ad oggetto “ordinanza definitiva generica” e per descrizione “ordinanza definitiva generica ordinanza ex art. 702 bis, di accoglimento del ricorso”, per poi concludere apoditticamente che il provvedimento non sarebbe stato comunicato nella sua integrità.

4. – S’impone, pertanto, la declaratoria d’inammissibilità del ricorso.

5. – Seguono le spese, liquidate come in dispositivo in favore della parte controricorrente, e il raddoppio del contributo unificato a carico della parte ricorrente.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente alle spese in favore della parte controricorrente, spese che liquida in Euro 2.500,00, di cui 200,00 per esborsi, oltre spese generali forfettarie nella misura del 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Sesta -2 Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 19 ottobre 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 gennaio 2018

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