Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14970 del 07/07/2011

Cassazione civile sez. lav., 07/07/2011, (ud. 19/04/2011, dep. 07/07/2011), n.14970

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIDIRI Guido – Presidente –

Dott. COLETTI DE CESARE Gabriella – Consigliere –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 13879/2009 proposto da:

T.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ITALO CARLO

FALBO 22, presso lo studio dell’avvocato COLUCCI ANGELO,

rappresentato e difeso dagli avvocati CAROLI Antonio, SEMERARO

LUCIANO, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

REGIONE PUGLIA, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LAURA MANTEGAZZA 24, presso lo

studio dell’avvocato GARDIN Marco, rappresentata e difesa

dall’avvocato AGOSTINACCHIO ANNALISA, giusta delega in atti;

CONSORZIO DI BONIFICA TERRE D’APULIA di BARI, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA

DELLA LIBERTA’ 20, presso lo studio dell’avvocato PIERLUIGI

MANFREDONIA, che lo rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 5236/2008 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 24/12/2008, r.g.n. 3040/05;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

19/04/2011 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE NAPOLETANO;

udito l’Avvocato CAROLI ANTONIO e SEMERARO LUCIANO;

udito l’Avvocato, LUCISANO CLAUDIO per delega AGOSTINACCHIO ANNALISA

e avv. MANFREDONIA PIERLUIGI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

BASILE Tommaso, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso al Tribunale di Bari il lavoratore in epigrafe, esponeva di essere stato assunto, negli anni 80 come operaio irriguo presso la distinta ed autonoma struttura per i servizi irrigui della Regione Puglia creata, con Delib. GR n. 2351 del 1986, in attesa dell’affidamento di detti servizi ai Consorzi di Bonifica.

Precisava, poi, il ricorrente di essere stato, negli ultimi mesi dell’anno 1993, licenziato e di aver ripreso servizio nel maggio del 1994 fino al successivo mese di luglio, epoca nella quale era passato alle dipendenze del Consorzio di Bonifica Terre d’Apulia a cui erano stati affidati i predetti servizi irrigui.

Tanto premesso il lavoratore chiedeva dichiararsi – sul presupposto della natura privatistica del rapporto di lavoro e del superamento del termine di 181 giornate lavorative per anno ex ccnl operai agricoli,e, quindi, della natura a tempo indeterminato del rapporto di lavoro, l’illegittimità del licenziamento intimatogli dalla Regione Puglia con conseguente reintegrazione nel posto di lavoro e risarcimento del danno con condanna emessa, in base all’art. 2112 c.c., anche nei confronti del predetto Consorzio.

L’adito giudice respingeva la domanda e la sentenza veniva confermata dalla Corte di Appello di Bari.

La Corte territoriale, affermata la propria giurisdizione, riteneva, adeguandosi alla giurisprudenza di questa Corte, di confermare la reiezione della domanda del lavoratore sul rilievo fondante dell’inapplicabilità, ai contratti di lavoro a termine stipulati con la Regione Puglia, della disciplina di cui alla L. n. 230 del 1962 e L. n. 457 del 1972, dovendosi escludere la configurabilità di un’ipotesi di costituzione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato in deroga alla regola generale, sancita dall’art. 97 Cost., della necessità del pubblico concorso.

Avverso questa sentenza il lavoratore ricorre in cassazione sulla base di nove articolate censure, precisate da memoria.

Resistono con controricorso la Regione Puglia ed il Consorzio m epigrafe.

La Regione Puglia deposita memoria illustrativa.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con la prima critica il ricorrente, allegando violazione degli artt. 112, 416 e 420, prospetta che avendo egli sostenuto, in primo grado, di essere stato assunto con contratto privatistico a tempo indeterminato non poteva la Corte ritenere che egli era stato assunto come operaio avventizio in mancanza di contestazione da parte della Regione Puglia in primo grado che ebbe a costituirsi tardivamente.

La critica non può trovare ingresso in questa sede.

In proposito mette conto rilevare che la questione della denunziata non contestazione da parte della Regione Puglia della natura non avventizia del rapporto di lavoro deve considerarsi, non risultando trattata nella sentenza impugnata e non essendo stata allegata la relativa deduzione dinanzi al giudice di appello, nuova in quanto sollevata per la prima volta solo in sede di legittimità e, quindi, come tale è inammissibile.

Del resto, e vale la pena di sottolinearlo, il giudice di primo grado, come riportato nello svolgimento del processo della sentenza impugnata, aveva ritenuto che nessun riscontro provava la natura del rapporto a tempo indeterminato. Sicchè a fronte di tale decisum l’attuale ricorrente, per correttamente investire questa Corte della questione della non contestazione della natura del rapporto di lavoro, doveva allegare di aver devoluto ed, in coerenza con il principio di autosufficienza, in quali termini, la questione al giudice di appello. Tuttavia, come rilevato, tale specificazione manca del tutto.

Per di più non può sottacersi che una chiara e ripetuta affermazione dell’assunzione a tempo indeterminato di un elevato numero di operai in un contesto procedurale finalizzato a ricoprire posti in organico ed a stabilizzare in via definitiva detto personale presso la Pubblica Amministrazione, avrebbe potuto legittimare da parte di detta Amministrazione una prova, sia pure indiretta, di una violazione dell’art. 97 Cost..

Con la seconda censura il ricorrente deduce vizio di motivazione per non aver tenuto conto della documentazione agli atti.

La censura è infondata.

Invero il richiamo alla documentazione prodotta, a supporto della censurata non correttezza della ritenuta natura a tempo determinato del rapporto di lavoro in questione, sconta la mancata trascrizione nel ricorso, in violazione del principio di autosufficienza, del contenuto di tale documentazione.

Con il terzo motivo il ricorrente denuncia violazione della L.R. n. 26 del 1984, art. 19, della L.R. n. 13 del 1988, art. 5, della L.R. n. 22 del 1990, art. 47, della L.R. Pugliese n. 21 del 1994, art. 5, della L. n. 457 del 1972, art. 8 e dell’art. 17 del CCNL per gli operai agricoli nonchè errata applicazione dell’art. 97 Cost., e contrasto con i principi sanciti da Cass. S.U. nn. 14614/02 e 4876/1998.

Pone il ricorrente, conseguentemente, vari quesiti con i quali, sostanzialmente, sulla premessa che il rapporto di lavoro instaurato con la Regione è a tempo indeterminato e, quindi, non avventizio, chiede se in base alle richiamate leggi il predetto rapporto debba ritenersi svincolato dai divieti di assunzioni a tempo indeterminato previsti per i pubblici impiegati regionale.

Il motivo è infondato.

Invero, il ricorrente muove dal presupposto che il rapporto di lavoro intercorso con la Regione non sia a tempo determinato, mentre di contro vi è, nella sentenza impugnata, come si è sottolineato, accertamento di fatto in ordine alla natura avventizia del rapporto di lavoro dedotto in giudizio non idoneamente censurato sotto il profilo motivazionale.

Con la quarta censura il ricorrente, allegando violazione degli artt. 414, 416 e 420 c.p.c., in relazione all’art. 17 del CCNL per gli operai agricoli e florovivaisti nonchè della L.R. n. 21 del 1994, art. 21, assume che nel rito del lavoro deve considerarsi inammissibile per tardi vita la pretesa applicabilità, di un CCNL- nella specie per gli operai forestali.

Il motivo è infondato.

Mette conto rilevare che la prospettata tardività della costituzione in primo grado del convenuto e, quindi, della assunta conseguente decadenza dalla eccezione del l’inapplicabilità del CCNL invocato dall’attore, è scio asserita e non è suffragata, nel rispetto del richiamato principio di autosufficienza, da alcuna specifica allegazione concernente il mancato rispetto del termine di costituzione.

A tanto aggiungasi che, comunque, siffatta questione, non essendo trattata nella sentenza impugnata e non essendone specificata la deduzione in appello, va reputata come sollevata per la prima volta solo in sede di legittimità ed è quindi inammissibile.

Del resto, e vale la pena di sottolinearlo, il giudice di primo grado, come riportato nello svolgimento del processo della sentenza impugnata, aveva ritenuto che nessun riscontro provava la natura del rapporto a tempo indeterminato. Sicchè a fronte di tale decisum – che presupponeva l’inapplicabilità del CCNL denunciato- l’attuale ricorrente, per correttamente investire questa Corte della questione della non contestazione dell’applicabilità dell’art. 17 del CCNL per gli operai agricoli e florovivaisti – in base al quale il rapporto si doveva intendere a tempo indeterminato, doveva allegare di aver devoluto ed, in coerenza con il principio di autosufficienza, in quali termini, la questione al giudice di appello.

Con il quinto motivo il ricorrente, denunciando violazione della L. n. 457 del 1972, art. 8 e dell’art. 17 del CCNL per gli operai agricoli e florovivaisti nonchè della L.R. n. 26 del 1984, art. 19, della L.R. n. 13 del 1988, art. 5, della L.R. n. 22 del 1990, art. 47 e della L.R. pugliese n. 21 del 1994, art. 21, chiede, ex art. 366 bis c.p.c., sulla premessa dell’applicabilità del denunciato CCNL per gli operai agricoli e florovivaisti, se spetti ad esso ricorrente il trattamento economico per tutti i dodici mesi dell’anno.

Il motivo non è accoglibile.

Infatti la censura presuppone l’applicabilità al rapporto dedotto in giudizio dell’invocato CCNL per gli operai agricoli e florovivaisti, ma tanto è escluso dalla sentenza impugnata, il cui relativo accertamento sul punto, per le considerazioni in precedenza svolte, è intangibile.

Con la sesta critica il ricorrente, sostenendo vizio di motivazione in ordine ad elementi istruttori acquisiti, conclude la specificazione, ex art. 366 bis c.p.c. cit., del fatto controverso chiedendo se la Corte di Appello sia incorsa nel. vizio di illogicità della motivazione ponendosi in contrasto rispetto ai principi sanciti da Cass. SS.UU. nn. 4876/98 e 14614/2002 “finendo per ritenere del tutto erroneamente di poter parificare la situazione del ricorrente (operaio assunto senza prefissione di termine e rimasto in servizio a tempo indeterminato) alla diversa situazione degli operai (meramente occasionali e saltuari) assunti espressamente per brevi periodi, di cui si erano occupate le sentenza di cod. Suprema corte nn. 4461/04, 5517/04 tutte richiamate e parafrasate”.

La critica è infondata.

Infatti il ricorrente, pur richiamando una molteplicità di documenti vari (circolari, accordi sindacali, lettera di assunzione, note della Regione, ecc..), omette del tutto, in violazione del più volte citato principio di autosufficienza, di trascriverne nel ricorso il relativo testo, nè, per alcuni di essi, precisa se siano stati ritualmente prodotti nel giudizio di merito.

Tanto impedisce qualsiasi sindacato in merito in ordine alla dedotto vizio di motivazione.

Nè la dichiarazioni del teste T., che a differenza di quelle del Solari risultano – sia pure in parte – trascritte, possono essere considerate decisive ai fini di cui trattasi atteso che le stesse integrano, sostanzialmente, valutazione di fatti e non circostanze oggettive da cui poter dedurre quanto il ricorrente assume.

Tanto comporta che, anche sotto il profilo in esame, la sentenza rimane intangibile per quanto attiene l’accertata assunzione del ricorrente quale operaio avventizio e l’applicabilità del contratto collettivo degli operai forestali.

Con il settimo motivo il ricorrente deduce violazione dell’art. 112 c.p.c., ed articola il relativo quesito. Con questo chiede se la Corte del merito sia incorsa nella violazione del denunciato art. 112 c.p.c., avendo omesso di valutare la prospettazione difensiva secondo la quale costituendo il servizio irriguo- di cui alla Delib. n. 23551 del 1986 – una organizzazione di carattere imprenditoriale, del tutto distinta dalla organizzazione pubblicistica della Regione Puglia, sia da parificare alle aziende autonome e se conseguentemente i rapporti di lavoro instaurati con tale organizzazione devono essere assoggettati, per tale sola ragione, alla disciplina comune prevista per i lavoratori, agricoli di cui al CCNL 7 novembre 1991 per gli operai agricoli ed alla Legge Nazionale n. 457 del 1972, art. 8.

Il motivo è infondato.

Non risulta, infatti, che la questione, concernente siffatta prospettazione – e nei termini in cui è stata dedotta con la censura in esame-, sia stata devoluta al giudice di appello con specifico motivo d’impugnazione. Nè il ricorrente allega gli estremi esatti in cui detta argomentazione è stata sottoposta al giudice di secondo grado.

Ciò premesso, ragioni di nomofilachia giustificano l’assunto che – come affermato in una fattispecie analoga a quella ora scrutinata-in tema di assunzioni temporanee alle dipendenze della P.A. con inserimento nella organizzazione pubblicistica dell’ente, trovano applicazione le discipline specifiche che escludono la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato anche per i rapporti di lavoro privato, avendo riguardo all’art. 97 Cost., non alla natura giuridica del rapporto, ma a quella dei soggetti, salvo che una fonte normativa non disponga diversamente per casi particolari (così in motivazione Cass. 17 maggio 2006 n. 11533).

Con l’ottava censura il ricorrente denuncia violazione della L. n. 457 del 1972, art. 8, comma 3, in relazione al CCNL 7 novembre 1991 per gli operai agricoli e florovivaisti. Sostiene, formulando il relativo quesito di diritto, che applicandosi il CCNL denunciato e trattandosi di rapporto di lavoro a tempo indeterminato il licenziamento intimato ad esso ricorrente nel 1993 è illegittimo perchè non risultava impossibile una sua diversa uti1izzazione.

Il motivo non merita accoglimento.

Infatti la critica muove dal presupposto che si tratti di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, mentre tanto è, in ragione delle considerazioni innanzi svolte, escluso dalla sentenza impugnata la quale, come rilevato, è rimasta intangibile in punto di accertata natura temporanea del rapporto di lavoro dedotto in giudizio e d’inapplicabilità del denunciato CCNL per gli operai agricoli e florovivaisti.

Con il nono motivo il ricorrente, allegando violazione degli artt. artt. 112 e 359 c.p.c., nonchè dell’art. 2112 c.c., chiede, ex art. 366 bis c.p.c., se la Corte di Appello aveva l’obbligo di pronunciarsi sul vincolo di solidarietà ex art. 2112 c.c., tra Regione Puglia e Consorzio e se va riconosciuto il predetto vincolo per avvenuto trapasso di azienda, con i medesimi beni organizzati e il medesimo personale, ed in attuazione della L.R. n. 15 del 1994, anche relativamente ai crediti da lui vantati nei confronti della Regione e riferiti ad epoca antecedente al predetto trapasso di gestione.

La censura deve ritenersi assorbita risultando infondati i motivi di ricorso che precedono e tanto rende ultronea, così come implicitamente ritenuto dalla Corte del merito, qualsiasi considerazione in merito alla invocata solidarietà (Cfr. per analogo assorbimento di simili questioni sulla base delle ragioni fondanti la presente decisione: Cass. 17 maggio 2006 n 11533 cit.).

In base alle esposte considerazioni, in conclusione, il ricorso va rigettato.

Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità liquidate in favore di ciascuna parte in Euro 2040,00 di cui Euro 2000,00 per onorario oltre I.V.A., C.P.A. e spese generali.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 19 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 7 luglio 2011

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