Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14961 del 20/07/2016

Cassazione civile sez. VI, 20/07/2016, (ud. 09/06/2016, dep. 20/07/2016), n.14961

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Uliana – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – rel. Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12431/2015 proposto da:

C.B., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA SANTORRE DI

SANTAROSA 30 SC F2, presso la Dr.ssa CRISTIANA CAMODECA,

rappresentata e difesa dall’avvocato FRANCO CAMODECA, giusta procura

a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

ENEL DISTRIBUZIONE SPA, (CF (OMISSIS)) – società con socio unico

soggetta a direzione e coordinamento di Enel Spa -, in persona del

suo procuratore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CHISIMAIO

29, presso lo studio dell’avvocato OLIVIA POLIMANTI, rappresentata e

difesa dagli avvocati MARCO MAMMOLITI, GIANCARLO POMPILIO, giusta

procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 320/2015 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO

del 24/02/2015, depositata il 04/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

09/06/2016 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCO DE STEFANO.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. – E’ stata depositata in cancelleria relazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., datata 18.3.16 e regolarmente notificata ai difensori delle parti, relativa al ricorso avverso la sentenza della Corte di appello di Catanzaro, n. 320 del 4.3.15, del seguente letterale tenore:

“1. – C.B. ricorre – affidandosi a quattro motivi – a questa Corte per conseguire la cassazione della sentenza indicata in epigrafe, con cui è stato accolto l’appello della Enel Distribuzione srl avverso il rigetto dell’opposizione contro il decreto ingiuntivo conseguito dalla prima ai sensi dell’art. 614 c.p.c., per le spese di un’annosa esecuzione per obblighi di fare, per ritenuta non tardività della domanda e carenza di prova sull’effettività degli esborsi.

Resiste con controricorso l’intimata.

2. – Il ricorso va trattato in camera di consiglio – ai sensi degli artt. 375, 376 e 380-bis c.p.c. – parendo potervi essere accolto per quanto di ragione, per manifesta fondatezza benchè alla stregua di principi generali ed in assenza di specifici precedenti giurisprudenziali.

3. – La ricorrente si duole: col primo motivo, di nullità del procedimento per violazione degli artt. 642 e 645 c.p.c., per essere stata notificata l’opposizione a decreto ingiuntivo oltre il quarantesimo giorno, non potendo computarsi la sospensione feriale dei termini; col secondo motivo, di ultrapetizione per non essersi mai doluta l’ENEL della mancanza di prova dell’avvenuto pagamento delle somme reclamate con il ricorso originario per decreto ingiuntivo; col terzo motivo, di violazione del divieto di proporre nuove eccezioni in appello, ove a queste potesse riferirsi una difesa in tal senso dell’opponente originaria; col quarto motivo, di motivazione contraddittoria, individuata nell’accertamento dell’inadempimento dell’obbligo di ENEL distribuzione e di un effettivo espletamento di attività esecutiva, con sostanziale vanificazione del diritto del creditore a vedersi rimborsate le spese necessarie. La controricorrente contesta partitamente tutti i motivi.

4. – Ha carattere assorbente la prima censura, che pare fondata.

4.1. La ratio dell’esclusione delle cause cognitive in materia esecutiva dalla sospensione feriale dei termini (di cui della L. 7 ottobre 1969, n. 742, artt. 1 e 3, nella parte in cui richiamano del R.D. 30 gennaio 1941, n. 12, art. 92) riposa, per pacifica giurisprudenza di legittimità, nell’esigenza di un sollecito soddisfacimento delle ragioni creditorie (Cass. Sez. Un., 3 maggio 2010, n. 10617): quest’ultimo certamente potendo ravvisarsi, nell’esecuzione forzata in forma specifica e per la peculiarità della sua struttura procedimentale (in cui gli organi esecutivi prestano la loro assistenza sostitutiva della mancata cooperazione del debitore inadempiente, ma pur sempre appunto previa anticipazione dei necessari esborsi da parte di chi ha comunque visto frustrato il pieno diritto ad averla prestata in proprio favore), anche nel rimborso delle anticipazioni – non importa se ingenti o meno – che il creditore è stato costretto a sopportare per rendere concreto ed effettivo il soddisfacimento stesso in forma specifica.

4.2. In sostanza, ogni controversia sulle spese per l’esecuzione in forma specifica – pur avendo ormai per definizione ad oggetto una somma di denaro – completa in modo indefettibile la tutela del creditore e partecipa quindi della funzione di ogni altra parentesi cognitiva endoesecutiva, relativa cioè alle questioni di diritto che insorgano a margine o in occasione della procedura esecutiva in senso stretto, quale loro necessario complemento o integrazione, necessitata dalla condotta di contestazione di uno dei soggetti del processo esecutivo. Del resto, pure quando delle opposizioni esecutive residui contestazione soltanto sulle spese di lite di quel giudizio la giurisprudenza ammette l’esclusione dalla sospensione feriale dei termini ogniqualvolta permanga contestazione sulla situazione attiva in base alla quale il creditore sia stato costretto ad agire (Cass., ord. 15 ottobre 2013, n. 23410; Cass., ord. 19 marzo 2010, n. 6672; Cass. 25 giugno 2003, n. 10132): situazione alla quale può ricondursi quella della quantificazione dei costi dell’eliminazione delle conseguenze dell’inadempimento da parte del debitore, quando tale eliminazione debba avere luogo di necessità a mezzo dell’ulteriore momentaneo sacrificio del creditore, che rimane tale in virtù dell’originaria obbligazione di fare o di non fare inadempiuta, anche quanto alle spese per conseguirne la forzata (e forzosa) esecuzione. Nè rileverebbe che l’attività tipica dell’esecuzione in forma specifica parrebbe ormai esaurita, visto che il soddisfacimento del creditore è stato fino a quel momento solo parziale, in dipendenza del fatto che egli è stato pur sempre costretto ad anticipare i costi di quelle attività invece pervicacemente rifiutate dal debitore inadempiente.

4.3. Deve quindi proporsi al Collegio di applicare il principio generale suddetto anche alla fattispecie in esame, nei sensi che seguono: poichè anch’essa è finalizzata al sollecito soddisfacimento delle ragioni creditorie, costituendo il ristoro delle anticipazioni cui il creditore è stato pur sempre costretto dall’inadempimento del debitore l’indefettibile complemento di una effettiva tutela delle ragioni del primo, anche l’opposizione al decreto ingiuntivo emesso ai sensi dell’art. 614 c.p.c., è soggetta alla regola dell’esclusione dalla sospensione feriale dei termini prevista della L. 7 ottobre 1969, n. 742, artt. 1 e 3, nella parte in cui richiamano del R.D. 30 gennaio 1941, n. 12, art. 92; con la conseguenza che è tardiva l’opposizione proposta in violazione del termine di quaranta giorni, se maggiorato di quello di sospensione feriale.

4.4. E, poichè nella specie il decreto ingiuntivo è stato pacificamente notificato il 6.9.05 e l’opposizione fu notificata il 24.10.05, il termine previsto dagli artt. 641 e 642 c.p.c. – di quaranta giorni – è stato violato ed il decreto ingiuntivo reso ai sensi dell’art. 614 c.p.c., andava dichiarato esecutivo per mancata tempestiva opposizione, ai sensi del successivo art. 647: nel qual caso si prospetta possibile anche una decisione nel merito ai sensi dell’art. 384 c.p.c..

5. – Resta peraltro impregiudicata la disamina di ogni altra questione, in rito e nel merito, come quella degli effetti delle contestazioni del debitore inadempiente sull’ambito dell’onere probatorio in capo al creditore nella peculiare azione seguita all’opposizione al decreto ai sensi dell’art. 614 c.p.c., in dipendenza della ricostruzione dell’azione stessa come ordinario giudizio di primo grado con inversione meramente processuale del ruolo delle parti, ma pur sempre funzionalizzata al ristoro di spese certamente sostenute e quindi ad un credito certo almeno in punto di an debeatur”.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

2. – Non sono state presentate conclusioni scritte, ma la ricorrente ha presentato duplice memoria, pur non comparendo alcuno in camera di consiglio per essere ascoltato.

3. – A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, ritiene il Collegio di condividere i motivi in fatto e in diritto esposti nella su trascritta relazione e di doverne fare proprie le conclusioni, avverso le quali del resto nessuna delle parti ha ritualmente mosso alcuna critica osservazione.

4. – In particolare, la manifesta fondatezza del ricorso discende dalla piana applicazione di principi generali della materia esecutiva, adeguatamente riassumibili nel seguente principio di diritto: poichè anche l’opposizione al decreto ingiuntivo emesso ai sensi dell’art. 614 c.p.c., per il recupero delle spese dell’esecuzione per obblighi di fare o di non fare è finalizzata al sollecito soddisfacimento delle ragioni creditorie, costituendo il ristoro delle anticipazioni, cui il creditore è stato costretto dall’inadempimento del debitore, l’indefettibile complemento di una effettiva tutela delle ragioni del primo, anche tale opposizione è soggetta alla regola dell’esclusione dalla sospensione feriale dei termini prevista della L. 7 ottobre 1969, n. 742, artt. 1 e 3, nella parte in cui richiamano del R.D. 30 gennaio 1941, n. 12, art. 92; ne discende che è tardiva l’opposizione avverso quel decreto ingiuntivo, la quale sia stata proposta in violazione del termine di quaranta giorni, da computarsi senza tenere conto della maggiorazione per la sospensione feriale.

5. – Pertanto, ai sensi degli artt. 380-bis e 385 c.p.c., il ricorso va accolto e può pure pronunziarsi nel merito, per l’evidente tardività dell’originaria opposizione dispicgata dal debitore ENEL avverso il decreto ingiuntivo n. 186, emesso il 27.8.05 dal tribunale di Rossano ai sensi dell’art. 614 c.p.c. e per spese e competenze della procedura esecutiva iscritta al n. 99/00 r.g.e., notificato il 6.9.05.

6. – Quanto alle spese dell’intero giudizio, esse non possono che conseguire alla soccombenza dell’odierna controricorrente, secondo la liquidazione di cui in dispositivo.

7. – Non può, infine ed in quanto il ricorso è accolto, trovare applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, in tema di contributo unificato per i gradi o i giudizi di impugnazione.

PQM

La Corte:

– accoglie il ricorso;

– cassa la gravata sentenza;

– decidendo nel merito, dichiara inammissibile l’opposizione avverso il decreto ingiuntivo n. 186, emesso il 27.8.05 dal tribunale di Rossano ai sensi dell’art. 614 c.p.c. e per spese e competenze della procedura esecutiva iscritta al n. 99/00 r.g.e. di quell’ufficio, notificato il 6.9.05;

– condanna l’odierna controricorrente, in pers. del leg. rappr.nte p.t., al pagamento delle spese di lite in favore della controparte, liquidate, in ogni caso oltre rimborso contributo unificato, maggiorazione per spese generali, CPA ed IVA nella misura di legge: per il primo grado, in Euro, 2.130,00, di cui Euro 175,00 per altre borsuali; per il secondo grado, in Euro1 2.050,00, di cui Euro 60,00 per altre borsuali per il giudizio di legittimità, in 3.200,00, di cui Euro 200,00 per altre borsuali;

– ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, come modif. dalla L. n. 228 del 2012, dà ano della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 9 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 20 luglio 2016

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