Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14952 del 20/07/2016


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Cassazione civile sez. lav., 20/07/2016, (ud. 27/04/2016, dep. 20/07/2016), n.14952

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MACIOCE Luigi – Presidente –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Consigliere –

Dott. TORRICE Amelia – rel. Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 26216/2014 proposto da:

AZIENDA USL ROMA (OMISSIS), P.I. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

CASAL BERNOCCHI 73 SEDE ASL, rappresentata e difesa dall’avvocato

FABIO FERRARA, che la rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

S.G.;

– intimato –

nonchè da:

S.G. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

(OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato PIETRO ASTA, che lo

rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

AZIENDA USL ROMA (OMISSIS);

– intimata –

avverso la sentenza n. 3610/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 14/05/2014 R.G.N. 8491/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

27/04/2016 dal Consigliere Dott. AMELIA TORRICE;

udito l’Avvocato ASTA PIETRO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MASTROBERARDINO Paola, che ha concluso per il rigetto del ricorso

principale inammissibilità o in subordine rigetto dell’incidentale.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Il Tribunale di Roma aveva condannato la AUSL di RM (OMISSIS) a pagare al Dott. S.G. la somma di Euro 167.228,14 a titolo di risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali sofferti da quest’ultimo per effetto della dequalificazione subita a far tempo dal 1995.

2. La Corte di Appello di Roma, adita in via principale dalla AUSL RM (OMISSIS) e in via incidentale dal S., con la sentenza in data 14.5.2014, ha respinto l’appello principale e, in parziale accoglimento dell’appello incidentale, ha condannato la AUSL di Roma (OMISSIS) a pagare al S. la somma di Euro 165.375,00, a titolo di risarcimento del danno alla professionalità, e di Euro 13.832 a titolo di risarcimento del danno alla salute per inabilità temporanea assoluta, oltre alle somme già attribuite dalla sentenza di primo grado.

3. La Corte territoriale ha ritenuto che l’appello principale oltrechè inammissibile ai sensi dell’art. 342 c.p.c., per genericità delle censure formulate, era infondato perchè, ai sensi dell’art. 1228 c.c., il datore di lavoro risponde anche dei fatti dolosi o colposi degli ausiliari e dei dipendenti, di cui si sia avvalso, ogni volta che il fatto lesivo sia stato prodotto o, quanto meno agevolato, da un comportamento riconducibile all’attività lavorativa del dipendente e perchè la chiamata in causa di terzo, concernendo valutazioni di opportunità sull’estensione del contraddittorio ad altro soggetto, è rimessa alla valutazione discrezionale del giudice di primo grado.

4. Con riguardo all’appello incidentale la Corte territoriale ha ritenuto che il diritto del S. al risarcimento dei danni, conseguenti agli inadempimenti consumati dall’Azienda a partire dal novembre 1995, si prescriveva nel termine di dieci anni e che, trattandosi di illecito permanente, il dies a quo decorreva dalla definitiva cessazione della condotta inadempiente, verificatasi solo con il collocamento in quiescenza; che non essendo stato contestato da alcuna delle parti appellanti il parametro individuato dal giudice di primo grado nella misura del 75% della retribuzione mensile, la AUSL RM (OMISSIS) doveva essere condannata a pagare anche l’ulteriore somma di 65.375,00, pari al danno verificatosi tra il novembre 1995 ed il febbraio 2001.

5. La Corte territoriale ha ritenuto fondata la domanda di risarcimento del danno biologico temporaneo, coincidente con il periodo di inabilità temporanea assoluta derivato dalle patologie insorte per effetto delle condotte illecite ascrivibili all’Azienda ed ha liquidato detto danno nell’ importo di Euro 13.832,00. Ha ritenuto infondata la domanda relativa alla valutazione, nell’ambito del danno biologico permanente, della diverticolite intestinale cronica e la domanda di danno patrimoniale per l’impedimento allo svolgimento di attività libero professionale intramoenia dal 1998 al 2005, in quanto non provata.

6. Avverso detta sentenza la Azienda USL Roma (OMISSIS) ha proposto ricorso per cassazione ffidato a tre motivi.

7. Il S. ha resistito con controricorso ed ha, a sua volta, proposto ricorso incidentale affidato a due motivi.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

8. Il ricorso principale. 9. Con il primo motivo l’Azienda denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, lamentando che la Corte territoriale, nel respingere la richiesta di chiamata in causa del terzo Prof. C.F., autore delle aggressioni e dei comportamenti mobbizzanti in danno del S., non avrebbe tenuto conto del fatto che la posizione apicale del primo escludeva la responsabilità di essa ricorrente nella causazione dei danni lamentati dal S..

10. Con il secondo motivo l’Azienda denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione degli artt. 2049 e 1228 c.c. e delle norme di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001, sostenendo che non sarebbe configurabile a carico di essa ricorrente la responsabilità per “culpa in vigilando”, ai sensi dell’art. 2049 c.c., sul rilievo che la condotta posta in essere dal C., ispirata da intenti personali ed egoistici ed animata da rancore, avrebbe reciso il rapporto di immedesimazione organica tra il C. ed essa ricorrente.

11. Con il terzo motivo l’Azienda denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione degli artt. 106 e 269 c.p.c., sostenendo che l’art. 269 c.p.c., nel testo novellato della L. n. 353 del 1990, art. 29, impone adeguata valutazione del diritto di difesa del convenuto che formuli la richiesta. Deduce che la chiamata in causa del terzo C. avrebbe reso meno difficoltosa e problematica l’azione di regresso nei confronti di quest’ultimo.

12. I motivi del ricorso incidentale 13. Con il primo motivo il S. denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., per omesso esame di una parte della domanda, e dell’art. 115 c.p.c., comma 1 e art. 116 c.p.c., per omessa considerazione di tutti gli elementi probatori acquisiti al giudizio e degli artt. 2727 e 2729 c.c..

14. Lamenta che la Corte territoriale avrebbe omesso di statuire e di motivare in ordine alle domande sul danno da perdita di chances e sul danno esistenziale, assumendo che il termine “fatto” al quale fa riferimento l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, indica non solo ogni punto della domanda, ma anche ogni prova che la norma pone a fondamento della decisione e che l’omissione della prova costituisce anche violazione dell’art. 115 c.p.c..

15. Con il secondo motivo il S. denunzia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione o falsa applicazione degli artt. 2049, 2103, 2087, 1226 e 2059 c.c., per mancato accoglimento delle domande di risarcimento del danno da perdita di chances e del danno esistenziale.

16. Deduce che dalle prove non esaminate era emerso che le valutazioni negative formulate dall’Azienda avevano determinato la mancata attribuzione della funzione di Dirigente della Struttura semplice di pronto soccorso e la metamorfosi relazionale subita da esso S. sia in ambito professionale che privato. Lamenta che i giudici di merito, in violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. e artt. 2727 e 2729 c.c., abbiano fatto ricorso solo parziale alla prova presuntiva.

17. Esame del ricorso principale.

18. I tre motivi di ricorso, da trattarsi congiuntamente, sono inammissibili.

19. La Corte territoriale ha ritenuto che l’appello proposto dalla AUSL, per l’esclusione della sua responsabilità in ordine ai danni causati dalla condotta del C., fosse inammissibile perchè non erano state formulate censure specifiche e puntuali nei confronti delle statuizioni rese sul punto nella sentenza di primo grado (pg. 5 punto 3 della sentenza impugnata). Ha, del pari, ritenuto generiche le censure formulate in relazione al mancato accoglimento, da parte del giudice di primo grado, della richiesta di chiamata in causa del C. (pg. 6 p. 3.1. della sentenza impugnata).

20. Le affermazioni sopra richiamate, che costituiscono, in relazione alle doglianze formulate dall’Azienda nell’appello principale, “rationes decidendi” dalla portata fondante e decisiva della statuizione contenuta nel dispositivo, non sono state oggetto di alcuna censura.

21. Trova, quindi, applicazione il principio secondo cui, ove la sentenza sia sorretta da una pluralità di ragioni, distinte ed autonome, ciascuna delle quali giuridicamente e logicamente sufficiente a giustificare la decisione adottata, l’omessa impugnazione di una di tali ragioni rende inammissibile, per difetto di interesse, la censura relativa alle altre, la quale, essendo divenuta definitiva l’autonoma motivazione non impugnata, non potrebbe produrre in nessun caso l’annullamento della sentenza (Cass. SSUU 7931/2013; Cass. 7838/2015, 3380/2011; Ord. 22753/2011).

22. I due motivi di ricorso incidentale, da esaminarsi congiuntamente, sono inammissibili.

23. Con riguardo al primo motivo, che denuncia impropriamente come vizio ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, quello che, eventualmente, si configura come “error in procedendo”, questa Corte ha ripetutamente affermato che, nel caso della deduzione dei vizio per omessa pronuncia su una o più domande avanzate in primo grado è necessaria, al fine dell’ammissibilità del ricorso per cassazione, la specifica indicazione dei motivi sottoposti al giudice del gravame sui quali egli non si sarebbe pronunciato, essendo in tal caso indispensabile la conoscenza puntuale dei motivi di appello. Nel medesimo senso, si è affermato (Cass. 5538/2016, 17049/2015, 14561/2012), che la parte che impugna una sentenza con ricorso per cassazione per omessa pronuncia su di una domanda, ha l’onere, a pena di inammissibilità per genericità del motivo, di specificare quale sia il “chiesto” al giudice del gravame sul quale questi non si sarebbe pronunciato, non potendosi limitare ad un mero rinvio all’atto di appello, atteso che la Corte di Cassazione non è tenuta a ricercare, al di fuori del contesto del ricorso, le ragioni che dovrebbero sostenerlo, ma può accertarne il riscontro in atti processuali al di fuori del ricorso, sempre che tali ragioni siano state specificamente formulate nello stesso.

24. Nella fattispecie in esame il ricorrente incidentale si è limitato a riportare nel ricorso un passaggio non esauriente dell’atto di appello, e non ha specificato cosa esattamente abbia richiesto alla Corte territoriale, ossia quale tipo di pronuncia abbia domandato in relazione a detto motivo e come la sua domanda fosse stata articolata.

25. In particolare al punto 1.2, pgg. 10 ed 11 del ricorso incidentale, risulta descritto il “petitum” del ricorso di primo grado, e si afferma, poi, che tali richieste vennero ribadite nell’appello incidentale e nelle note finali. Ma il contenuto di detti atti processuali non è riportato, sia pure nei passaggi essenziali, nel ricorso, e nemmeno ne è specificata la sede di produzione. Nel ricorso risultano trascritte solo poche righe “…accertare e dichiarare che l’entità del danno subito dal Dott. S.G. ammonta in luogo dell’importo complessivo di Euro 167.228,14, oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali dalla maturazione al saldo, nel maggior importo complessivo di Euro 1.099.019,20 per le causali esposte in narrativa, ovvero nel diverso importo che sarà ritenuto equo e di giustizia sulla base di una valutazione ex art. 1226 c.c., oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali dalla maturazione al saldo…, nelle quali non v’è traccia delle voci di danno sulle quali si sarebbe consumata l’omessa pronuncia, ma solo l’indicazione di un “quantum” finale cumulativo nel quale non è possibile individuare la domanda di danno per perdita di chances ed esistenziale.

26. L’inammissibilità del primo motivo del ricorso incidentale assorbe le censure formulate nel secondo motivo di ricorso incidentale, con il quale il S. lamenta il mancato accoglimento delle domande di risarcimento del danno da perdita di chances e del danno esistenziale, sul rilievo che gli elementi probatori acquisiti al giudizio proverebbero la loro fondatezza.

27. Le spese del presente giudizio sono compensate in ragione della reciproca soccombenza.

28. Deve darsi atto, ai sensi del del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente principale e del ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13 , comma 1 bis.

PQM

La Corte:

Dichiara inammissibile il ricorso principale;

Dichiara inammissibile il ricorso incidentale;

Dichiara compensate le spese del giudizio di legittimità Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente principale e del ricorrente incidentale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 27 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 20 luglio 2016

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