Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14938 del 14/07/2020

Cassazione civile sez. VI, 14/07/2020, (ud. 27/02/2020, dep. 14/07/2020), n.14938

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – rel. Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5775-2019 proposto da:

BARBERINI HOTEL SRL, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DELLE MILIZIE 22,

presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO FUSILLO, che la

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

ROMA CAPITALE, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA DEL TEMPIO DI GIOVE 21, presso gli Uffici

dell’AVVOCATURA CAPITOLINA, rappresentata e difesa dall’avvocato

DOMENICO ROSSI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4768/1/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del LAZIO, depositata il 05/07/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 27/02/2020 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO

FRANCESCO ESPOSITO.

Fatto

RILEVATO

che:

Con sentenza in data 5 luglio 2018 la Commissione tributaria regionale del Lazio dichiarava inammissibile l’appello proposto dalla Barberini Hotel s.r.l avverso la decisione di primo grado che aveva respinto il ricorso proposto dalla contribuente contro gli avvisi di accertamento emessi da Roma Capitale relativi ad ICI per gli anni 2009, 2010 e 2011. Rilevava la CTR che l’appello era stato notificato a mezzo pec il 22 febbraio 2017, mentre il processo tributario telematico era entrato in vigore nella Regione Lazio solo dal 15 aprile 2017, sicchè la notifica del ricorso doveva ritenersi inesistente e insuscettibile di sanatoria.

Avverso la suddetta sentenza la contribuente ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un motivo.

Resiste con controricorso Roma Capitale.

Sulla proposta del relatore ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. risulta regolarmente costituito il contraddittorio camerale.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con unico mezzo la ricorrente denuncia la violazione dell’art. 156 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la CTR ritenuto inesistente – e non semplicemente nulla o irregolare – la notifica effettuata a mezzo pec nel processo tributario prima della entrata in vigore del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 16 bis.

Il ricorso è infondato.

Ed invero, la decisione impugnata – contrariamente all’assunto della ricorrente – si pone nel solco della consolidata giurisprudenza di questa Corte, dalla quale non v’è motivo di discostarsi, sicchè va disattesa la richiesta di rimessione della causa alla pubblica udienza o alle Sezioni Unite, secondo cui: “In tema di contenzioso tributario, la notifica della sentenza effettuata a mezzo PEC dal difensore del contribuente, munito dell’autorizzazione del Consiglio dell’Ordine di appartenenza, all’Amministrazione finanziaria, in data 5 dicembre 2014, è inesistente e insuscettibile di sanatoria, per cui non è idonea a far decorrere il termine breve per l’impugnazione, atteso che, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 16 bis, comma 3, che richiama il D.M. 23 dicembre 2013, n. 163, le notifiche tramite pec degli atti del processo tributario sono previste in via sperimentale solo a decorrere dal 1 dicembre 2015 ed esclusivamente dinanzi alle commissioni tributarie della Toscana e dell’Umbria, come precisato dal D.M. 4 agosto 2015, art. 16” (Cass. n. 17941 del 2016); “Nel processo tributario, è inammissibile, con conseguente passaggio in giudicato della sentenza impugnata, l’atto di appello notificato a mezzo pec prima dell’entrata in vigore del D.M. 4 agosto 2015, emanato ai sensi della L. n. 53 del 1994, art. 1, secondo periodo, come modificato dal D.L. n. 90 del 2014, art. 46 comma 1, lett. a), n. 2, (conv., con modif., dalla L. n. 114 del 2014), in virtù del principio di specialità in base al quale detto processo è regolato rispetto a quello civile” (Cass. n. 15109 del 2018).

La sentenza impugnata, che ha ritenuto inesistente ed insuscettibile di sanatoria l’appello notificato dalla contribuente a mezzo pec prima della entrata in vigore del processo tributario telematico nella Regione Lazio, va dunque confermata.

In conclusione, il ricorso deve essere rigettato.

Le spese del giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

Rigetta il ricorso.

Condanna la ricorrente al pagamento, in favore di Roma Capitale, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 7.800,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 27 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 14 luglio 2020

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