Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14934 del 20/07/2016


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Cassazione civile sez. I, 20/07/2016, (ud. 14/06/2016, dep. 20/07/2016), n.14934

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPPI Aniello – Presidente –

Dott. DIDONE Antonio – rel. Consigliere –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 24216/2011 proposto da:

HATBORO INVEST TRADE INC. S.A., in persona dei legali rappresentanti

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DI PORTA

PINCIANA 4, presso l’avvocato MARIO SANTARONI, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato FABRIZIO IMBARDELLI, giusta procura

speciale per Notaio MARTINE SCHAEFFER di LUSSEMBURGO del 5.10.2011,

con Apostille n. 1001111006978450 del 6.10.2011;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO SAFWOOD S.P.A., in persona dei Curatori Rag.

D.S., Dott. D.M. e rag. DA.MA.,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CAIO MARIO 27, presso

l’avvocato VINCENZO CUFFARO, che lo rappresenta e difende unitamente

all’avvocato CORRADO SCHIAFFONATI, giusta procura a margine del

controricorso;

– controricorrente –

contro

ROTED S.R.L., PUBBLICO MINISTERO PRESSO LA PROCURA DELLA REPUBBLICA

DEL TRIBUNALE DI PIACENZA, SAFWOOD S.P.A.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 904/2011 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 09/08/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

14/06/2016 dal Consigliere Dott. ANTONIO DIDONE;

udito, per la ricorrente, l’Avvocato SANTARONI MARIO che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso;

udito, per il controricorrente, l’Avvocato CUFFARO VINCENZO che ha

chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni, che ha concluso per il rigetto del ricorso e

condanna alle spese.

Fatto

RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE

1.- Con la sentenza impugnata la Corte di appello di Bologna, dichiarato estinto per rinuncia il reclamo proposto da Vittoria Gandolfi, ha rigettato quello proposto dalla Hatboro Invest Trade inc. s.a. – socia della fallita – avverso la sentenza del Tribunale di Piacenza che aveva dichiarato il fallimento della s.p.a. SAFWOOD su istanza della s.r.l. Roted.

In sintesi la corte di merito ha disatteso le censure con le quali la reclamante aveva contestato i presupposti oggettivi per la dichiarazione di fallimento. Anche se il credito vantato dalla società istante (fondato su contratto di consulenza e incidentalmente accertato come esistente) era inferiore alla soglia di Euro 30.000,00 prevista dalla L. Fall., art. 15, nondimeno dalle informazioni acquisite d’ufficio era emerso che erano stati emessi nei confronti della società diversi decreti ingiuntivi per circa Euro 240.000,00 e la verifica parziale dello stato passivo aveva evidenziato crediti per oltre 43 milioni di Euro.

Sussisteva lo stato di insolvenza, alla luce del conto economico al 30 dicembre 2010 nonchè dello stato patrimoniale, che mostravano sbilanci consistenti. Ciò a prescindere dalla circostanza che a carico della debitrice erano in corso indagini della Guardia di Finanza per evasione di imposte per diversi milioni di Euro, così come comunicato dal pubblico ministero.

1.1.- Contro la sentenza di appello la società reclamante ha proposto ricorso per cassazione affidato a quattro motivi.

Resiste con controricorso il curatore del fallimento mentre non ha svolto difese la società creditrice istante. Nel termine di cui all’art. 378 c.p.c., parte resistente ha depositato memoria.

2.1.- Con il primo motivo la ricorrente denuncia la violazione dell’art. 112 c.p.c., non avendo la corte di merito pronunciato sul motivo di reclamo sub b) con il quale era stata dedotta la violazione della L. Fall., artt. 6 e 15 e la violazione del contraddittorio e del diritto di difesa. Lamentava, in sintesi, che il tribunale avesse acquisito informazioni d’ufficio senza presupposti dell’urgenza richiesti dalla L. Fall., art. 15. Va premesso che “in tema di errores in procedendo, non è consentito alla parte interessata di formulare, in sede di legittimità, la censura di omessa motivazione, spettando alla Corte di cassazione accertare se vi sia stato, o meno, il denunciato vizio di attività, attraverso l’esame diretto degli atti, indipendentemente dall’esistenza o dalla sufficienza e logicità dell’eventuale motivazione del giudice di merito sul punto. Nè il mancato esame, da parte di quel giudice, di una questione puramente processuale può dar luogo ad omissione di pronuncia, configurandosi quest’ultima nella sola ipotesi di mancato esame di domande o eccezioni di merito” (Cass., sez. 1, 10 novembre 2015, n. 22952, m. 637622).

Comunque il motivo è infondato, perchè l’esercizio dei poteri officiosi non esige una previa consultazione delle parti e dal verbale dell’udienza, riportato nel controricorso, risulta il contraddittorio.

2.2.- Con il secondo e il terzo motivo la ricorrente denuncia violazione della L. Fall., art. 15, nonchè vizio di motivazione in ordine all’accertamento del presupposto dell’esistenza di crediti di importo superiore a Euro 30.000,00.

I decreti ingiuntivi erano opposti e a volte addirittura non ancora notificati.

I motivi sono infondati. La L. Fall., art. 15, comma 9, non presuppone un accertamento pieno sul fondamento delle pretese creditorie, ma solo dell’intervenuta scadenza del credito vantato.

Quanto al dedotto dubbio sulla già intervenuta scadenza dei crediti ammessi poi al passivo, incombeva al debitore dimostrare o quantomeno allegare che non fossero scaduti prima del fallimento.

2.3.- Con il quarto motivo la ricorrente denuncia violazione della L. Fall., art. 5 e vizio di motivazione in ordine al ritenuto stato di insolvenza.

La corte avrebbe sovrapposto i concetti di crisi e insolvenza.

Il motivo è inammissibile perchè veicola censure in fatto non deducibi in sede di legittimità.

Nella concreta fattispecie, peraltro, la corte di merito ha motivato diffusamente sull’insolvenza, ritenendola sussistente (dalle informazioni acquisite d’ufficio era emerso che la s.p.a. SAFWOOD era debitrice verso l’Erario per oltre cinque milioni, che erano stati emessi nei confronti della società diversi decreti ingiuntivi e carico della debitrice erano in corso indagini della Guardia di Finanza per evasione di imposte per diversi milioni di Euro, così come comunicato dal pubblico ministero).

Il ricorso, dunque, deve essere rigettato.

Le spese del giudizio di legittimità – liquidate in dispositivo – seguono la soccombenza.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 7.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie e accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 14 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 20 luglio 2016

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