Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14926 del 21/06/2010

Cassazione civile sez. II, 21/06/2010, (ud. 06/05/2010, dep. 21/06/2010), n.14926

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIOLA Roberto Michele – Presidente –

Dott. MAZZIOTTI DI CELSO Lucio – Consigliere –

Dott. GOLDONI Umberto – Consigliere –

Dott. PETITTI Stefano – rel. Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

EDILGIACOMELLI s.r.l., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, via Veneto n. 7, presso

lo studio dell’Avvocato Serges Giovanni, dal quale è rappresentata

e difesa, unitamente all’Avv. Dalla Verità Federico, per procura

speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

R.D.B. s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via Archimede n. 164, presso lo

studio dell’Avvocato Ghiron Giorgio, dal quale è rappresentata e

difesa, unitamente all’Avvocato Cella Michele, per procura speciale

in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Bologna n. 1377/2004,

depositata il 18 novembre 2004;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 6

maggio 2010 dal Consigliere relatore Dott. PETITTI Stefano;

sentito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SCARDACCIONE Eduardo Vittorio, che ha chiesto il rigetto del

ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza in data 28 settembre 2002, il Tribunale di Piacenza, in parziale accoglimento della domanda proposta da R.D.B. s.p.a. nei confronti di Edilgiacomelli s.r.l., per il pagamento del saldo di componenti prefabbricati destinati alla edificazione di una palazzina e di un capannone, condannava Edilgiacomelli s.r.l. al pagamento, in favore dell’attrice, della somma di Euro 99.655,78, oltre agli interessi al tasso annuo, equivalente al prime rate ABI maggiorato di due punti dal 30 novembre 1993 al saldo.

Proponeva appello principale Edilgiacomelli s.r.l., chiedendo che venisse accertato e dichiarato, in via principale, l’inadempimento contrattuale di R.D.B. s.p.a. per i vizi e di difetti dei materiali forniti, con conseguente riduzione del corrispettivo contrattualmente convenuto e, in via subordinata, la risoluzione del contratto per colpa di R.D.B. s.p.a.. Quest’ultima, a sua volta, proponeva appello incidentale lamentando il mancato riconoscimento degli interessi nella misura convenzionale richiesta, pari al tasso del 18% annuo dalle singole scadenze al saldo.

La Corte d’appello di Bologna, con sentenza depositata il 18 novembre 2004, condannava Edilgiacomelli s.r.l. al pagamento della somma di Euro 102.329,02 oltre agli interessi in misura pari al tasso ufficiale di sconto vigente il 5 maggio 1992, maggiorato di cinque punti dal 31 novembre 1993 al saldo, sulla somma di Euro 69.275,73 e agli interessi al tasso legale, dal 16 maggio 1994 al saldo, sulla somma di Euro 33.053,29.

La Corte d’appello, qualificato il contratto intercorso tra le parti come vendita, ha rilevato che il consulente tecnico d’ufficio ha accertato la presenza nei materiali forniti da R.D.B. s.p.a. di: fessurazioni nei pannelli di tamponamento orizzontale della palazzina; fessurazioni nei pannelli di tamponamento verticale del capannone; protesi metallica sulla sommità dei pilastri del capannone. Ha dato altresi atto che, a giudizio del consulente tecnico d’ufficio, i vizi consistenti nelle fessurazioni dei pannelli erano di scarsa entità, mentre il terzo vizio concernente il capannone aveva determinato un danno estetico ed era imputabile a R.D.B. s.p.a., che peraltro ne aveva riconosciuto l’esistenza e aveva provveduto ad eliminarlo. Il medesimo consulente tecnico, ha poi osservato la Corte d’appello, ha determinato l’incidenza negativa del vizio riscontrato nella misura del 4% del valore complessivo del capannone, e quindi nella somma di Euro 30.380,06, che doveva essere detratta da quella, maggiore, ancora dovuta da Edilgiacomelli s.r.l. per la / fornitura dei materiali relativi al capannone, che risultava pertanto di Euro 69.275,73.

La Corte d’appello ha poi ritenuto la Edilgiacomelli s.r.l. tenuta al pagamento dell’indennizzo contrattualmente dovuto nella misura del 2% per ogni mese di ritardo nel ricevimento dei materiali già prodotti e stoccati presso il produttore: indennizzo liquidato in Euro 33.053,29.

Con specifico riferimento alla misura degli interessi, la Corte territoriale ha rilevato che l’art. 3 delle condizioni generali di vendita allegate al contratto, redatte su modulo predisposto da R.D.B. s.p.a. dal legale rappresentante dell’appellante principale, determinava gli interessi da ritardo nei pagamenti rispetto alle scadenze pattuite nella misura del tasso ufficiale di sconto della Banca d’Italia vigente alla data del contratto, maggiorato di cinque punti, mentre nella conferma d’ordine del 2 luglio 1992, non sottoscritta dalle parti, era stabilito che gli interessi per eventuali ritardati pagamenti dovessero essere addebitati in ragione del 18% annuo. In tale contesto, la Corte ha quindi ritenuto che il tasso di interesse da applicare fosse quello extralegale riportato nel contratto, in quanto determinato e approvato per iscritto da entrambe le parti, mentre nessun rilievo poteva essere attribuito alla diversa misura contenuta nella conferma d’ordine.

La Corte confermava infine la statuizione del Tribunale di condanna dalla Edilgiacomelli s.r.l. al pagamento delle spese del giudizio di primo grado, in quanto il mancato pagamento del saldo della fornitura costituiva un grave inadempimento che aveva dato corso alla lite.

Per la cassazione di questa sentenza ricorre Edilgiacomelli s.r.l. sulla base di tre motivi; resiste, con controricorso, R.D.B. s.p.a..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo, la ricorrente deduce vizio di motivazione, per avere la Corte d’appello attribuito ad essa un grave inadempimento che aveva dato corso alla lite, per avere fatto decorrere il calcolo degli interessi dal momento in cui sarebbero giunti a scadenza i pagamenti contrattualmente concordati, per avere determinato l’entità del risarcimento ad essa spettante in misura tale da non tener conto delle risultanze della prova testimoniale e della consulenza tecnica d’ufficio. In particolare, osserva la ricorrente, la sentenza sarebbe viziata in quanto, pur avendo riconosciuto che la fornitura effettuata da R.D.B. era affetta da vizi, i giudici hanno tuttavia affermato che il mancato pagamento del saldo costituiva grave inadempimento; affermazione, quest’ultima, incompatibile con il riconosciuto fondamento dell’actio quanti minoris, non assumendo comunque rilievo scriminante la circostanza che le contestazioni mosse da essa ricorrente fossero state accolte solo in parte.

Con il secondo motivo, la ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 1460 c.c., sostenendo che l’accoglimento, sia pure parziale, della sua domanda, avrebbe dovuto valere ad attribuire legittimità alla sospensione dei pagamenti, posta in essere in applicazione della citata disposizione. Gli interessi, dunque, non avrebbero potuto essere computati da un momento anteriore a quello della sopravvenienza delle condizioni di esigibilità della prestazione. In sostanza, la misura della prestazione dovuta a R.D.B. era stata determinata dalla sentenza, sicchè era essa a fungere da condizione di esigibilità dell’obbligazione di pagamento.

La sentenza impugnata, ad avviso della ricorrente, sarebbe pertanto viziata sia nella parte in cui ha posto a suo carico le spese di entrambi i gradi del giudizio di merito, supponendo un grave inadempimento in realtà escluso dalla stessa sentenza; sia nella parte in cui ha disposto la condanna al pagamento degli interessi nella misura convenzionale dalle singole scadenze anzichè dalla data della sentenza che ha determinato la somma dovuta.

Con il terzo motivo, la ricorrente lamenta omessa e contraddittoria motivazione, nella parte in cui la sentenza impugnata ha accertato che essa ricorrente avrebbe accettato con ritardo la consegna dei materiali forniti da R.D.B., trattandosi di affermazione in realtà sprovvista di alcuna motivazione e per di più contrastante con le risultanze della prova testimoniale.

I primi due motivi di ricorso, che per ragioni di connessione possono essere trattati congiuntamente, sono ammissibili e fondati.

Come si è visto, la Corte d’appello, sulla scorta delle valutazioni espresse dal consulente tecnico d’ufficio, ha riconosciuto la sussistenza dei vizi denunciati dall’appellante principale; e mentre per quelli individuati come fessurazione dei pannelli ha ritenuto che gli stessi non dessero luogo a diminuzione del valore dei materiali forniti da R.D.B. s.p.a., per il vizio concernente l’altezza dei pali del capannone ha provveduto a ridurre l’importo della prestazione ancora dovuta da Edilgiacomelli s.r.l..

Risulta dunque evidente, come esattamente denunciato dalla ricorrente, che la Corte d’appello, nel riconoscere la sussistenza dei vizi e nel ritenere comunque dovuti gli interessi nella misura contrattualmente dovuta e con la decorrenza contrattualmente prevista sulla residua somma dovuta dall’acquirente, si è posta in contrasto con il principio secondo cui “la parte che si avvale legittimamente del suo diritto di sospendere l’adempimento della propria obbligazione pecuniaria a causa dell’inadempimento dell’altra non può essere considerata in mora e non è, perciò, tenuta al pagamento degli interessi moratori e degli eventuali maggiori danni subiti dall’altra parte per il mancato adempimento, nei termini previsti dal contratto, di quanto a lei dovuto, non essendo applicabile l’art. 1224 c.c., che ricollega alla mora del debitore il diritto del creditore al pagamento degli interessi di mora e dei maggiori danni conseguenti all’omesso pagamento della prestazione pecuniaria (nel caso concreto si trattava del mancato pagamento del corrispettivo dell’appalto giustificato dalle difformità e dei vizi dell’opera)” (Cass., n. 8567 del 1996).

E’ vero che “in tema di responsabilità contrattuale, l’exceptio non rite adimpleti contractus di cui all’art. 1460 c.c., comma 2, postula la proporzionalità in relazione all’inadempimento della controparte, da valutarsi non già in rapporto alla rappresentazione soggettiva della parte bensì in termini oggettivi, con riferimento all’intero equilibrio del contratto ed alla buona fede (Cass., n. 58 del 2004). Nei contratti con prestazioni corrispettive, dunque, “quando una delle parti giustifica il proprio inadempimento con l’inadempimento dell’altra ai sensi dell’art. 1460 c.c., occorre procedere alla valutazione comparativa del comportamento dei contraenti con riferimento non solo all’elemento cronologico delle rispettive inadempienze, ma altresì ai rapporti di causalità e di proporzionalità delle stesse rispetto alla funzione economico – sociale del contratto al fine di stabilire se effettivamente il comportamento di una parte giustifichi il rifiuto dell’altra di eseguire la prestazione dovuta, tenendo presente il principio che quando l’inadempimento di una parte non sia grave, il rifiuto dell’altra non è di buona fede e quindi non è giustificato” (Cass., n. 699 del 2000). In proposito, si è ulteriormente chiarito che “la salvaguardia del nesso sinallagmatico tra prestazioni corrispettive da adempiere simultaneamente, riconosciuta a ciascun contraente dall’art. 1460 c.c. mediante la facoltà di sospendere l’adempimento della propria obbligazione fino a quando l’altra parte non adempia, o non offra di adempiere, la propria, non legittima il rigetto delle domande di adempimento del contratto hic et inde proposte se entrambe le parti sollevano l’eccezione inadimplenti non est adimplendum, dovendo invece il giudice valutare, secondo il principio di buona fede e correttezza, in senso oggettivo, quale tra le due condotte, in relazione non soltanto alla relativa successione temporale, ma anche avuto riguardo all’incidenza sulla funzione economico – sociale del contratto, abbia influito sull’equilibrio sinallagmatico dello stesso, in rapporto all’interesse perseguito da ciascuna parte, e perciò abbia legittimato, causalmente e proporzionalmente, la sospensione dell’adempimento dell’altra parte (Cass, n. 16822 del 2003).

Orbene, la Corte d’appello di Bologna, dopo aver accertato la fondatezza della denuncia dei vizi e della domanda di riduzione del prezzo proposta in via principale dalla Edilgiacomelli s.r.l., ha del tutto omesso di considerare l’incidenza di tale accertamento sulla determinazione del contenuto della residua prestazione dovuta dalla medesima società e, per tale aspetto, la sentenza risulta viziata e va quindi cassata.

Si deve solo aggiungere che l’accoglimento per questo aspetto dei due motivi di ricorso assorbe la censura relativa alle spese processuali.

Il terzo motivo è infondato.

La Corte d’appello ha adeguatamente motivato le ragioni per le quali ha ritenuto integrata la fattispecie disciplinata dal contratto con la previsione della penale nella misura del 2% mensile del valore delle merci prodotte e non potute consegnare. In proposito, ha osservato che “la R.D.B. ha soddisfatto l’onere della prova che le incombeva: la documentazione in atti e la prova testimoniale dimostrano l’entità del ritardo nella consegna del materiale e la imputabilità del fatto alla Edil Giacomelli (data di rilascio della concessione edilizia, bolle di consegna, testimonianze rese da S.R., B.L.e A.S.)”.

A fronte di tale motivata conclusione, la ricorrente oppone generiche contestazioni, prive per di più del requisito dell’autosufficienza, e sostanzialmente volte a censurare l’apprezzamento di fatto svolto dal giudice del merito. Ma è noto che il vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione denunciabile con ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 si configura solo quando nel ragionamento del giudice di merito sia riscontrabile il mancato o insufficiente esame di punti decisivi della controversia, prospettati dalle parti o rilevabili d’ufficio, ovvero un insanabile contrasto tra le argomentazioni adottate tale da non consentire l’identificazione del procedimento logico-giuridico posto a base della decisione; tali vizi non possono consistere nella difformità dell’apprezzamento dei fatti e delle prove dato dal giudice del merito rispetto a quello preteso dalla parte, spettando solo al giudice di merito individuare le fonti del proprio convincimento, valutare le prove, controllarne l’attendibilità e la concludenza, scegliere tra le risultanze istruttorie quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione, dare prevalenza all’uno o all’altro mezzo di prova, mentre alla Corte di Cassazione non è conferito il potere di riesaminare e valutare autonomamente il merito della causa, bensì solo quello di controllare, sotto il profilo logico e formale e della correttezza giuridica, l’esame e la valutazione compiuti dal giudice del merito, cui è riservato l’apprezzamento dei fatti (Cass., n. 15489 del 2007).

In conclusione, accolti il primo e il secondo motivo di ricorso e rigettato il terzo, la sentenza impugnata va cassata in relazione ai motivi accolti, con rinvio, per nuovo esame, a una diversa sezione della Corte d’appello di Bologna.

Al giudice del rinvio è demandata altresì la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo e il secondo motivo del ricorso; rigetta il terzo; cassala sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, a una diversa sezione della Corte d’appello di Bologna.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Seconda Sezione Civile della Corte suprema di Cassazione, il 6 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 21 giugno 2010

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