Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14925 del 21/06/2010

Cassazione civile sez. II, 21/06/2010, (ud. 06/05/2010, dep. 21/06/2010), n.14925

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIOLA Roberto Michele – Presidente –

Dott. MAZZIOTTI DI CELSO Lucio – Consigliere –

Dott. GOLDONI Umberto – Consigliere –

Dott. PETITTI Stefano – rel. Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

FALLIMENTO DELL’IMPRESA RAVASIO GIUSEPPE & FIGLI s.n.c., in

persona

del curatore, elettivamente domiciliato in Roma, Piazzale Clodio n.

1, presso lo studio dell’Avvocato Gaito Virgilio, dal quale è

rappresentato e difeso, unitamente all’Avv. Algani Aldo, per procura

speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

D.G. IN G., G.L., D.A.,

DR.GI., DR.GE., T.S. IN L.,

D.O., M.G.;

– intimati –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Brescia n. 15/2004,

depositata il 10 gennaio 2004;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 6

maggio 2010 dal Consigliere relatore Dott. PETITTI Stefano;

sentito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SCARDACCIONE Eduardo Vittorio, che ha chiesto l’accoglimento del

ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte d’appello di Brescia, accogliendo il gravame proposto dal Fallimento della Impresa Ravasio Giuseppe & Figli s.n.c. avverso la sentenza del Tribunale di Bergamo, che aveva accolto solo in parte la domanda proposta dalla Impresa in bonis – riassunta dalla curatela a seguito della dichiarazione di fallimento – volta ad ottenere la condanna di D.G. IN G., G.L., D. A., DR.GI., DR.GE., T.S. IN L., D.O., M.G. al pagamento del saldo dei lavori di costruzione di un fabbricato, condannava gli appellati al pagamento della maggior somma di Euro 73.628,00 oltre agli interessi legali dal 16 dicembre 1990 al saldo. La Corte d’appello provvedeva altresì a nuova regolamentazione delle spese dei due gradi di giudizio.

Per quanto ancora qui rileva, la Corte d’appello determinava gli interessi nella misura legale, come del resto aveva già fatto il Tribunale senza che, sul punto, il Fallimento avesse sollevato rilievi di sorta.

Per la cassazione di questa sentenza ricorre il Fallimento dell’Impresa Ravasio Giuseppe & Figli s.n.c. sulla base di due motivi; gli intimati non hanno svolto attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo, il ricorrente deduce violazione dell’art. 112 c.p.c., lamentando l’omessa pronuncia, da parte della Corte d’appello, sulla domanda di riconoscimento degli interessi composti ai sensi dell’art. 1283 c.c..

Il ricorrente ricorda che anche nel giudizio di appello aveva chiesto che l’importo da corrispondersi fosse accresciuto degli interessi semplici dal dovuto, e degli interessi composti dalla domanda al saldo, mentre la Corte d’appello ha statuito solo l’obbligo del pagamento degli interessi semplici con decorrenza non dalla domanda ma dal 16 dicembre 1990, omettendo invece ogni statuizione in ordine alla richiesta di interessi composti.

Il motivo è infondato.

Non sussiste, infatti, il denunciato vizio di omessa pronuncia, giacchè la Corte d’appello ha espresso le ragioni per le quali ha riconosciuto al Fallimento i soli interessi legali dalla data indicata al saldo; e tali ragioni consistono in ciò che la misura degli interessi aveva formato oggetto di decisione da parte del Tribunale, sia pure sulla minor somma allora ritenuta dovuta, e sul punto la ricorrente non aveva proposto alcuno specifico motivo di gravame. E tale affermazione della Corte d’appello non è stata censurata dal ricorrente, il quale si è limitato a prospettare il vizio di omessa pronuncia, ma non ha dedotto di aver censurato la statuizione del Tribunale sul punto.

Con il secondo motivo, il ricorrente denuncia violazione dell’art. 91 c.p.c., per avere la sentenza impugnata trascurato, nella liquidazione delle spese processuali in suo favore, le spese delle consulenze tecniche d’ufficio e di parte. La sentenza di primo grado, invero, pose a carico di entrambe le parti le spese liquidate al c.t.u., mentre la stessa Corte d’appello, con ordinanza in data 19 aprile 2000, ha liquidato le spese in favore di altro c.t.u., ponendole a carico del Fallimento che, da parte sua, ha sostenuto le spese per il consulente tecnico di parte. Orbene, osserva il ricorrente, la Corte d’appello, pur condannando gli appellati al pagamento delle spese processuali dei due gradi, nulla ha statuito in ordine alle spese di consulenza tecnica, pure anticipate dal fallimento.

Il motivo è fondato e va accolto.

La sentenza impugnata, invero, a seguito della nuova determinazione della somma dovuta al fallimento, ha proceduto a nuova liquidazione delle spese dei due gradi di giudizio, ma ha del tutto omesso ogni statuizione in ordine alla regolamentazione delle spese di consulenza tecnica d’ufficio. Nè, in assenza di ogni statuizione sul punto, può ritenersi che la Corte d’appello abbia inteso porre a carico degli appellati anche le spese di consulenza tecnica d’ufficio, e ciò sia perchè il Tribunale aveva provveduto ad una specifica regolamentazione delle spese di consulenza tecnica d’ufficio in dispositivo, sia perchè nel corso del giudizio di appello è stata espletata una seconda consulenza tecnica d’ufficio, le cui spese sono state poste provvisoriamente a carico del Fallimento. In mancanza di una specifica determinazione da parte della Corte di appello sul punto, sussiste quindi la denunciata violazione, del principio per cui “viola l’art. 91 c.p.c. la disposizione del giudice che pone parzialmente a carico della parte totalmente vittoriosa il compenso liquidato a favore del C.T.U. o del custode giudiziario perchè neppure in parte essa deve sopportare le spese di causa, nè rileva che siano state compensate tra le parti le spese giudiziali” (Cass., n. 3237 del 2000; Cass, n. 6432 del 2002; Cass., n. 6391 del 2007).

Il secondo motivo va quindi accolto con conseguente cassazione della sentenza impugnata In parte qua, con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Brescia perchè provveda a nuova liquidazione delle spese di consulenza tecnica d’ufficio sostenute dalle parti nel corso del giudizio.

Al giudice di rinvio è demandata altresì la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il primo motivo di ricorso, accoglie il secondo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, ad altra sezione della Corte d’appello di Brescia.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Seconda Sezione Civile della Corte suprema di Cassazione, il 6 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 21 giugno 2010

 

 

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