Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14872 del 06/07/2011

Cassazione civile sez. lav., 06/07/2011, (ud. 31/05/2011, dep. 06/07/2011), n.14872

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE RENZIS Alessandro – Presidente –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. MORCAVALLO Ulpiano – rel. Consigliere –

Dott. BRONZINI Giuseppe – Consigliere –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 16738/2009 proposto da:

M.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE G.

MAZZINI 134, presso lo studio dell’avvocato SADURNY CLAUDIO, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato BONARDO FRANCO e

CORRADO GUARMERI giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

ARCESE TRASPORTI S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA POMPEO MAGNO 1,

presso lo studio dell’avvocato ZINCONE ANDREA, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato SCHERINI GIORGIO, giusta delega in

atti;

– controricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 792/2008 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 27/08/2008 r.g.n. 332/08;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

31/05/2011 dal Consigliere Dott. ULPIANO MORCAVALLO;

udito l’Avvocato GIANNA COLASANTI per delega CLAUDIO SADURNY;

udito l’Avvocato SCHERINI GIORGIO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.

BASILE Tommaso che ha concluso per il rigetto di entrambi i ricorsi.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Con la sentenza qui impugnata la Corto d’appello di Torino, in riforma della decisione di primo grado, dichiarava l’illegittimità del licenziamento intimato in data 18 ottobre 2006 a M. C., dipendente della Arcese Trasporti s.p.a., per sopravvenuta inidoneità alle mansioni di autista internazionale e, per l’effetto, condannava la società datrice di lavoro al risarcimento dei danni liquidati in cinque mensilità dell’ultima retribuzione di fatto. In particolare, la Corte di merito rilevava che: l’effettuazione della visita medica, che aveva accertato la inidoneità, presso una struttura pubblica non impediva l’impugnazione giudiziale; a prescindere, peraltro, dalla sussistenza, o meno, della idoneità fisica allo svolgimento delle mansioni, la società non aveva assolto all’onere di provare la impossibilità di reimpiego, che. d’altra parte, era risultato nel corso del giudizio che presso la Arcese Trasporti venivano impiegati numerosi dipendenti con funzioni diverse da quelle di autista; la domanda era stata “ridotta” in udienza da parte del lavoratore, sì che doveva farsi luogo esclusivamente al risarcimento del danno, pari a cinque mensilità di retribuzione.

2. Avverso questa decisione il M. propone ricorso per cassazione con due motivi di impugnazione: la società Arcese Trasporti s.p.a. resiste con controricorso e propone ricorso incidentale, anch’essa con due motivi, cui il lavoratore resiste, a sua volta, con controricorso. La società ha anche depositato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. In via preliminare, i ricorsi devono essere riuniti, ai sensi dell’art. 335 c.p.c., perchè proposti avverso la stessa sentenza.

2. Il ricorso principale si articola in due motivi.

2.1. Con il primo motivo, denunciando violazione dell’art. 112 c.p.c. e vizio di motivazione, il lavoratore lamenta che la Corte di merito, nel dichiarare l’illegittimità del recesso, abbia omesso di pronunciare sulla domanda di reintegrazione nel posto di lavoro, puntualmente proposta e mai abbandonata nel corso del giudizio (la riduzione della domanda riguardando solo l’entità del risarcimento in ragione dell’aliunde perceptum).

2.2. Con il secondo motivo si lamenta, ugualmente, la mancata reintegrazione, sotto il profilo della violazione della L. n. 300 del 1970, art. 18 e del vizio di motivazione.

3. Il ricorso incidentale si articola, anch’esso, in due censure.

3.1. Con il primo motivo, denunciando violazione del D.Lgs. n. 626 del 1994, art. 17 e vizio di motivazione, si sostiene che il giudizio di inidoneità fisica emesso dalla commissione medica prevista da tale norma precludeva un diverso accertamento in sede giudiziale; il giudice di merito, comunque, aveva anche omesso alcun accertamento in ordine alla inidoneità.

3.2. Col secondo motivo, denunciando violazione degli art. 414 c.p.c. e L. n. 604 del 1966, art. 5 si sostiene che la datrice di lavoro era sollevata dall’onere di provare l’impossibilità di reimpiego in altre mansioni, che sarebbe spettato al lavoratore indicare le mansioni equivalenti disponibili e allegare la propria disponibilità allo svolgimento delle medesime.

4. Per ordine logico delle questioni proposte, deve esaminarsi dapprima il ricorso incidentale, in quanto relativo alla legittimità, o meno, del licenziamento.

1.1. Tale ricorso non è fondato in alcun profilo.

4.1.1. La censura relativa all’ammissibilità del giudizio di inidoneità fisica, nonchè all’omesso accertamento delle condizioni fisiche del lavoratore, è inammissibile per inconferenza rispetto al decisimi, poichè la decisione della Corte d’appello ha ritenuto, esplicitamente, di prescindere dalla sussistenza, o meno, di tale inidoneità, essendo assorbente, in ogni caso, il mancato assolvimento dell’onere di reimpiego.

4.1.2. La censura relativa a tale onere è priva di fondamento, in quanto, per la consolidata giurisprudenza di questa Corte, richiamata dalla stessa ricorrente, in caso di licenziamento illegittimo per giustificato motivo il datore di lavoro ha l’onere di provare l’impossibilità di reimpiego in altre mansioni (cfr., da ultimo, Cass. n. 8832 del 2011). mentre al lavoratore non può addossarsi altro onere che quello di allegazione della nuova possibilità di lavoro, dovendosi, appunto, tener conto dei concreti aspetti della vicenda e delle allegazioni del lavoratore attore in giudizio (cfr.

Cass. n. 15500 del 2009). E’ invece inammissibile la configurazione di oneri ulteriori, come L’indicazione degli specifici posti disponibili, che presupporrebbe la necessaria conoscenza dei complessivi assetti aziendali e renderebbe difficoltosa l’allegazione in giudizio riguardo alla possibilità di essere occupato in mansioni diverse da quelle originarie, divenuti; incompatibili con le condizioni fisiche del prestatore. Nella specie, d’altra parte, non risulta che la datrice di lavoro abbia contestato le modalità dell’allegazione, risultando, invece, dalla decisione qui impugnata, l’assoluta genericità delle deduzioni e delle articolazioni istruttorie di parte datoriale riguardo alla questione del reimpiego.

Infine, l’accertamento della Corte di merito in ordine alla effettiva possibilità di diversa occupazione del dipendente è preciso, specifico e puntuale, essendo emersa, in particolare, la disponibilità in azienda di un gran numero di posti non comportanti mansioni di autista.

1.1.3. Il ricorso incidentale è pertanto rigettato.

F). L’esame congiunto dei motivi del ricorso principale rivela la fondatezza delle censure proposte dal lavoratore, nei limiti delle considerazioni seguenti.

La statuizione di condanna a cinque mensilità di retribuzione consegue, nella decisione impugnata, alla constatazione della avvenuta riduzione della domanda, ma non viene specificato se tale riduzione abbia riguardato anche la originaria richiesta di reintegrazione, ovvero solo l’entità del risarcimento (in relazione al riconoscimento attoreo dell’aliunde perceptim); in ogni caso, la qualificazione del residuo petitum come mera pretesa risarcitoria avrebbe richiesto una qualche valutazione, in ordine alla configurazione della volontà espressa dalla parte, ai fini della effettività della tutela richiesta, specialmente nell’ambito di un giudizio vertente sulla tutela reale del prestatore, divenuto fisicamente inidoneo allo svolgimento delle mansioni lavorative.

6. Ne consegue che per tale ultimo profilo il ricorso principale è accolto e la decisione impugnata è cassata, con rinvio della causa alla stessa Corte d’appello, in diversa composizione. Lo stesso giudice di rinvio pronuncerà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte, riuniti i ricorsi, accoglie quello principale e rigetta l’incidentale, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Torino, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 31 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 6 luglio 2011

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA