Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1487 del 20/01/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 20/01/2017, (ud. 30/11/2016, dep.20/01/2017),  n. 1487

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21288-2015 proposto da:

A.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FEDERICO

CONFALONIERI 5, presso lo studio dell’avvocato LUIGI MANZI, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato GIOVANNI MACCAGNANI

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE DI VERONA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1239/15/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DISTACCATA di VERONA del 28/04/2014, depositata il

11/07/2011;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

30/11/2016 dal Consigliere Dott. PAOLA VELLA;

udito l’Avvocato C.G., per delega dell’Avvocato

M.L., difensore del ricorrente, che chiede l’accoglimento del

ricorso.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione ex art. 380-bis c.p.c., esaminata la memoria difensiva di parte ricorrente e disposta la motivazione in forma semplificata, osserva quanto segue.

1. Con unico motivo di ricorso, il contribuente lamenta la “violazione e/o falsa applicazione della L. n. 211 del 1990, art. 3 e L. n. 212 del 2000, art. 7″, per non avere la C.T.R. ritenuto nullo l’atto impositivo, nonostante fosse provvisto di una motivazione tautologica.

2. Il motivo risulta manifestamente infondato.

3. Il giudice d’appello ha invero osservato, con riguardo alla presunta carenza di motivazione dell’atto impugnato… che i puntuali riferimenti alle caratteristiche dell’immobile consentono di individuare l’iter logico seguito e di consentire una puntuale difesa come nel caso di specie, del resto, si è verificato”.

4. In effetti, il testo riportato a pag. 6 dello stesso ricorso attesta la sufficienza delle indicazioni contenute nell’atto impositivo, laddove si precisa che “l’ufficio non ha concesso l’invocato beneficio agevolativo richiesto per mancanza dei requisiti oggettivi di cui alla nota 2 bis dell’art. 1, comma 1 suddetto, trattandosi un immobile considerato di lusso ai sensi del D.M. 2 agosto 1969 e precisamente di villa situata nel comune di Garda composta da appartamento a piano terra e piano scantinato, piscina e circostanze area di pertinenza di mq. 1334, nonchè mansarda parzialmente al grezzo al piano primo ed altro terreno circostante adibito a giardino di comlessivi mq. 3.602”. L’esplicito riferimento alle caratteristiche di lusso dell’immobile rende invero irrilevante la mancata indicazione del relativo articolo DM cit., risultando del tutto chiara ed inequivocabile la contestazione mossa al contribuente.

5. Al rigetto del ricorso segue la condanna alle spese del giudizio di legittimità, liquidate in dispositivo. Ricorrono i presupposti di legge per il raddoppio del contributo unificato.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 6.000,00 per compensi, oltre a spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 30 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 20 gennaio 2017

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