Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14864 del 06/07/2011

Cassazione civile sez. lav., 06/07/2011, (ud. 24/05/2011, dep. 06/07/2011), n.14864

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIDIRI Guido – Presidente –

Dott. BANDINI Gianfranco – rel. Consigliere –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – Consigliere –

Dott. CURZIO Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 6608-2009 proposto da:

INARCASSA – CASSA NAZIONALE DI PREVIDENZA ED ASSISTENZA PER GLI

INGEGNERI ED ARCHITETTI LIBERI PROFESSIONISTI, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

BOCCA DI LEONE 78, presso lo studio dell’avvocato LUCIANI MASSIMO,

che la rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

C.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ATTILIO REGOLO

12, presso lo studio dell’avvocato STILE LUCIO, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato MUSUMECI MIMI1 ALBERTO, giusta delega

in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4817/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 06/03/2009 r.g.n. 68/02;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

24/05/2011 dal Consigliere Dott. GIANFRANCO BANDINI;

udito l’Avvocato LUCIANI MASSIMO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.

MATERA Marcello che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 9.6.2005 – 6.3.2008 la Corte d’Appello di Roma, accogliendo parzialmente l’impugnazione avverso la pronuncia di prime cure proposta da C.F. nei confronti della Inarcassa – Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti, dichiarò non dovute, per intervenuta prescrizione, le somme pretese dall’Inarcassa quali sanzioni, con interessi, riferite “solo agli anni indicati nella misura antecedente al 1993 e 1994”.

A sostegno del decisum, per ciò che qui specificamente ancora rileva, la Corte territoriale ritenne che il credito per sanzioni civili fosse assoggettato allo stesso regime prescrizionale dei contributi in riferimento ai quali era sorto e che, nella specie, il termine di prescrizione applicabile fosse quello di cui alla L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 9, lett. a), ridotto a quinquennale a decorrere dal 1 gennaio 1996.

Avverso tale sentenza della Corte territoriale l’Inarcassa ha proposto ricorso per cassazione fondato su un motivo e illustrato con memoria.

L’intimato C.F. ha resistito con controricorso, eccependo altresì l’inammissibilità del ricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo la ricorrente denuncia violazione di norme di legge (L. n. 335 del 1995, art. 3, commi 9 e 10; L. n. 6 del 1981, art. 16, art. 17, comma 4, e art. 18), nonchè vizio di motivazione, assumendo che il regime prescrizionale di cui alla L. n. 335 del 1995 riguarda solo i contributi previdenziali e non trova applicazione per le somme dovute a titolo di sanzioni civili; per queste ultime deve trovare quindi applicazione il termine di prescrizione decennale di cui alla L. n. 6 del 1981, art. 18 coincidente del resto con quello generale di cui all’art. 2946 c.c..

2. Il controricorrente ha eccepito l’inammissibilità del ricorso assumendo la novità del motivo, non avendo l’Inarcassa dedotto nei precedenti gradi di giudizio che le sanzioni civili non possono essere assoggettate allo stesso regime prescrizionale previsto per le contribuzioni.

L’eccezione è infondata, perchè la natura giuridica delle sanzioni de quibus e il relativo regime prescrizionale involge questioni di diritto, peraltro già diffusamente esaminate nella sentenza impugnata, appartenenti al thema decidendi – l’intervenuta prescrizione delle sanzioni – introdotto dal contribuente.

3. La Corte territoriale ha ritenuto l’applicabilità del regime prescrizionale dettato per le obbigazioni contributive previdenziali dalla L. n. 335 del 1995, art. 3 sul rilievo, che ha trovato riscontro anche in alcune pronunce di legittimità (cfr, Cass., nn. 194/1986; 9054/2004; 8814/2008), secondo cui, pur nella sua accessorietà, il credito per sanzioni civili ha la stessa natura giuridica della obbligazione principale, di cui segue pertanto il regime prescrizionale.

Ritiene il Collegio di non poter seguire tale orientamento, dovendo rilevarsi, in linea con altra giurisprudenza di questa Corte (cfr, Cass., nn. 411/1999; 14152/2004; 18148/2006), che:

– l’obbligazione contributiva è finalizzata alla costituzione presso l’ente gestore della provvista necessaria all’erogazione delle prestazioni previdenziali e assistenziali, mentre la sanzione civile ha lo scopo di rafforzare l’obbligazione contributiva mediante l’irrogazione di una pena pecuniaria al trasgressore;

– le somme aggiuntive irrogate al contribuente per l’omesso o ritardato pagamento dei contributi sono quindi sanzioni civili pecuniarie costituenti obbligazioni di natura diversa da quella dell’obbligazione contributiva, pur dovendosene riconoscere la funzione accessoria;

– conseguentemente, alle sanzioni civili non è direttamente applicabile il regime prescrizionale previsto per le obbligazioni contributive in relazione alle quali sono state contemplate.

In particolare non può dunque trovare applicazione quanto disposto dalla L. n. 335 del 1995, art. 3, commi 9 e 10, che si riferisce espressamente soltanto alle contribuzioni di previdenza e di assistenza e non alle sanzioni pecuniarie (cfr, Cass. n. 18148/2006, cit.).

4. Secondo il condiviso orientamento di questa Corte, la L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 9, ha regolato l’intera materia della prescrizione dei crediti contributivi degli enti previdenziali, con conseguente abrogazione, ai sensi dell’art. 15 preleggi per assorbimento, delle previgenti discipline differenziate (cfr, ex plurimis, Cass,, nn. 5522/2003; 5622/2006).

La L. n. 6 del 1981, art. 18 (Norme in materia di previdenza per gli ingegneri e gli architetti) prevede quanto segue:

“La prescrizione dei contributi dovuti alla Cassa e di ogni relativo accessorio si compie con il decorso di dieci anni.

Per i contributi, gli accessori e le sanzioni dovuti o da pagare ai sensi della presente legge, la prescrizione decorre dalla data di trasmissione alla Cassa, da parte dell’obbligato, della comunicazione di cui all’art. 16”.

Il riferimento contenuto nel comma 1 ad “ogni relativo accessorio” e l’esplicita contemplazione, nel comma successivo, degli accessori e delle sanzioni conduce a ritenere che il termine di prescrizione decennale sia riferibile anche alle sanzioni civili.

Pertanto la norma suddetta, a seguito dell’emanazione della L. n. 335 del 1995, deve ritenersi essere stata tacitamente abrogata soltanto per ciò che riguarda l’indicazione del termine di prescrizione decennale riferito ai contributi, mantenendo invece vigore per quanto riguarda le obbligazioni accessorie, fra cui le sanzioni civili contemplate dalla stessa L. n. 6 del 1981, art. 17.

5. Il ricorso deve dunque ritenersi fondato, con affermazione del seguente principio di diritto: “Le sanzioni civili da omesso o ritardato pagamento di obbligazione contributiva, pur se accessorie, hanno funzione di rafforzamento dell’obbligazione principale e natura giuridica diversa da quest’ultima, cosicchè, in difetto di diversa specifica disposizione, non sono assoggettate al medesimo regime prescrizionale dell’obbligazione contributiva cui si riferiscono;

conseguentemente le sanzioni civili da omesso o ritardato pagamento dei contributi dovuti all’Inarcassa – Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti restano assoggettate al termine di prescrizione decennale di cui alla L. n. 6 del 1981, art. 18 ancorchè tale disposizione debba ritenersi abrogata, a seguito dell’entrata in vigore della L. n. 335 del 1995, per ciò che riguarda il termine di prescrizione applicabile all’obbligazione contributiva”.

La sentenza impugnata deve quindi essere cassata, con rinvio al Giudice indicato in dispositivo, che pronuncerà conformandosi al suddetto principio di diritto e provvedere altresì sulle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte d’Appello di Roma in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 24 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 6 luglio 2011

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