Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14854 del 20/07/2016


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Cassazione civile sez. VI, 20/07/2016, (ud. 26/05/2016, dep. 20/07/2016), n.14854

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – rel. Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1838/2015 proposto da:

O.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE BRUNO BUOZZI

36, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO AFELTRA, che lo

rappresenta e difende giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende;

– resistente –

avverso la sentenza n. 1007/1/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della TOSCANA, depositata il 20/05/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

26/05/2016 dal Consigliere Dott. ROBERTA CRUCITTI.

Fatto

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

1. O.D. ricorre, affidandosi a due motivi, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza, indicata in epigrafe, con la quale la Commissione Tributaria Regionale della Toscana – in controversia avente ad oggetto l’impugnazione di avviso di accertamento emesso D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 38, portante Irpef per l’anno 2005 – ne aveva rigettato l’appello proposto avverso la sentenza di primo grado sfavorevole.

Il Giudice di appello riteneva non credibili le giustificazioni addotte dal contribuente a giustificazione delle spese affrontate (mantenimento di auto di lusso ed acquisto di proprietà immobiliare). In particolare, non riteneva plausibile la dichiarazione del cognato del contribuente il quale gli avrebbe donato 100 mila euro a titolo di pura liberalità.

L’Agenzia delle Entrate ha depositato atto di costituzione.

A seguito di deposito di relazione ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti.

2. Con il primo motivo – rubricato: violazione di legge – art. 360 c.p.c., lett. n. 3, in relazione all’art. 149 c.p.c. ed al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 6 – il ricorrente lamenta che la sentenza impugnata abbia totalmente omesso di decidere sul motivo di appello sottoposto al suo vaglio e relativo alla dedotta inesistenza della notifica del questionario prodromico all’accertamento previsto dall’art. 38, comma 6 della disposizione citata.

2.1. La censura è inammissibile per più ordini di ragioni. Il mezzo, infatti, non solo avrebbe dovuto essere proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, deducendosi, sostanzialmente un’error in procedendo, ma, ancor prima, difetta in autosufficienza laddove, omettendo di riprodurre il contenuto del ricorso introduttivo, della sentenza di primo grado e dell’atto di impugnazione, impedisce a questa Corte la preliminare valutazione di ammissibilità della censura.

3. Con il secondo motivo – rubricato: violazione di legge, omessa motivazione su punto decisivo della controversia discusso tra le parti, art. 360 c.p.c., n. 3, in riferimento al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38 ed all’art. 277 c.p.c.; art. 360 c.p.c., n. 5 – si censura la sentenza impugnata laddove la C.T.R., nell’argomentare la decisione ritenendo non adeguata la dichiarazione del cognato del contribuente, avrebbe adottato una motivazione apparente, non valutando tutta l’ulteriore documentazione prodotta in atti.

3.1. Anche tale mezzo è inammissibile alla luce dei dettami di cui alla pronuncia di questa Corte a Sezioni Unite n. 8053/2014. Con il motivo, infatti, si deduce, nella sostanza, un’omessa/insufficiente motivazione, non più denunciabile in virtù del nuovo disposto di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 e, peraltro, il mezzo impinge nella preclusione di cui all’art. 348 ter c.p.c., laddove il ricorrente non dimostra le diversità delle ragioni in fatto poste a base delle sentenze di primo e secondo grado (cfr. Cass. n. 24909/2015; 14416/2015; 558/2014).

4. Per quanto esposto il ricorso va rigettato senza pronuncia sulle spese non avendo l’intimata svolto attività difensiva.

5. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 26 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 20 luglio 2016

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