Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14852 del 20/07/2016


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Cassazione civile sez. VI, 20/07/2016, (ud. 26/05/2016, dep. 20/07/2016), n.14852

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – rel. Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25416/2014 proposto da:

V.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ALESSANDRO III

n. 6, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO MANGAZZO,

rappresentato e difeso dagli avvocati CORRADO TORTORELLA e GIULIANO

AGLIATA giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

EQUITALIA SUD SPA AGENZIA RISCOSSIONE NAPOLI in persona del

Responsabile del Contenzioso Esattoriale della Regione Campania,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA ADOLFO GANDIGLIO, 27, presso

lo studio dell’avvocato EMIDDIO PERRECA, rappresentata e difesa

dall’avvocato GENNARO DI MAGGIO giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2369/48/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della CAMPANIA, depositata il 11/03/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

26/05/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTA CRUCITTI;

udito l’Avvocato LORENZO COLEIN per delega dell’avvocato GIULIANO

AGLIATA, che si riporta agli scritti e deposita copia rinuncia al

mandato.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Nella controversia concernente l’impugnazione da parte di V.P. di comunicazione di iscrizione ipotecaria, relativa a sedici cartelle esattoriali rimaste insolute, il contribuente ricorre, con quattro motivi, nei confronti di Equitalia Sud s.p.a. (che resiste con controricorso) avverso la sentenza, indicata in epigrafe, con cui la Commissione Tributaria Regionale della Campania, ne aveva rigettato l’appello confermando la decisione di primo grado la quale, dichiarato il difetto di giurisdizione in ordine alle cartelle di pagamento relative alle infrazioni del codice della strada ed ai contributi INPS, aveva, per il resto, rigettato il ricorso.

A seguito di deposito di relazione ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte in Camera di consiglio con rituale comunicazione alle parti.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo si deduce la violazione dell’art. 139 c.p.c., laddove la C.T.R. aveva ritenuto provata la regolarità della notificazione delle cartelle impugnate, sulla base dell’argomentazione che le relate individuavano il soggetto addetto alla ricezione (che in palazzo per civile abitazioni non può che essere il portiere dello stabile) essendo, invece, necessario, in tal caso, la spedizione della raccomandata prevista dal quarto comma della norma dedotta come violata.

1.1. Il motivo è inammissibile laddove da un canto la questione ivi dedotta, difettando il mezzo di autosufficienza, è nuova. Con il mezzo, peraltro, con ulteriore difetto di autosufficienza, neppure si deduce la modalità di notificazione delle cartelle impugnate, rilevante ai fini del decidere alla luce della costante giurisprudenza di questa Corte (di recente, con richiami alla giurisprudenza di legittimità precedente, Cass. n. 16949 del 24/07/2014) secondo cui in tema di notificazione a mezzo del servizio postale della cartella esattoriale emessa per la riscossione di imposte o sanzioni amministrative, la notificazione può essere eseguita anche mediante invio, da parte dell’esattore, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, nel qual caso si ha per avvenuta alla data indicata nell’avviso di ricevimento sottoscritto dal ricevente o dal consegnatario (nella specie, il portiere), senza necessità di redigere un’apposita relata di notifica, rispondendo tale soluzione al disposto di cui del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 26, che prescrive l’onere per l’esattore di conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione di notifica o l’avviso di ricevimento, in ragione della forma di notificazione prescelta. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto validamente effettuata la notificazione a mezzo posta di cartella esattoriale consegnata al portiere da parte di agenzia di recapito in regime di convenzione con l’amministrazione postale, alla quale l’esattore si era rivolto, mentre il plico era stato consegnato all’agenzia privata di recapito per una autonoma determinazione dell’ufficio postale).

2. Con il secondo motivo si deduce la nullità della sentenza avendo la C.T.R. completamente omesso di pronunciarsi sull’eccepito (in grado di appello) difetto di sottoscrizione delle cartelle e dei ruoli e con il terzo motivo si deduce, ancora, la nullità della sentenza per avere il Giudice di appello, con violazione dell’art. 112 c.p.c., pronunciato anche su cartelle che non erano state impugnate.

3. Infine, con il quarto motivo, si deduce l’omessa ed insufficiente motivazione laddove il giudice di merito non aveva indicato gli elementi dai quali aveva tratto il proprio convincimento.

4. I motivi sono inammissibili. Il secondo ed il terzo motivo difettano, invero, del necessario requisito di autosufficienza laddove neppure indicano gli atti (ovvero non ne riportano, neppure per stralcio, il contenuto) con i quali le questioni prospettate avrebbero trovato rituale ingresso nel procedimento. Mentre il quarto motivo è inammissibile alla luce dei principi fissati da questa Corte (cfr. SSUU n. 8053/2014) in materia di nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

5. Ne deriva il rigetto del ricorso con la condanna del ricorrente, soccombente, al pagamento in favore della controricorrente delle spese processuali.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna il ricorrente al pagamento in favore di Equitalia Sud s.p.a. delle spese di lite che si liquidano in complessivi Euro 2.800,00 oltre rimborso forfetario nella misura del 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 26 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 20 luglio 2016

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