Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14833 del 14/06/2017

Cassazione civile, sez. VI, 14/06/2017, (ud. 19/05/2017, dep.14/06/2017),  n. 14833

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25881/2016 proposto da:

V.I.O., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

VITTORIO VENETO 7, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI SERGES,

rappresentato e difeso dall’avvocato MASSIMO GIUSINO;

– ricorrente –

contro

B.R.;

– intimata –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di CATANIA, depositato il

22/07/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 19/05/2017 dal Consigliere Dott. LOREDANA NAZZICONE.

Fatto

RILEVATO

– che la parte ricorrente ha proposto ricorso, fondato su cinque motivi, avverso il decreto della Corte d’appello di Catania del 22.7.2016, il quale, pronunciando sui contrapposti reclami, ha determinato il contributo mensile per la locazione dell’immobile adibito a casa familiare in Euro 350,00, da versare entro il giorno 5 di ogni mese alla moglie, ed ha disposto la corresponsione dell’assegno mensile di Euro 750,00 per il mantenimento dei figli minori direttamente dal datore di lavoro del marito;

– che la parte intimata non svolge difese;

– che è stata disposta la trattazione con il rito camerale di cui all’art. 380-bis c.p.c., ritenuti ricorrenti i relativi presupposti;

– che il ricorrente ha depositato memoria tardiva.

Diritto

CONSIDERATO

– che il primo motivo, il quale censura omesso esame di fatto decisivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (come sostituito dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. b), conv. dalla L. 7 agosto 2012, n. 134), verte sulla mancata correzione di errore materiale del provvedimento di primo grado, richiesta col reclamo, in relazione alla indicazione della casa “familiare” come “coniugale” e dell’assegno “per il mantenimento dei” come invece “dovuto ai” minori: esso è manifestamente inammissibile, non vertendo su nessuno dei vizi ex art. 360 c.p.c.;

– che il secondo motivo, il quale lamenta l’omesso esame delle condizioni economiche del padre”, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, è manifestamente infondato, posto che il provvedimento impugnato ha ampiamente motivato proprio prendendo in considerazione le diverse voci di reddito di entrambi i genitori;

– che il terzo motivo, il quale censura la “violazione del principio devolutivo del reclamo”, è manifestamente inammissibile, in quanto, lamentando che sia stata compiuta dalla corte del merito un’affermazione estranea al contenuto del decreto del tribunale – e, precisamente, afferente la non inclusione degli assegni per il nucleo familiare nei redditi spettanti al V. – pecca di difetto di autosufficienza, ai sensi dell’art. 366 c.p.c., che onera il ricorrente non soltanto alla specifica indicazione del nesso eziologico tra l’errore denunciato e la pronuncia emessa in concreto (cfr. Cass. 17 maggio 2006 n. 11501), ma anche alla trascrizione del contenuto degli atti o documenti, in modo da rendere immediatamente apprezzabile da parte della Corte il vizio dedotto (cfr. Cass., sez. un., 24 settembre 2010, n. 20159; ord. 30 luglio 2010, n. 17915; 4 settembre 2008, n. 22303; 31 maggio 2006, n. 12984; 24 marzo 2006, n. 6679);

– che il quarto motivo è manifestamente inammissibile, in quanto, sempre con riferimento alla citata affermazione della corte del merito, deduce l’inesisteta di una norma di legge” al riguardo e l’erronea motivazione sul punto: senza, parimenti, esporre quale influenza quel passaggio della motivazione della sentenza impugnata abbia avuto sul decisum, al contrario espressamente riconoscendolo espunto dal dispositivo del decreto impugnato, onde esso si palesa estraneo alla ratio decidendi, con conseguente inammissibilità del motivo per carenza di interesse;

– che il quinto motivo è manifestamente infondato, posto che lamenta la violazione dell’art. 91 c.p.c., in quanto la corte del merito, mentre ha compensato le altre spese, ha posto a carico dell’odierno ricorrente quelle sopportate dalla controparte per il procedimento di sequestro conservativo dell’azienda dell’obbligato: ma l’argomento del ricorrente – l’essere l’azienda, al momento dell’avvenuta esecuzione del sequestro, “inesistente” – è evento in sè irrilevante al fine della distribuzione dell’onere delle spese, trattandosi di un evento che attiene unicamente al momento esecutivo del sequestro, legittimamente richiesto e concesso;

– che non si provvede sulle spese di lite del giudizio di legittimità, non svolgendo difese l’intimata;

– che si tratta di procedimento esente dal contributo, onde non si provvede alla dichiarazione di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 (art. 10 del citato decreto).

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso.

Dispone che, in caso di utilizzazione della presente sentenza in qualsiasi forma, per finalità di informazione scientifica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, sia omessa l’indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi delle parti riportati nella sentenza, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 19 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 14 giugno 2017

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