Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14825 del 19/07/2016


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Cassazione civile sez. VI, 19/07/2016, (ud. 18/05/2016, dep. 19/07/2016), n.14825

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Uliana – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul regolamento di competenza di ufficio proposto dalla Corte di

Appello di Napoli con ordinanza N. RG: 1172/2014 del 23/03/2015

deposita il 17/04/2015 nel procedimento tra:

TECNOEMME3 SRL, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEL TRITONE

102, presso lo studio dell’avvocato SIMONA BASTONI, rappresentata e

difesa dall’avvocato CLAUDIA DAL SANTO, giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

ECOMAC SRL;

– intimata –

sulle conclusioni del P.G. in persona del Dott. Alberto Cardino che

chiede che la Suprema Corte voglia dichiarare la competenza del

Tribunale di Paola per l’esecuzione forzata, l’opposizione ad

esecuzione già iniziata e l’opposizione agli atti esecutivi dedotte

in causa, e la competenza del Tribunale di Napoli, Sezione

specializzata per la proprietà industriale, per l’opposizione a

precetto dedotta in causa, assumendo i provvedimenti di cui all’art.

49 c.p.c., comma 2;

avverso l’ordinanza della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del 23/03/2015,

depositata il 17/04/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/05/2016 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCESCO MARIA CIRILLO.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Il Tribunale di Napoli, Sezione specializzata per la proprietà industriale ed intellettuale (d’ora in poi SSPII), con sentenza del 23 febbraio 2007 dichiarò la s.r.l. Ecomac responsabile, ai sensi dell’art. 2598 c.c., n. 1), della contraffazione di un brevetto industriale avente ad oggetto una “macchina per la microfiltrazione di particelle solide sospese in una corrente liquida” di cui erano titolari la s.r.l. Nuove Energie e l’ing. M.D. e ordinò alla predetta società, fra l’altro, di distruggere, a sua cura e spese, le attrezzature e i macchinari esistenti presso di essa e realizzati in contraffazione di quel brevetto, nonchè alla pubblicazione della sentenza a spese della medesima società ed al pagamento delle spese di giudizio.

La pronuncia di condanna fu confermata dalla Corte d’appello di Napoli, SSPII, con sentenza 22 giugno 2009.

Il ricorso per cassazione avverso quest’ultima pronuncia fu respinto dalla Suprema Corte con la sentenza 21 agosto 2013, n. 19322.

2. Invocando l’efficacia esecutiva della sentenza d’appello, la società Tecnoemme 3 e M.D., con atto di precetto per obbligo di fare notificato il 24 maggio 2012, intimarono alla s.r.l. Ecomac di ritirare dagli impianti di depurazione siti nei Comuni di Cirella e Diamante i due macchinari “Ecofilter” ivi installati in contraffazione del brevetto, rilevando che la società Ecomac non aveva ottemperato agli ordini di cui alla sentenza della Corte d’appello.

Non avendo ottenuto alcun risultato, la società Tecnoemme 3 e M.D. depositarono in data 11 luglio 2012, davanti al Tribunale di Paola, Sezione distaccata di Scalea, ricorso ai sensi dell’art. 612 c.p.c., chiedendo che fossero determinate le modalità di esecuzione della sentenza stessa.

La s.r.l. Ecomac propose opposizione all’esecuzione.

Nel corso di quel giudizio il G.E. del Tribunale di Paola sospese la procedura esecutiva e il Tribunale, adito in sede di reclamo al Collegio ai sensi degli artt. 624 e 669-terdecies c.p.c., con ordinanza del 21 luglio 2014 dichiarò la propria incompetenza per materia, indicando come competente la Sezione specializzata per la proprietà industriale ed intellettuale della Corte d’appello di Napoli, ai sensi del D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30, art. 124, comma 7.

3. Il giudizio è stato riassunto davanti al giudice indicato come competente e la Corte d’appello di Napoli, con ordinanza del 17 aprile 2015, ha sollevato d’ufficio il regolamento di competenza, chiedendo a questa Corte di dichiarare competente il Tribunale di Napoli, SSPII. Richiamando la propria precedente ordinanza del 5 gennaio 2015 con la quale era stato sollevato d’ufficio analogo regolamento di competenza in relazione all’esecuzione della medesima sentenza di cui al giudizio odierno, la Corte d’appello ha osservato che, a norma dell’art. 124, comma 7, cit., sulle contestazioni che sorgono nell’eseguire le misure menzionate da quella norma decide il giudice che ha emesso la sentenza recante le misure stesse. Tale disposizione deve ritenersi applicabile “ad ogni contestazione” e, perciò, sia alle opposizioni esecutive di cui all’art. 615 c.p.c., che alle ipotesi di cui agli artt. 612 e 613 c.p.c., avendo il legislatore “sottratto il controllo sull’esecuzione di tali misure al giudice dell’esecuzione per attribuirlo al giudice che tali misure ha adottato”.

Ha quindi affermato la Corte che essendo stato, nella specie, il provvedimento di condanna pronunciato in primo grado integralmente confermato in sede di appello, la competenza spetta al giudice di primo grado. E poichè la sentenza del 2009 della Corte d’appello di Napoli, SSPII, non si era affatto occupata delle misure correttive e sanzionatone stabilite dal giudice di primo grado, limitandosi a confermare quanto deciso da quest’ultimo, la competenza deve ritenersi spettante al Tribunale di Napoli, SSPII. 4. Nel giudizio davanti a questa Corte hanno presentato un’unica memoria difensiva la società Tecnoemme 3 e M.D., insistendo affinchè la competenza venga attribuita alla medesima Corte d’appello che ha sollevato il regolamento.

5. Il P.M. presso quest’ufficio ha chiesto che la Corte dichiari che la competenza spetta al Tribunale di Paola per l’esecuzione forzata, l’opposizione ad esecuzione già iniziata e l’opposizione agli atti esecutivi dedotte in causa, mentre spetta al Tribunale di Napoli, Sezione specializzata per la proprietà industriale ed intellettuale, per l’opposizione a precetto dedotta in causa.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Osserva il Collegio, innanzitutto, che il presente regolamento di competenza è tempestivo ai sensi dell’art. 38 c.p.c., comma 3, siccome sollevato con ordinanza emessa alla prima udienza dopo la riassunzione (23 marzo 2015).

2. Tanto premesso, il regolamento di competenza deve essere dichiarato inammissibile.

E’ opportuno ribadire che, come risulta dagli atti, la prima dichiarazione di incompetenza emessa nel presente giudizio è quella del Tribunale di Paola, cui ha fatto seguito la riassunzione della causa davanti alla Corte d’appello di Napoli, Sezione specializzata per la proprietà industriale ed intellettuale, che ha sollevato d’ufficio il regolamento di competenza, che è in effetti un conflitto negativo.

Rileva il Collegio, però, che il Tribunale di Paola si è dichiarato incompetente non in sede di decisione sul merito della controversia, bensì in quanto chiamato a decidere il reclamo avverso l’ordinanza di sospensione del processo esecutivo, ai sensi degli artt. 624 e 669-terdecies c.p.c.. La giurisprudenza di questa Corte ha più volte affermato che l’ordinanza emessa dal Collegio in sede di reclamo avverso il provvedimento di sospensione del processo di esecuzione ha natura cautelare e provvisoria, non è dotata dei caratteri di definitività e decisorietà ed è perciò sottratta al ricorso straordinario per cassazione di cui all’art. 111 Cost. (v. le ordinanze 22 ottobre 2009, n. 22488, 26 ottobre 2011, n. 22308, e 24 maggio 2013, n. 13039).

Deve pertanto ritenersi che, così come quella decisione non è da considerare definitiva ai fini del merito, analogamente è da ritenere priva dei connotati della definitività anche in ordine alla decisione sulla competenza. Il Tribunale di Paola, in altri termini, nel decidere il reclamo ai sensi degli artt. 624 e 669-terdecies c.p.c., non era abilitato a dichiarare in via definitiva la propria competenza e, per converso, la propria incompetenza.

Tale essendo il presupposto in base al quale il procedimento è stato riassunto davanti alla Corte d’appello di Napoli, ne consegue che la medesima non poteva ritenersi vincolata dalla decisione emessa dal Tribunale di Paola ed era – per così dire – libera di decidere sulla propria competenza o incompetenza senza il vincolo derivante da una precedente decisione sul punto (analogamente a quanto è stato affermato da questa Corte, sia pure in fattispecie diversa, con l’ordinanza 30 giugno 2010, n. 15629). Il meccanismo dell’art. 45 c.p.c., infatti, individua il conflitto di competenza quando vi sia una prima pronuncia (definitiva), la successiva riassunzione e il dissenso del giudice successivamente adito, sempre che si tratti di competenza per materia o per territorio inderogabile. Nel caso di specie, al contrario, mancava il primo elemento, cioè la prima pronuncia declinatoria sulla competenza emessa da un giudice abilitato a pronunciarsi in via definitiva, per cui la Corte d’appello di Napoli ben avrebbe potuto dichiararsi incompetente, sic et simpliciter, in favore del Tribunale di Napoli, senza bisogno di sollevare d’ufficio il regolamento di competenza; e tanto potrà fare una volta che il procedimento si sarà rimesso in moto dopo la presente pronuncia di inammissibilità, avvalendosi eventualmente delle indicazioni fornite da questa Corte nella recente ordinanza 8 aprile 2016, n. 6945, emessa nell’ambito della stessa vicenda.

3. Il regolamento di competenza, pertanto, è dichiarato inammissibile; nè si deve fare luogo a liquidazione di spese, trattandosi di regolamento d’ufficio.

PQM

La Corte dichiara inammissibile l’istanza di regolamento di competenza d’ufficio sollevata dalla Corte d’appello di Napoli, Sezione specializzata per la proprietà industriale ed intellettuale. Nulla per le spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 18 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 19 luglio 2016

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