Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14821 del 18/06/2010

Cassazione civile sez. trib., 18/06/2010, (ud. 13/05/2010, dep. 18/06/2010), n.14821

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. MAGNO Giuseppe Vito Antonio – Consigliere –

Dott. PERSICO Mariaida – Consigliere –

Dott. PARMEGGIANI Carlo – rel. Consigliere –

Dott. POLICHETTI Renato – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 33796-2006 proposto da:

MOBILIARE & IMMOBILIARE FIORENTINA SRL, in

persona

dell’Amministratore Unico e legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIALE LIEGI 34, presso lo studio

dell’avvocato DI TARSIA DI BELMONTE RAFFAELLA DIANA, che lo

rappresenta e difende giusta delega a margine;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI CORCIANO, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA VIA MARIA CRISTINA 8, presso lo studio

dell’avvocato GOBBI GOFFREDO, rappresentato e difeso dall’avvocato

STAFFICCI ALBERTO, giusta delega a margine;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 73/2 005 della COMM. TRIB. REG. di PERUGIA,

depositata il 18/10/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13/05/2010 dal Consigliere Dott. CARLO PARMEGGIANI;

udito per il ricorrente l’Avvocato DI TARSIA DI BELMONTE RAFFAELLA

DIANA, che ha chiesto l’accoglimento;

udito per il resistente l’Avvocato STAFFICCI ALBERTO, che si riporta;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SEPE Ennio Attilio, che ha concluso per il rigetto.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Comune di (OMISSIS) iscriveva a ruolo le somme dovute dalla società Mobiliare ed Immobiliare Fiorentina s.r.l. a titolo di ICI per gli anni 1995 e 1996, e notificava la relativa cartella esattoriale alla contribuente.

La società impugnava la cartella, sostenendo la illegittimità della iscrizione a ruolo dei tributi in questione, la incompetenza del funzionario del Comune che aveva apposto il visto di esecutività sul ruolo, la insussistenza del presupposto impositivo.

La Commissione Tributaria Provinciale di Perugia respingeva il ricorso.

Proponeva appello la società e la Commissione, con sentenza n. 73/06/05 in data 20-9-2005 depositata in data 18-10-05, respingeva il ricorso, confermando la decisione impugnata.

Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione la società, con tre motivi.

Resiste il Comune con controricorso. La società deposita memoria illustrativa.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo la ricorrente deduce la mancanza del presupposto per la iscrizione a ruolo, con violazione delle procedure di liquidazione ed accertamento D.Lgs. n. 504 del 1992, ex art. 11, comma 2.

Espone che la Commissione di appello ha errato nel ritenere che non potessero essere fatti valere in sede di impugnazione del ruolo i supposti vizi degli atti impositivi su cui questo si fonda, per i quali pendevano separati giudizi.

Sostiene la società che a norma del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 12 nel ruolo deve essere indicato l’atto impositivo su cui si fonda e che ai sensi della L. n. 212 del 2000, art. 7, comma 1, tutti gli atti della Pubblica Amministrazione devono essere motivati in fatto e diritto.

Ne consegue, ad avviso della ricorrente, che la illegittimità della motivazione degli atti impositivi e la loro conseguente nullità costituisce vizio della iscrizione a ruolo con conseguente nullità di questo e della relativa cartella.

Assume, in proposito, che gli atti impositivi su cui il ruolo si fonda devono ritenersi nulli, in quanto fondati sulle originarie dichiarazioni della contribuente a fini ICI che devono ritenersi superate ed improduttive di effetti giuridici in quanto validamente sostituite da dichiarazioni in rettifica che sostenevano la inesistenza della soggezione al tributo relativamente agli immobili perchè non ultimati. In dipendenza di tali dichiarazioni il Comune ove avesse ritenuto di non condividerle, avrebbe dovuto procedere con accertamento in rettifica e non con avviso di liquidazione sulla base della precedenti dichiarazioni.

Con il secondo motivo, sostiene la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, artt. 12 e 15 e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 68 con omessa ed insufficiente motivazione.

Assume che, contrariamente a quanto ritenuto dalla CTR, che ha escluso nella fattispecie la applicabilità del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 68 in quanto relativo alle ipotesi in cui sia già prevista la riscossione frazionata del tributo, detta norma di legge risulta applicabile, e deve essere interpretata nel senso che, in caso di impugnazione degli atti impositivi, il Comune non possa procedere ad iscrizione a ruolo, dovendo attendere la pronuncia di primo grado del contenzioso tributario e procedere quindi coattivamente nei limiti e con la scansione temporale prevista dalla citata disposizione di legge.

Ne consegue, ad avviso della ricorrente, che la iscrizione a ruolo della totalità del tributo che si assume dovuto prima della pronuncia della sentenza di primo grado che decide sulla legittimità della pretesa impositiva, deve ritenersi nulla.

Con il terzo motivo deduce la incompetenza dell’organo emanante l’atto impugnato, con violazione del D.Lgs. n. 267 del 2000, art. 97, comma 4, lett. d).

Sostiene che la Delib. Giunta Comunale del 16 giugno 1997, n. 418 assunta ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 11, comma 4 con la quale il funzionario dott. B., il quale ha apposto il visto di esecutività sul ruolo, era autorizzato a rappresentare il Comune verso l’esterno per tale tipologia di atti, deve intendesi decaduta sia per successivi provvedimenti del Comune che la superano, sia per l’entrata in vigore della L. n. 267 del 2000, (TUEL) che all’art 107 ha limitato ai dirigenti il potere di firma di tali atti, sia in forza dello statuto comunale del comune di (OMISSIS), che ad avviso della ricorrente, affiderebbe dette funzioni al segretario comunale.

Da ciò ad avviso della ricorrente la nullità del ruolo.

Il primo motivo è infondato.

Se infatti corrisponde al vero che la cartella esattoriale conseguente alla iscrizione a ruolo del tributo deve essere motivata, conformemente ai principi generali in tema di atti amministrativi (L. n. 212 del 2000, art. 7) è altrettanto vero che tale obbligo deve ritenersi assolto ove il contribuente sia posto in grado di conoscere il fondamento della pretesa fiscale, ed in particolare, ove il ruolo si fondi su un determinato atto impositivo,contenga la indicazione del medesimo (D.P.R. n. 602 del 1973, art. 12 come modificato dal D.Lgs. n. 32 del 2001, art. 8).

Nella specie, è incontroverso che l’atto impositivo, ovvero l’avviso di liquidazione fondato sulla originaria dichiarazione della contribuente, era stato notificato in precedenza alla società, che aveva provveduto ad impugnarlo ritenendolo illegittimo.

Ne consegue che, come ha correttamente rilevato la CTR, la motivazione del ruolo era sufficiente, in quanto il contribuente era stato posto in grado di conoscere il fondamento della pretesa tributaria tramite la indicazione degli atti impositivi relativi, laddove ogni altra questione concernente la validità di tali atti era rimessa al giudizio di impugnazione degli stessi, con preclusione della proponibilità di dette questioni relativamente all’atto esecutivo in esame.

Anche il secondo motivo non è fondato, con le precisazioni che seguono. Corrisponde al vero che è errato l’assunto della commissione di appello, secondo cui il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 68 si applica solo ove le leggi che regolano la riscossione coattiva dei singoli tributi prevedano una esazione frazionata degli stessi, ma la interpretazione degli effetti di tale disposizione di legge data dalla ricorrente non può essere condivisa.

Deve infatti rilevarsi che non vi è contrasto alcuno tra il disposto del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 12 che regola la esecuzione coattiva in materia di ICI e che non prevede alcun frazionamento in caso di pendenza di giudizio tributario e quello in esame di cui all’art. 68 citato.

Occorre a tal fine considerare che secondo i principi generali la esecutività di un provvedimento autoritativo della pubblica amministrazione non è sospesa o interrotta dalla impugnazione dell’atto innanzi ad una autorità giurisdizionale. Per il caso di pendenza del procedimento innanzi alla commissione tributaria ( ove non sia già intervenuta una sentenza di merito, v. infra) l’unico rimedio per il contribuente è il ricorso alla procedura di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art 47 facendo istanza di sospensione dell’atto impugnato. Ove invece sia intervenuta una sentenza di merito, la norma applicabile a favore del contribuente diventa il citato art 68, la cui funzione di garanzia in tal senso è esplicitata dalla espressione ” il tributo., deve essere pagato” con riferimento successivo ai limiti posti al dovere di adempimento a carico del contribuente a seguito della pronuncia della sentenza non definitiva, e non alla validità della imposizione da parte del soggetto attivo di imposta.

In conclusione, una cartella esattoriale emessa in conformità al disposto di cui all’art. 12 della legge regolatrice dell’ICI per l’intero è legittima anche ove esista procedimento tributario pendente.

Unico limite è costituto dalla concreta esigibilità della cartella in dipendenza delle decisioni intervenute nell’ambito dei giudizio di merito, che non possono eccedere le percentuali scandite dal predetto art. 68. Poichè tuttavia la contribuente sostiene la inesigibilità del tributo in pendenza di giudizio sulla pretesa impositiva, e la illegittimità della iscrizione a ruolo sotto tale profilo, a prescindere dall’intervenuta pronuncia di una sentenza di merito, il mezzo deve essere respinto con diversa motivazione ex art. 384 c.p.c. Anche il terzo motivo deve essere disatteso.

Come rettamente osservato dalla CTR, la questione è stata risolta dalla sentenza di questa Corte n. 7905 del 15-4-2005, pronunciata tra le stesse parti ed in fattispecie identica a questa, che ha espresso il seguente principio di diritto: “in tema di imposta comunale sugli immobili (ICI) il D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 11, comma 4, a tenore del quale, “con delibera della giunta comunale è designato un funzionario cui sono conferiti le funzioni ed i poteri per l’esercizio di ogni attività organizzativa e gestionale della imposta; il predetto funzionario sottoscrive anche le richieste, gli avvisi ed i procedimenti, appone il visto di esecutività sui ruoli e dispone i rimborsi” detta, al pari dell’art. 6, comma 1, disposizioni in materia tributaria aventi natura di norma speciale rispetto alla previgente disciplina degli enti locali di cui alla L. 6 agosto 1990, n. 142, sicchè, con riguardo al successivo testo unico sull’ordinamento degli enti locali reso con D.Lgs. 12 agosto 2000, n. 267, che all’art. 109 prevede in via generale che nei comuni privi di dipendenti con qualifica dirigenziale le funzioni sono attribuite ai responsabili degli uffici e dei servizi dal sindaco, il principio della applicazione della legge successiva deve necessariamente coniugarsi con quello secondo cui “lex posterior generalis non derogat priori speciali” confortato nella specie, dal fatto che l’art. 274 del testo unico del 2000, che pure ha disposto, alla lett. x) e y) l’abrogazione espressa di numerose disposizioni del D.Lgs. n. 504 del 1992, non ha abrogato l’art. 11, comma 4″.

Non essendovi alcun mutamento della situazione di fatto, e dei provvedimenti amministrativi citati in ricorso, il principio deve essere ribadito, con reiezione del motivo.

Peraltro, nessun rilievo assume la sentenza SS.UU. n. 12868/2005, che tratta il diverso tema della rappresentanza processuale dell’ente, dovendosi invece rilevare un profilo di carenza di autosufficienza del mezzo, che, fondato sul principio “tempus regit actum” nemmeno ha indicato la data in cui il visto di esecutività fu apposto sul ruolo dal funzionario incaricato.

Il ricorso deve quindi essere rigettato.

Le spese di questa fase di legittimità seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente alla rifusione delle spese a favore del Comune, che liquida in complessivi Euro 2.200, di cui Euro 200 per onorari oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 13 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 18 giugno 2010

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