Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14751 del 27/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 27/05/2021, (ud. 25/02/2021, dep. 27/05/2021), n.14751

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello Maria – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Paolo – Consigliere –

Dott. PANDOLFI Catello – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17615-2014 proposto da:

B.G., elettivamente domiciliato in MILANO, CORSO LODI, 47,

presso lo studio dell’avvocato MASSIMILIANO GASPARI, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 108/2014 della COMM. TRIB. REG. LOMBARDIA,

depositata il 14/01/2014; udita la relazione della causa svolta

nella camera di consiglio del 25/02/2021 dal Consigliere Dott. LUCIO

NAPOLITANO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

L’Agenzia delle Entrate – Direzione provinciale di Lodi, Ufficio Controlli – notificò al sig. B.G. avviso di accertamento col quale, rettificando la dichiarazione dei redditi per l’anno 2006, elevò il reddito dichiarato dal contribuente in Euro 29.109,00 ad Euro 342.409,00, recuperando a tassazione la maggiore IRPEF ritenuta dovuta per Euro 132.280,00 e l’addizionale regionale IRPEF per Euro 4.410,00 oltre interessi e sanzioni, sulla base di verifica su conto bancario acceso presso il SANPAOLO – IMI filiale di (OMISSIS) del quale il B. era cointestatario, dalla quale era emerso che per l’anno in questione erano stati effettuati versamenti per Euro 313.300,00 di cui 33.300,00 mediante versamenti di assegni bancari e 280.000,00 mediante versamenti di assegni circolari emessi dal Banco di Sicilia, riferibili a redditi di cui al D.P.R. n. 917 del 1986 (TUIR), art. 67, comma 1, lett. I).

Il contribuente impugnò l’avviso di accertamento dinanzi alla Commissione tributaria provinciale (CTP) di Lodi, che respinse il ricorso.

La pronuncia di primo grado fu appellata dal B. dinanzi alla Commissione tributaria regionale (CTR) della Lombardia che, con sentenza n. 108/2014, depositata il 14 gennaio 2014, non notificata, respinse a sua volta il gravame, condannando l’appellante al pagamento delle spese processuali, liquidate in Euro 4.633,88, come da nota spese depositata dall’Ufficio finanziario.

Avverso la sentenza della CTR il contribuente ha quindi proposto ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi, cui l’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

In prossimità dell’adunanza camerale il ricorrente, munitosi di nuovo difensore in sostituzione dei precedenti, ha depositato memoria ex art. 380-bis 1. c.p.c., con allegata documentazione inerente alla richiesta di definizione agevolata della lite ai sensi del D.L. 22 ottobre 2016, n. 193, art. 6, convertito, con modificazioni, dalla L. 1 dicembre 2016, n. 225.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo di ricorso il contribuente denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, in carenza dei requisiti anche dell’art. 2729 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, assumendo che l’accertamento induttivo posto a base dell’atto impositivo sarebbe stato in realtà basato su presunzioni prive dei caratteri della gravità, precisione e concordanza, come, a dire del ricorrente, avrebbe dovuto rilevarsi alla stregua dello stesso processo verbale di constatazione del 22 giugno 2010 emesso dalla Guardia di Finanza di (OMISSIS), dal quale sarebbe emerso che, nel periodo dal novembre 2006 al settembre 2007, il B. avrebbe consegnato in denaro contante, della somma portata dagli assegni versati sul c/c succitato, al sig. B.F., titolare della Masterkem S.r.l., l’importo complessivo di Euro 280.000,00, di cui Euro 240.000,00 nel 2006 (precisamente Euro 50.000,00 il primo dicembre 2006 a fronte di assegno di pari importo del 28 novembre 2006; Euro 40.000,00 il quattro dicembre 2006, a fronte di assegno di pari importo del primo dicembre 2006; Euro 90.000,00, in data 12 dicembre 2006, a fronte dell’assegno di Euro 100.000,00 del 6 dicembre 2006, ed Euro 60.000,00 il 18 dicembre 2006 a fronte di assegno di pari importo del 13 dicembre 2006), sul dedotto presupposto che detti assegni sarebbero stati consegnati al B. perchè fossero dallo stesso monetizzati.

2. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7 e dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nella parte in cui la CTR avrebbe interpretato come prova testimoniale, vietata nel processo tributario, le dichiarazioni rese alla Guardia di Finanza tanto dal B. stesso, quanto da soggetti terzi (il summenzionato B.).

3. Con il terzo motivo il contribuente violazione e falsa applicazione del D.L. n. 1 del 2012, art. 9, convertito, con modificazioni, nella L. n. 27 del 2012 e del D.M. 20 luglio 2012, n. 140, in materia di compensi per l’attività forense, nonchè del D.P.R. n. 115 del 2002 e dell’art. 152-bis disp. att. c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nella parte in cui la sentenza impugnata ha liquidato, ponendole, secondo soccombenza, a carico del contribuente, le spese del giudizio in Euro 4633,88, importo che sarebbe stato liquidato in misura eccessiva tanto in relazione allo scaglione di valore della causa, quanto con riferimento alla vecchia disciplina del D.M. 8 aprile 2004, n. 127, ormai abrogata.

4. Infine, con il quarto motivo, il ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione del protocollo n. 7 CEDU, art. 4 (Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali), che riconosce il divieto del ne bis in idem, degli artt. 10 e 111 Cost. e della L. n. 241 del 1990, art. 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, deducendo, per un verso, di essere stato assolto in sede penale dal reato d’infedele dichiarazione, per altro di essere stato assoggettato ad ulteriori sanzioni, avendo già definito la violazione riscontrata dalla Guardia di Finanza, con il versamento dell’importo di Euro 17.805,00.

5. Non deve procedersi all’esame dei motivi di ricorso, avendo il ricorrente comprovato, attraverso la documentazione allegata alla memoria depositata in atti e notificata all’Agenzia delle Entrate, che nulla ha osservato, di avere proposto nei termini domanda di definizione agevolata della lite, versando l’intero importo dovuto a tal fine secondo il piano di rateizzazione approvato dall’agente per la riscossione.

6. Può essere pertanto dichiarata l’estinzione del giudizio, con contestuale declaratoria di cessata materia del contendere, ai sensi del D.L. n. 193 del 2016, art. 6, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 225 del 2016.

7. Nulla va tuttavia statuito in ordine alle spese, in ragione del fatto che il contenuto della definizione agevolata assorbe il costo del processo pendente (cfr. Cass. sez. 6, ord. 3 ottobre 2018, n. 24083).

8. Non ricorrono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso (cfr., tra le altre, Cass. sez. 6-5, ord. 7 giugno 2018, n. 14782).

P.Q.M.

Dichiara l’estinzione del giudizio e cessata la materia del contendere ai sensi del D.L. 22 ottobre 2016, n. 193, art. 6, convertito, con modificazioni, nella L. 1 dicembre 2016, n. 225.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 25 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 maggio 2021

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