Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1475 del 26/01/2010

Cassazione civile sez. trib., 26/01/2010, (ud. 18/12/2009, dep. 26/01/2010), n.1475

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PAPA Enrico – Presidente –

Dott. PERSICO Mariaida – Consigliere –

Dott. PARMEGGIANI Carlo – rel. Consigliere –

Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere –

Dott. MELONCELLI Achille – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 2425-2005 proposto da:

MINISTERO DELL’ECONOMIA E FINANZE in persona del Ministro pro

tempore, AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliati in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrenti –

contro

G.F.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 22/2004 della COMM. TRIB. REG. di MILANO,

depositata il 26/10/2004;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/12/2009 dal Consigliere Dott. CARLO PARMEGGIANI;

lette le conclusioni scritte dal P.M. in persona del SOSTITUTO

PROCURATORE GENERALE, con cui si chiede che la Corte Suprema di

Cassazione, in camera di consiglio voglia accogliere il ricorso per

manifesta fondatezza.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

G.F., ingegnere libero professionista, ricorreva alla Commissione Tributaria Provinciale di Milano avverso il silenzio- rifiuto sulla istanza di rimborso delle somme versate a titolo di IRAP per gli anni 1998, 1999, 2000. ritenendo il versamento non dovuto in relazione ai principi espressi dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 156/2001.

La Commissione Tributaria Provinciale accoglieva il ricorso.

Appellava l’Ufficio, e la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, con sentenza n. 22/30/04 in data 27-7-2004, depositata il 26-10-2004, rigettava il gravame, confermando la sentenza impugnata.

Avverso la sentenza propongono ricorso per cassazione il Ministero della Economia e delle Finanze e la Agenzia delle Entrate, con un motivo.

L’intimato non svolge attività difensiva.

Il P.G. conclude per la Manifesta fondatezza del ricorso, ex art. 375 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente, va rilevata la inammissibilità del ricorso proposto dal Ministero della Economia e della Finanze: nel caso di specie al giudizio innanzi la Commissione Regionale ha partecipato l’ufficio periferico di Milano della Agenzia delle Entrate, successore a titolo particolare del Ministero, ed il contraddittorio è stato accettato dal contribuente senza sollevare alcuna eccezione sulla mancata partecipazione del Ministero, che così risulta, come costantemente ha rilevato la giurisprudenza di questa Corte, (ex plurimis v. Cass. n. 3557/2005) estromesso implicitamente dal giudizio, con la conseguenza che la legittimazione a proporre ricorso per cassazione sussisteva unicamente in capo alla Agenzia. Le spese relative a detto ricorso devono essere compensate tra le parti, per la obbiettiva incertezza esistente all’epoca della successione tra i citati enti.

Con l’unico motivo, la Agenzia deduce violazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4.

Espone che, quale motivo di appello, aveva dedotto che la parte, avendo optato per la definizione automatica per gli anni in questione ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 9, aveva reso definitiva la liquidazione delle imposte, ivi compreso l’IRAP, ed aveva pertanto rinunciato ad eventuali cause di esclusione dal tributo, e di conseguenza, ad ogni contenzioso derivante da esso, nonchè, a fortiori, alla istanza di rimborso.

Rileva che di tale motivo di impugnazione la Commissione non aveva fatto cenno alcuno, fondando la decisione unicamente su questioni di merito in ordine alla ritenuta non debenza del tributo.

Il motivo è palesemente fondato.

Premesso che il motivo deve ritenersi autosufficiente sul punto avendo la Agenzia trascritto integralmente in ricorso i passi dell’atto di appello contenenti tale specifica censura della sentenza di primo grado, deve darsi atto che la Commissione ha del tutto omesso qualunque riferimento alla questione sollevata dall’Ufficio.

Tale omissione testualmente integra la violazione di cui all’art. 112 c.p.c.. Detta omessa pronuncia assume carattere essenziale, attesa la portata dirimente del rilievo dell’Ufficio in relazione all’oggetto della causa (rimborso IRAP ritenuto indebito).

Deve infatti rammentarsi il consolidato orientamento di questa Corte, secondo cui in tema di condono fiscale e con riferimento alla definizione automatica prevista dalla L. n. 289 del 2002, art. 9, la presentazione della relativa istanza preclude al contribuente ogni possibilità di rimborso per le annualità di imposte definite in via agevolata, ivi compreso il rimborso di imposte asseritamente inapplicabili per carenza del relativo presupposto (nella specie, IRAP); il condono, infatti in quanto volto a definire “transattivamente” la controversia in ordine alla esistenza di tale presupposto, pone il contribuente di fronte ad una libera scelta tra trattamenti distinti che non si intersecano tra loro, ovverossia coltivare la controversia nei modi ordinari, conseguendo se del caso il rimborso della somme indebitamene pagate, oppure corrispondere quanto dovuto per la definizione agevolata, ma senza possibilità di riflessi o interferenze con quanto eventualmente corrisposto in via ordinaria. (v. per tutte Cass. n. 3682 del 2007).

Il ricorso deve essere pertanto accolto e la sentenza cassata, con rinvio per nuovo esame (in relazione alla presentazione o meno della istanza di definizione agevolata da parte del contribuente per gli anni in contestazione) a diversa sezione della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, che provvedere anche sulle spese di questa fase di legittimità.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso del Ministero e compensa le relative spese; accoglie il ricorso della Agenzia, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, a diversa sezione della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia.

Così deciso in Roma, il 18 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 26 gennaio 2010

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