Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14749 del 27/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 27/05/2021, (ud. 24/02/2021, dep. 27/05/2021), n.14749

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – rel. Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 27594/2014 R.G. proposto da:

Agenzia delle entrate, in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Distrettuale dello

Stato e presso i cui uffici domicilia in Roma, alla Via dei

Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

B. Immobiliare s.r.l., in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa, giusta procura a margine del

ricorso, dall’Avv. Tullio Elefante, con il quale è elettivamente

domiciliata in Roma, Via Cardinal de Luca;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Liguria, n. 434/5/2013, depositata il 1 aprile 2014.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 24 febbraio

2021 dal Consigliere Luigi D’Orazio.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. La Commissione tributaria regionale della Liguria accoglieva, per quel che ancora qui rileva, l’appello principale proposto dalla società B. immobiliare s.r.l., avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Genova (n. 333/13/2012) che aveva rigettato, sul punto, il ricorso proposto dalla contribuente contro l’avviso di accertamento emesso nei suoi confronti dalla Agenzia delle entrate, per l’anno 2006. In particolare, il giudice d’appello evidenziava che la mancata redazione del processo verbale, obbligatoria per legge ogni volta che si proceda ad ispezione o accessi, fosse sufficiente per dichiarare la nullità dell’avviso di accertamento.

2. Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione l’Agenzia delle entrate.

3. Resiste con controricorso la società.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo di impugnazione l’Agenzia delle entrate deduce la “violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52, comma 6, e del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 33, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, in quanto, in caso di accessi compiuti dall’Amministrazione, sia pure esclusivamente per l’acquisizione di documenti, è necessario che venga redatto un verbale, comunque denominato, nel rispetto delle prescrizioni di cui al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52, comma 6, anche meramente descrittivo delle operazioni compiute. L’avviso di accertamento deve, poi, essere notificato solo dopo il decorso del termine dilatorio di 60 giorni di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7. Non è necessario, quindi, che venga redatto un vero e proprio processo verbale di constatazione, ma è sufficiente che sia redatto un processo verbale di accesso e verifica ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52, e del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 33. Nella specie, risulta che l’ultimo accesso giornaliero è stato effettuato in data 3 marzo 2010, come risulta dai verbali giornalieri predisposti dall’Ufficio, mentre l’avviso di accertamento è stato notificato il 14 settembre 2011, quando era abbondantemente decorso il termine dilatorio di 60 giorni. Pertanto, ciò che rileva è che l’avviso di accertamento sia emesso dopo il decorso del termine di 60 giorni, dall’ultimo accesso verificatosi, attestato dal verbale di accesso e verifica, senza che sia necessario predisporre ogni volta un vero e proprio processo verbale di chiusura delle operazioni.

1.1. Il motivo è fondato.

1.2. Anzitutto, si rileva che il motivo è ammissibile, in quanto l’Agenzia delle entrate ha censurato l’effettiva ratio decidendi della motivazione del giudice d’appello. La Commissione regionale, infatti, ha ritenuto illegittimo l’avviso di accertamento soltanto perchè mancava il processo verbale di constatazione, pur essendovi in atti i processi verbali giornalieri di accesso verifica.

1.3. Il motivo è anche autosufficiente, non essendo necessario che il ricorrente in cassazione trascriva integralmente l’intero atto posto a fondamento della sua doglianza, ben potendo, invece, sintetizzare le proprie argomentazioni con l’indicazione degli stralci fondamentali dell’atto invocato a sostegno della propria tesi.

1.4. Quanto al merito, va, in primo luogo, evidenziato che questa Corte ha precisato (Cass. 22 giugno 2018, n. 16546; Cass., sez. 5, 23 gennaio 2020, n. 1497) che l’attività di controllo dell’Amministrazione finanziaria non deve necessariamente concludersi con la redazione di un processo verbale di constatazione, essendo sufficiente un verbale attestante le operazioni compiute. Si è pure precisato che, in tema di violazioni di norme finanziarie, il processo verbale di constatazione, redatto dagli organi accertatori in occasione di verifiche presso il contribuente e previsto dalla L. 7 gennaio 1929, n. 4, art. 24, non deve necessariamente contenere le contestazioni, potendo avere una molteplicità di contenuti, valutativi e meramente ricognitivi di fatti o di dichiarazioni, che, per la libera valutazione dell’amministrazione finanziaria prima e dell’autorità giudiziaria poi, possono comunque dare luogo alla emissione di avvisi di accertamento (Cass. 29 dicembre 2017, n. 31120). La previsione di cui alla L. 7 gennaio 1929, n. 4, art. 24, quindi, non impone sempre l’adozione di un processo verbale con il quale siano contestate le violazioni finanziarie e, poichè il contenuto del processo verbale deve fare riferimento alla specifica attività compiuta dall’Amministrazione finanziaria, in caso di accesso mirato, ben può essere redatto il verbale di accesso con il quale si dà atto che, in quella occasione, è stata richiesta la esibizione di documentazione. Il processo verbale, redatto ai sensi della L. n. 4 del 1929, art. 24, deve, quindi, attestare le operazioni compiute dall’Amministrazione, sicchè, nel caso di accesso mirato all’acquisizione di documentazione “fiscale, è sufficiente l’indicazione, in esso, dei documenti prelevati, ferma restando la decorrenza del termine dilatorio di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, dal rilascio di copia del predetto verbale, senza che sia necessaria l’adozione di un ulteriore verbale di contestazione delle violazioni successivamente riscontrate (Cass., sez. 5, ord. n. 12094 del 8/5/2019).

1.5. Come riconosciuto dalla stessa contribuente in controricorso, l’accesso effettuato dai verificatori presso la società era esclusivamente finalizzato all’acquisizione di copia di documenti (cfr. pagina 2 del controricorso “a seguito di questa verifica…. L’ufficio ha effettuato alcuni accessi fisici presso la sede della società scrivente per acquisire o chiedere documentazione della stessa società o per acquisire chiedere documentazione anche delle altre società aventi del medesimo luogo la propria sede legale”); all’esito dell’accesso è stato redatto un verbale che è stato regolarmente portato a conoscenza della società (cfr. pagina 11 del controricorso “nel caso di specie, al contrario, quello che viene inopinatamente citato da controparte e dal quale avrebbe dovuto decorrere il termine per l’esercizio del diritto di difesa del contribuente, non è l’ultimo (il conclusivo) verbale, ma, meramente, il verbale dell’ultimo… degli accessi effettuati”). La circostanza che tra la consegna del verbale in oggetto, avvenuta in data 3 marzo 2010, e l’adozione dell’avviso di accertamento, pacificamente avvenuta in data 14 settembre 2011, è decorso un lasso di tempo superiore ai sessanta giorni posto a tutela del diritto di difesa del contribuente porta ad escludere la sussistenza della violazione denunciata ed a ritenere, di conseguenza, che siano state assicurate le garanzie, di natura costituzionale e comunitaria, previste dalla L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, atteso che, secondo l’orientamento espresso da questa Corte, “il termine dilatorio di cui alla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 12, comma 7, decorre da tutte le possibili tipologie di verbali che concludono le operazioni di accesso, verifica o ispezione, indipendentemente dal loro contenuto e denominazione formale, essendo finalizzato a garantire il contraddittorio anche a seguito di un verbale meramente istruttorio e descrittivo” (Cass. 2 luglio 2014, n. 15010). Del resto, la L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, imponendo la redazione e la notifica o la consegna al contribuente di un “verbale di chiusura delle operazioni”, utilizza una locuzione generica che comprende tutte le possibili tipologie di verbali che concludono le operazioni di accesso, verifica o ispezione nei locali e comunque molto più ampia di quella adottata dalla L. n. 4 del 1929, art. 24, che prevede, invece, la redazione di un “verbale di constatazione”. Tale diversità rende evidente che l’approntamento di un processo verbale scritto, come ultimo atto precedente l’eventuale adozione di un atto impositivo, da cui far decorrere il termine dilatorio, deve avvenire anche per gli “accessi brevi” finalizzati all’acquisizione di documentazione (Cass., ord. n. 30026 del 21/11/2018) e che, laddove l’attività istruttoria si risolva nella mera richiesta di documentazione o nella acquisizione di documentazione, il verbale di accesso e acquisizione documenti, che indica tale finalità come sua esclusiva motivazione, assolve le funzioni proprie del “verbale di chiusura delle operazioni” L. n. 212 del 2000, ex art. 12, restando ogni altra attività svolta in ufficio non rilevante ai fini del richiamato art. 12 (Cass., ord. n. 27732 del 30/10/2018). La Commissione regionale, ritenendo violati i diritti di difesa della contribuente, si è discostata dai principi suddetti.

2. La sentenza impugnata deve, quindi essere cassata, con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Liguria, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

PQM

accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata, con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Liguria, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 24 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 maggio 2021

 

 

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