Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14745 del 05/07/2011

Cassazione civile sez. trib., 05/07/2011, (ud. 07/06/2011, dep. 05/07/2011), n.14745

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. PERSICO Mariaida – Consigliere –

Dott. PARMEGGIANI Carlo – Consigliere –

Dott. DIDOMENICO Vincenzo – Consigliere –

Dott. CARACCIOLO Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 17127-2009 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

A.E. (OMISSIS), P.M., nella qualità di

erede di Pi.Fe., elettivamente domiciliate in ROMA,

LUNGOTEVERE DELLA VITTORIA 10, presso lo studio dell’avvocato RIZZI

ANNA, rappresentate e difese dall’avvocato BENNI LUIGI, giusta

procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrenti –

e contro

F.T., PI.FR., p.

f.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 110/2008 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di ROMA del 7/05/08, depositata il 26/05/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

07/06/2011 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE CARACCIOLO; è

presente il P.G. in persona del Dott. GAETA Pietro.

La Corte:

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che, ai sensi del’art. 380 bis c.p.c., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

Il relatore cons. Giuseppe Caracciolo, letti gli atti depositati.

Osserva:

La CTR di Roma ha respinto l’appello dell’Agenzia -appello proposto contro la sentenza n.282/01/2006 della CTP di Roma che ha integralmente accolto il ricorso dei contribuenti A.C. e Pi.Fe. – ed ha così annullato l’avviso di rettifica e liquidazione della maggiore tassa di registro riferita al valore di tre dei cinque immobili caduti nella successione di A. B., immobili consistenti in terreni destinati alla realizzazione di spazi di verde pubblico.

La predetta CTR ha motivato la decisione ritenendo che fosse da condividere l’orientamento del giudice di primo grado secondo cui l’Agenzia non aveva assolto all’onere di prova che le incombeva ed inoltre che l’Agenzia non aveva “introdotto, rispetto a precedente giudizio, alcun elemento di novità idoneo a rivedere il giudizio emesso dai Giudici di prime cure”.

L’Agenzia ha interposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi.

Si sono costituiti gli intimati con controricorso.

Il ricorso – ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. assegnato allo scrivente relatore – può essere definito ai sensi dell’art. 375 c.p.c..

Infatti, con i tre (omogenei) motivi di censura (tutti rubricati come: “Nullità della sentenza per violazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, artt. 61 e 36, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4”, ed il secondo ed il terzo anche con il richiamo degli “art. 132 c.p.c. e art. 118 disp. att. c.p.c.”, tutti assistiti da idoneo quesito) l’Agenzia ricorrente il ricorrente si duole in sostanza della nullità della sentenza di appello per violazione dell’obbligo di motivazione e quindi per difetto assoluto della motivazione stessa.

Riassuntivamente, la parte ricorrente ha evidenziato che il giudice di appello non aveva dato conto in alcun modo del percorso logico sotteso alla propria determinazione di rigetto dell’appello.

Il motivo è manifestamente fondato, e la sentenza deve essere cassata con rimessione della controversia ad altra sezione della stessa CTR di Roma, alla luce della costante giurisprudenza di questa Corte secondo cui: “Ricorre il vizio di omessa motivazione, nella duplice manifestazione di difetto assoluto o di motivazione apparente, quando il giudice di merito apoditticamente neghi che sia stata data la prova di un fatto ovvero che, al contrario, affermi che tale prova sia stata fornita, omettendo un qualsiasi riferimento sia al mezzo di prova che ha avuto a specifico oggetto la circostanza in questione, sia al relativo risultato. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza del giudice di secondo grado che, in una controversia tributaria inerente all’accertamento dell’esatto ammontare della base imponibile Irpeg ed Ilor, a fronte di una precisa affermazione di segno contrario nella sentenza di primo grado ed in risposta ad uno specifico motivo d’appello, si era limitato ad affermare che la parte aveva prodotto tutta la documentazione relativa ai costi sostenuti, i quali avevano un’incidenza sul fatturato appena superiore al 1%, percentuale ritenuta sufficientemente congrua)” (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 871 del 15/01/2009); ed ancora: “Sussiste il vizio di nullità della sentenza per omessa motivazione, allorchè essa sia priva dell’esposizione dei motivi in diritto sui quali è basata la decisione. (Nella specie, la motivazione della sentenza di appello, pronunciata dalla commissione tributaria regionale, si esauriva nella seguente proposizione ermetica: “la sentenza appellata è fondata sull’esame delle richieste formulate dal contribuente nel ricorso, per cui vi è corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato, nè le argomentazioni svolte dal’A.F. appaiono sufficienti per poter modificare, riformare o ribaltare la sentenza appellata che deve ritenersi motivata ad substantiam)” (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 16581 del 16/07/2009).

Nella specie di causa la motivazione si palesa meramente apparente (idonea come è a costituire supporto per qualsivoglia decisione e per nessuna), e ciò indipendentemente da fatto che la parte ricorrente (come sarebbe stato suo preciso dovere) non abbia trascritto in atto le censure sulle quali era fondato l’appello. Ed invero, l’eccezione della parte intimata (che neppure ha fatto uso di maggiore diligenza) secondo cui l’atto di appello non contemplava alcuno specifico motivo di censura, non è coerente con le ragioni di rigetto dell’appello, che non sono fondate sull’inammissibilità del gravame, ma bensì sull’assenza di “novità” rispetto alle ragioni già formulate in primo grado, novità che non ha obbligo di esservi, ben potendo la parte riproporre le stesse argomentazioni, esattamente contrapposte a quelle che sono state valorizzate dal primo giudice a sostegno della propria decisione.

Si ritiene perciò che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio per manifesta fondatezza.

che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata agli avvocati delle parti: che non sono state depositate conclusioni scritte, nè memorie.

che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione e, pertanto, il ricorso va accolto, che le spese di lite posso essere regolate dal giudice del rinvio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso. Cassa e rinvia alla CTR Lazio, anche per le spese di questo grado di giudizio.

Così deciso in Roma, il 7 giugno 2011.

Depositato in Cancelleria il 5 luglio 2011

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