Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14741 del 19/07/2016


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Cassazione civile sez. II, 19/07/2016, (ud. 21/04/2016, dep. 19/07/2016), n.14741

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 30633/2011 proposto da:

F.G., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

DI VIGNA MURATA 1, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO MAURO,

rappresentato e difeso dall’avvocato ALESSANDRO PALASCIANO;

– ricorrente –

contro

B.D., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DARDANELLI 13, presso lo studio dell’avvocato SALVATORE TANGARI,

rappresentato e difeso dall’avvocato PEPPINO MARIANO;

– controricorrente –

e contro

VILLA S. ANNA S.p.a. in persona del legale rappresentante pro

tempore;

– intimata –

avverso il provvedimento del TRIBUNALE di CATANZARO nel procedimento

iscritto nel R.G.V.G. n. 1293/10 e depositato il 11/07/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

21/04/2016 dal Consigliere Dott. ELISA PICARONI;

udito l’Avvocato MICHELE DE CILLIS, con delega dell’Avvocato PEPPINO

MARIANO difensore del controricorrente, che ha chiesto il rigetto

del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CERONI Francesca, che ha concluso per l’inammissibilità, in

subordine per il rigetto del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. – E’ impugnata l’ordinanza del Presidente del Tribunale di Catanzaro, depositata in data 11 luglio 2011, che ha accolto l’opposizione proposta, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 170, dal Dott. B.D. avverso il decreto del Giudice istruttore di liquidazione del compenso al CTU Dott. F.G., per l’attività svolta nella causa che vedeva contrapposto il predetto Dott. B. e la clinica Villa S. Anna s.p.a..

1.1. – Il Giudice istruttore aveva fatto applicazione del D.M. 30 maggio 2002, n. 115, artt. 2 e 52 e liquidato l’importo di Euro 11.615,47 a titolo di onorari, oltre accessori di legge, a carico della clinica Villa S. Anna.

2. – Il giudice dell’opposizione liquidava la minor somma di Euro 3.429,53, in relazione a n. 420 vacazioni, dopo avere rilevato che l’attività svolta dal CTU non aveva richiesto valutazioni di tipo contabile o societario, come ritenuto erroneamente dal Giudice istruttore, nè valutazioni assimilabili a quelle richieste per la determinazione dei corrispettivi da lavoro subordinato.

3. – Per la cassazione del provvedimento il CTU Dott. F. ha proposto ricorso straordinario sulla base di quattro motivi.

Resiste con controricorso B.D.. E’ rimasta intimata la clinica Villa S. Anna spa.

Le parti hanno depositato memorie in prossimità dell’udienza.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. – Il ricorso è infondato.

1.1. – Con il primo motivo è dedotta violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, artt. 50 e 52, D.M. 30 maggio 2002, artt. 1 e 2 e della L. n. 319 del 1980, art. 4 e si contesta l’applicazione del criterio residuale delle vacazioni, a fronte di un’attività evidentemente assimilabile a quella tipizzata della consulenza contabile, quanto meno in via di estensione analogica.

2. – Con il secondo motivo è dedotta violazione e falsa applicazione dell’art. 100 c.p.c. e si contesta la carenza di interesse ad impugnare in capo al Dott. B., rilevabile anche d’ufficio, poichè il Giudice istruttore aveva posto la liquidazione a carico della società Villa S. Anna, l’importo era stato corrisposto e la controversia era stata abbandonata dalle parti. Il Dott. B. aveva motivato l’interesse all’opposizione facendo presente che si era impegnato, nell’ambito dell’accordo extraprocessuale raggiunto con la controparte, a restituire l’importo dalla stessa corrisposto al CTU, senza peraltro dare prova dell’asserito accordo transattivo.

3. – Con il terzo motivo è dedotta violazione dell’art. 112 c.p.c. e si contesta l’ultrapetizione in cui sarebbe incorso il giudice dell’opposizione per avere riformato il decreto opposto in riferimento al criterio di liquidazione della CTU, mentre l’opponente non aveva censurato tale profilo ed aveva lamentato soltanto che l’importo liquidato era eccessivo.

4. – Con il quarto motivo è dedotto vizio di motivazione, sul rilievo che il giudice dell’opposizione non avrebbe spiegato le ragioni per cui l’attività prestata dal CTU non aveva natura contabile.

5. – Le doglianze, che possono essere esaminate congiuntamente, sono in parte inammissibili e in parte infondate.

5.1. – E’ inammissibile la questione posta con il secondo motivo, concernente la carenza di interesse ad impugnare del Dott. B..

La questione non è stata trattata dal giudice dell’opposizione nel provvedimento oggetto di ricorso, e dal ricorso non risulta se fosse stata prospettata in quella sede, sicchè integra una deduzione nuova, che oltretutto implica accertamenti in fatto, come tale inammissibile in sede di legittimità (ex plurimis, Cass., sez. 2, sentenza n. 2443 del 2016).

5.2. – Non sussiste la denunciata ultrapetizione, in quanto con la proposizione dell’opposizione del D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 170, era devoluta al giudice la rivalutazione della liquidazione contestata anche sotto il profilo dei criteri adottati, essendo sufficiente a tal fine la richiesta di rideterminazione della liquidazione nel minore importo ritenuto di giustizia, nella specie formulata dall’opponente, come risulta dal ricorso (pag. 3).

5.4. – Quanto alle doglianze concernenti la mancata assimilazione dell’attività svolta dal Dott. F. alla consulenza contabile, si deve richiamare il principio consolidato nella giurisprudenza di questa Corte, secondo cui, nella determinazione degli onorari spettanti ai consulenti va applicato il criterio delle vacazioni, anzichè quello a percentuale, non solo quando manca una specifica previsione della tariffa, ma altresì quando, in relazione alla natura dell’incarico ed al tipo di accertamento richiesti al giudice, non sia logicamente giustificata e possibile un’estensione analogica delle ipotesi tipiche di liquidazione secondo il criterio della percentuale e la decisione di liquidare gli onorari a tempo e non a percentuale è incensurabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivata (ex plurimia, Cass., sez. 2, sentenza n. 17685 del 2010).

Nel caso in esame, il giudice dell’opposizione ha escluso che l’attività svolta dal Dott. F. – di verifica dell’entità delle somme spettanti al Dott. B. per le prestazioni professionali svolte nell’ambito del rapporto di collaborazione con la società Villa S. Anna – concernesse “valutazioni contabili o societarie”.

La motivazione, per quanto sintetica, risulta congrua e immune da vizi logico-giuridici, tenuto conto che del D.M. 30 maggio 2002, art. 4, di cui il ricorrente lamenta la mancata applicazione quanto meno in via analogica, ha ad oggetto la perizia o la consulenza tecnica in materia di bilancio e relativo conto dei profili e perdite, che non è assimilabile all’attività nella specie svolta.

Al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente alle spese del presente giudizio, liquidate come in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 2.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 21 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 19 luglio 2016

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