Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14741 del 13/06/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 13/06/2017, (ud. 02/03/2017, dep.13/06/2017),  n. 14741

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23291-2015 proposto da:

AZIENDA NAPOLETANA MOBILITA’, – C.F. e P.I. (OMISSIS), in persona del

suo legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA ADOLFO GANDIGLIO 27, presso lo studio dell’avvocato

EMIDDIO PERRECA, rappresentata e difesa dall’avvocato GENNARO DI

MAGGIO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso l’ordinanza n. 4226/2015 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE,

depositata il 02/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 02/03/2017 dal Consigliere Dott. PAOLA VELLA.

Fatto

RILEVATO

che:

1. con ricorso per revocazione ex art. 391-bis c.p.c. e ex art. 395 c.p.c., n. 4), la ricorrente si duole del fatto che, a fronte di una proposta del relatore di rigetto del primo motivo di ricorso e di inammissibilità del secondo, il Collegio, all’esito della camera di consiglio, abbia invece accolto il primo motivo e dichiarato assorbito il secondo, utilizzando però le stesse argomentazioni contenute nella relazione del relatore;

2. la controricorrente eccepisce l’inammissibilità del ricorso, contestando che si possa configurare un errore di fatto per l’utilizzo da parte del Collegio delle motivazioni poste a base della proposta del relatore, in quanto il primo, nel valutare le stesse fonti normative, è semplicemente giunto a conclusioni diametralmente opposte rispetto al secondo, peraltro decidendo la causa ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto;

3. all’esito della camera di consiglio il Collegio ha disposto l’adozione della motivazione in forma semplificata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. l’eccezione di inammissibilità è fondata, in quanto la censura non coglie l’effettiva portata del rapporto esistente, nel nuovo giudizio camerale, tra la proposta del relatore e la decisione collegiale;

5. invero, come questa Corte ha avuto di recente occasione, tra l’altro, di precisare, “la previsione di una proposta di trattazione camerale da parte del relatore, in ragione della ravvisata esistenza di ipotesi di decisione del ricorso di cui all’art. 375 c.p.c. – in luogo della relazione (o cd. “opinamento”) depositata in cancelleria, secondo la formulazione del previgente art. 380 bis c.p.c. – appartiene anch’essa all’esercizio della discrezionalità del legislatore in ambito processuale e non è tale da vulnerare il diritto di difesa, giacchè trattasi di esplicitazione interlocutoria di mera ipotesi di esito decisorio, non affatto vincolante per il Collegio e che, di per sè, ove rimanga confinata nell’alveo del Thema decidendum segnato dai motivi di impugnazione, neppure è idonea a sollecitare profili attinenti allo stesso principio del contraddittorio” (Cass. Sez. 6-3, n. 395/17);

6. la non vincolatività della proposta del relatore e l’inesistenza di ostacoli teorici acchè le argomentazioni sviluppate nella sua relazione possano portare, all’esito della ponderata camera di consiglio, ad una soluzione difforme ed anche opposta della questione, per quanto possa apparire una distonia del sistema integra in realtà una delle evenienze in esso implicite, non potendo costituire ex sè un fenomeno riconducibile alla categoria dell’errore di fatto revocatorio;

7. all’inammissibilità del ricorso segue la condanna alle spese.

PQM

 

Dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento in favore dell’amministrazione controricorrente delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 10.000,00 per compensi, oltre spese prenotate a debito. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 2 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 13 giugno 2017

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