Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14735 del 27/05/2021

Cassazione civile sez. trib., 27/05/2021, (ud. 09/02/2021, dep. 27/05/2021), n.14735

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRUCITTI Roberta – Presidente –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello Maria – rel. Consigliere –

Dott. VENEGONI Andrea – Consigliere –

Dott. PANDOLFI Catello – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 22414/2014 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del legale rappresentante p.t.,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio ex lege in Roma, alla via dei Portoghesi, n. 12;

– ricorrente –

contro

M.A.;

– intimato –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale per il

Lazio – Sez. staccata di Latina n. 940/39/2014, pronunciata in data

04 febbraio 2014 e depositata in data 13 febbraio 2014, non

notificata;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 09 febbraio

2021 dal Cons. Marcello M. Fracanzani.

 

Fatto

RILEVATO

1. La società Loas s.r.l., operante nel settore dei rifiuti, era oggetto di verifica fiscale pluriennale (anni d’imposta 2004-2006) i cui esiti venivano recepiti in un p.v.c. del 13.11.2006. In particolare, nei confronti di quest’ultima era stato accertato un reddito di impresa per Euro 208.361,00, da imputarsi ai soci per trasparenza. Il contribuente era così attinto da avviso di accertamento per l’anno d’imposta 2006 ai fini Iperf, oltre ad addizionali regionale e comunale, interessi e sanzioni, quale socio al 50% della società di capitali.

2. Insorgeva con ricorso il contribuente, cui resisteva l’Ufficio. La Commissione tributaria provinciale accoglieva il gravame sulla scorta della sentenza emessa dalla Commissione tributaria di Latina nei confronti della società Loas Italia s.r.l.

3. Proponeva appello l’Amministrazione finanziaria, cui seguiva la costituzione e l’appello incidentale da parte del contribuente. La Commissione tributaria regionale respingeva l’appello principale, rimanendo assorbito quello incidentale.

4.Ricorre per la cassazione della sentenza l’Avvocatura generale dello Stato che si affida a quattro motivi di ricorso. Rimane intimato il contribuente.

Diritto

CONSIDERATO

1. Con il primo motivo di ricorso la difesa erariale denunzia la violazione e falsa applicazione dell’art. 2909 c.c. e dell’art. 124 disp. att. c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., conna 1, n. 3 nonchè dell’art. 324 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4. La decisione di rigetto dell’appello sarebbe errata per aver la CTR infondatamente ritenuto definitivo l’accertamento condotto nei confronti della società. Invero, la decisione relativa a detto accertamento non era ancora passata in giudicato al momento della definizione del secondo grado di giudizio, difettando peraltro agli atti anche l’attestazione di intervenuto passaggio in giudicato della separata sentenza assunta dalla CTR, tanto da essere poi stata impugnata innanzi a questa Corte nei termini di legge.

Il motivo è fondato.

1.1 Afferma il vero la difesa erariale quando evidenzia che la sentenza n. 629/39/2013, emessa in favore della società Loas Italia s.r.l., è stata impugnata innanzi a questa Corte, che infatti ha deciso il giudizio con l’ordinanza n. 6073/2020 in accoglimento del ricorso proposto dall’Avvocatura generale dello Stato, cassando con rinvio l’impugnata sentenza. Nel caso in commento è pertanto pacifico che la decisione emessa dalla CTR in favore della società non fosse passata in giudicato per le ragioni anzidette, sicchè difettava il primo presupposto su cui il Collegio d’appello ha fondato il rigetto del gravame.

1.2 Ciò detto, occorre ricordare che “in via generale, questa Corte ha più volte annunciato (Cass. nn. 6788/13, 2137/14) che la sentenza che sia passata in giudicato, oltre ad avere un’efficacia diretta tra le parti, i loro eredi ed aventi causa, ne ha anche una riflessa, poichè, quale affermazione oggettiva di verità, produce conseguenze giuridiche anche nei confronti di soggetti rimasti estranei al processo nei quali sia stata resa qualora essi siano titolari di diritti dipendenti dalla situazione definita in quel processo, o comunque subordinati a questa. In coerenza con tali principi si è altresì precisato, nella materia tributaria, che la sentenza favorevole alla società contribuente, che esclude il conseguimento di ricavi non contabilizzati a fini IRAP, divenuta irrevocabile per mancata impugnazione da parte dell’Amministrazione finanziaria, può essere utilizzata, nonostante la diversità delle imposte, dal socio come prova nel giudizio tributario per contestare ai fini IRPEF i presunti utili percepiti nell’esercizio della medesima attività d’impresa, posto che, anche in difetto di espressa previsione legislativa, l’esclusione dello stesso dato economico e fattuale di partenza fa venir meno, di riflesso, anche la fonte giustificativa dei pretesi redditi incassati dal socio (Cfr. Cass., V, n. 1939/2019; n. 27778/2017; n. 24534 del 2017; Cass. n. 15824 del 2016).

2. Sulla scorta di tali principi, il Collegio ribadisce che nel giudizio avente ad oggetto l’avviso di accertamento relativo al socio di una società di capitali che abbia optato per il regime della trasparenza debba riconoscersi l’efficacia riflessa del giudicato formatosi nel giudizio intercorso tra l’Agenzia delle entrate e la società. Giudicato che però, nel caso in esame, non si è verificato nemmeno con il deposito dell’ordinanza n. 6073/2020 che ha cassato con rinvio, per cui non si è concretata alcuna efficacia riflessa da poter essere assunta dalla CTR.

Il motivo è quindi fondato.

3. Con il secondo motivo di ricorso l’Avvocatura dello Stato lamenta la motivazione apparente in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4. In particolare censura la decisione impugnata giacchè la CTR avrebbe acriticamente condiviso la decisione di primo grado, senza illustrare le reali motivazioni e, quindi, il percorso logico-giuridico che l’ha condotta a rigettare l’appello proposto dall’Ufficio.

Il motivo è infondato.

3.1 In materia “è ormai principio consolidato nella giurisprudenza di questa Corte l’affermazione secondo la quale (Cass. VI- 5, n. 9105/2017) ricorre il vizio di omessa o apparente motivazione della sentenza allorquando il giudice di merito ometta ivi di indicare gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento ovvero li indichi senza un’approfondita loro disamina logica e giuridica, rendendo, in tal modo, impossibile ogni controllo sull’esattezza e sulla logicità del suo ragionamento. In tali casi la sentenza resta sprovvista in concreto del c.d. “minimo costituzionale” di cui alla nota pronuncia delle Sezioni Unite di questa Corte (Cass. S.U, n. 8053/2014, seguita da Cass. VI – 5, n. 5209/2018).

3.2 Nel caso in esame non si rinviene un vizio motivazionale con le caratteristiche appena descritte, avendo la CTR deciso e argomentato il rigetto dell’appello, ancorchè infondatamente, sulla scorta di un giudicato non ancora formatosi.

Il motivo è dunque infondato.

4. Con il terzo motivo la difesa erariale denunzia l’omesso esame di un fatto decisivo che è stato oggetto di discussione tra le parti in parametro all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

5. Infine, con il quarto motivo l’Avvocatura dello Stato lamenta la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 109 e del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 17, 21, 23 e 54 nonchè degli artt. 2697,2727 e 2729 c.c. in parametro all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

6. I due motivi vanno dichiarati assorbiti essendo stati svolti dalla parte ricorrente, come risulta dalla lettura del ricorso, “in estremo subordine e per mero scrupolo difensivo”.

7. In conclusione il ricorso è fondato in relazione al primo motivo di ricorso, mentre il secondo va respinto e il terzo e il quarto possono essere dichiarati assorbiti.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo, respinge il secondo e dichiara assorbiti il terzo e il quarto motivo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria per il Lazio – sez. staccata di Latina, in diversa composizione cui demanda anche la regolazione delle spese del giudizio.

Così deciso in Roma, il 9 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 maggio 2021

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