Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14691 del 06/06/2018


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Civile Ord. Sez. 1 Num. 14691 Anno 2018
Presidente: GIANCOLA MARIA CRISTINA
Relatore: IOFRIDA GIULIA

sul ricorso 23576/2014 proposto da:
Boccaletti Rossana, Veneri Gina, la prima anche in proprio ed
entrambe nella qualità di eredi di Boccaletti Giuseppe, elettivamente
domiciliate in Roma, Corso Trieste n.87, presso lo studio dell’avvocato
Antonucci Arturo, che le rappresenta e difende

unitamente

all’avvocato Vassalle Roberto, giusta procura in calce al ricorso;
-ricorrenti CO ntro

Banco Emiliano – Credito Cooperativo – Società Cooperativa, in
persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliato in Roma, Via Flaminia n.135, presso lo studio

C,

Li

Data pubblicazione: 06/06/2018

dell’avvocato Berruti Paolo, che lo rappresenta e difende unitamente
all’avvocato Lenzini Ilaria, giusta procura a margine del controricorso;
-controricorrente –

avverso la sentenza n. 1832/2014 della CORTE D’APPELLO di
BOLOGNA, depositata il 29/07/2014;

12/04/2018 dal cons. IOFRIDA GIULIA.

FATTI DI CAUSA
La Corte d’appello di Bologna, con sentenza n. 1832/2014, pronunciata in giudizio promosso da Boccaletti Giuseppe e Boccaletti
Rossana per sentire dichiarare la nullità ovvero l’annullamento ovvero
la risoluzione per inadempimento di due operazioni di investimento in
obbligazioni argentine, con ordini sottoscritti nel 1998, in attuazione
del contratto quadro del 1994, e nel 2000, da parte della sola
Boccaletti Rossana (figlia di Giuseppe), correlata ad un secondo
contratto quadro del 2000, sottoscritto dalla stessa, per mancanza di
un valido contratto di negoziazione, nonché violazione degli obblighi
informativi da parte dell’intermediario, anche successivamente
all’acquisto (con riferimento all’aumento di rischiosità intervenuto
nella seconda metà del 2001) e violazione della normativa sul conflitto
di interesse e sul dovere di

best execution, con condanna della

convenuta alla restituzione e/o al risarcimento del danno consistito
nella perdita della somma investita,- ha, in riforma della decisione di
primo grado (che aveva accolto la sola domanda di risoluzione per
inadempimento dell’investimento in oggetto per violazione da parte
dell’intermediario del dovere di informazione degli ordini di borsa

“7.1.1998 e 24.5.2000”), respinto tutte le domande formulate dagli
attori.

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

In particolare, la Corte d’appello, nell’accogliere il gravame principale
della banca, respinta l’istanza di riunione della causa con altra, con
parti diverse ed oggetto diverso, ma ritenuta ammissibile “in ragione

delle preclusioni del primo grado” la produzione delle deposizioni
testimoniali assunte in quel distinto giudizio, ha ritenuto che le
disposizioni di cui all’art.21 lett.b) del TUB ed all’art.28 del

fornire

“sistematiche e puntuali informazioni successive ad ogni

operazione” di investimento, ma solo per determinate operazioni
(“warrant, derivati e gestioni”), e che, in ogni caso, nella fattispecie,
il teste Lupi, indicato dalla banca, aveva dichiarato di avere avvisato
l’investitore del deprezzamento dei titoli argentini in epoca successiva;
inoltre, ad avviso della Corte distrettuale, non era stata fornita la
prova circa il nesso di causalità tra la violazione dei suddetti obblighi
informativi ed il danno.
La Corte d’appello ha poi respinto il gravame incidentale proposto
dagli investitori, in riferimento al rigetto delle domande di nullità del
contratto quadro del 1994 (anche stante la tardività dell’eccezione di
nullità), per difetto di forma scritta, nonché delle domande correlate
alla violazione degli obblighi informativi anteriormente all’ordine ed
all’adeguatezza dell’operazione (essendo, nel 1998 ed anche nel 2000,
i titoli argentini “speculativi” ma senza “sintomi significativi di default”,
avvenuto nel 2001; avendo gli appellanti incidentali investito “non solo

in sicuri titoli di stato italiani, ma in PCT, azioni, obbligazioni”, con un
portafoglio diversificato nel quali i titoli in oggetto rappresentavano

“solo una parte non preponderante”) ovvero all’ipotizzato conflitto di
interessi.
Avverso la suddetta sentenza, Boccaletti Rossana e Veneri Gina, la
prima anche in proprio ed entrambe quali eredi di Boccaletti Giuseppe,
3

Regol.Consob 11522 non implicano l’obbligo per l’intermediario di

propongono ricorso per cassazione, affidato a sette motivi, nei
confronti del Banco Emiliano Credito Cooperativo soc.coop., (che
resiste con controricorso). Le parti hanno depositato memorie.

RAGIONI DELLA DECISIONE
1.Le ricorrenti lamentano: 1) con il primo motivo, ex art.360 n. 4

c.p.c., essendo la motivazione redatta con la tecnica del “copia ed
incolla”, prescindendo totalmente sia dalle prove raccolte nella causa
sia dagli argomenti posti a fondamento della decisione di primo grado;
2) con il secondo motivo, la violazione, ex art.360 n. 4 c.p.c.,
dell’art.345 comma 3 c.p.c., in relazione alla ritenuta ammissibilità
della produzione in appello “del verbale d’udienza 6/10/2008” tenutasi
in diversa causa, svoltasi tra parti diverse (Boccaletti Giuseppe e
Veneri Gina contro la medesima banca), avendo la Corte distrettuale
fondato la propria decisione anche sulla deposizione resa, nel predetto
giudizio, dal teste Lupi; 3) con il terzo motivo, la violazione, ex art.360
n, 3 c.p.c., degli artt.21 d.lgs. 58/1998 e 1337, 1338, 1374, 1375 e
1175 c.c., in relazione al dovere per l’intermediario di adempiere, nel
corso dell’intero rapporto, alle obbligazioni collaterali di informazione
e protezione e quindi nella specie di informare i clienti dei gravi e
reiterati deciassamenti dei rating che assistevano le obbligazioni
argentine intervenuti nella seconda metà del 2001; 4) con il quarto
motivo, la violazione, ex art.360 n. 3 c.p.c., degli artt.1453 e 2033
c.c., in relazione alle conseguenze della risoluzione del contratto di
investimento per inadempimento dell’obbligo di informare dopo
l’acquisto dei gravi declassamenti dei rating annuncianti il default; 5)
con il quinto motivo, la violazione, ex art.360 n. 3 c.p.c., degli artt. 6
comma 1 lett. b 1.1/1991 e 9 comma 2 lett. “i” Reg.Consob
5387/1991, nonché 1325, 1346, 1350 e 1418, in relazione all’eccepita
4

c.p.c., la nullità della sentenza, per violazione degli artt.116 e 132

mancanza di un valido contratto quadro per indeterminabilità delle
prestazioni (compensi) dovuti dal cliente; 6) con il sesto motivo, la
violazione degli artt.18 VI° comma d.lgs. 416/1996, 5 comma II° e 6
del Reg.Consob n. 10943/1997, nonché 23 d.lgs. 58/1998 e 28
comma II e 29 Reg. Consob 11522/1998, vigenti all’epoca dei due
investimenti, in relazione ai contestati inadempimenti agli obblighi

settimo motivo, la violazione, ex art.360 n. 4 c.p.c., dell’art.132 c.p.c.,
in relazione alla motivazione della sentenza in tema di conflitti di
interesse e di violazione del dovere di best execution, posti dagli artt.3
e 4 Reg.Consob 10943/1997.
2.

Preliminarmente,

in

ordine all’eccezione,

sollevata

dalla

controricorrente, di inammissibilità del ricorso proposto da Veneri
Gina, quale erede di Boccaletti Giuseppe, avendo la stessa
documentato di avere rinunciato espressamente all’eredità del de

cuius, l’eccezione risulta fondata, previa compiuta verifica degli atti
(Cass. 15352/2010; Cass. 2131/2014), essendovi la documentazione
della rinuncia espressa all’accettazione dell’eredità, cosicché il
successivo comportamento della stessa, relativo alla proposizione
della presente impugnazione, non può essere inteso come implicante
implicare una accettazione tacita della stessa.
3. La prima censura del ricorso è infondata.
Invero, costituisce, anzitutto, principio consolidato espresso da questo
giudice di legittimità quello secondo il quale la denuncia di vizi fondati
sulla pretesa violazione di norme processuali non tutela l’interesse
all’astratta regolarità dell’attività giudiziaria, ma garantisce solo
l’eliminazione del pregiudizio subito dal diritto di difesa della parte in
conseguenza della denunciata violazione, cosicché è inammissibile
5

informativi specifici ed alla inadeguatezza dell’operazione; 7) con il

l’impugnazione con la quale si lamenti un mero vizio del processo,
senza prospettare anche le ragioni per le quali l’erronea applicazione
della regola processuale abbia comportato, per la parte, una lesione
del diritto di difesa o altro pregiudizio per la decisione di merito (Cass6330/2014; Cass. 26831/2014; Cass.26338/2016).

dell’investimento per mancanza di un valido contratto-quadro stante
l’indeterminabilità della prestazione dei clienti, mai affermata neppure
in primo grado, essendo stata la nullità dedotta sin dalla citazione
introduttiva del giudizio, deve rilevarsi che, in ogni caso, la questione
dell’eccepita nullità è stata esaminata anche nel merito dalla Corte
d’appello, respingendo l’appello incidentale condizionato (e la
disamina del motivo nel merito sarà sviluppata in risposta alla censura
n. 5).
In ordine poi alla questione attinente alla profilatura degli investitori,
per avere la Corte d’appello ritenuto che, nella fattispecie, gli
investitori avessero rifiutato di fornire informazioni all’intermediario,
mentre i relativi moduli contrattuali erano “al riguardo, in bianco”, la
decisione impugnata contiene un accertamento in fatto, su questione
peraltro non pacifica tra le parti (avendo la banca dedotto che vi fosse
una crocetta sia pure “non perfettamente centrata sull’apposito spazio

previsto nel modulo contrattuale”).
Infine, quanto all’affermazione secondo la quale la Corte d’appello
avrebbe statuito prescindendo totalmente dalle prove raccolte in
giudizio e sulla base delle prove raccolte in altra e diversa causa (la n.
788/2010), deve rilevarsi che la parte avrebbe dovuto dimostrare che
la deposizione del teste Lupi Roberto non era comunque stata
acquisita al processo, nel contraddittorio delle parti, assumendo, anzi,
6

Ora, in ordine alla declaratoria di tardività dell’eccezione di nullità

la controricorrente di averne chiesto l’utilizzazione, producendo il
verbale della relativa deposizione.
Il giudice di merito può infatti utilizzare per la formazione del proprio
convincimento anche le prove raccolte in un diverso processo tra le
parti o altre parti, sempre che siano acquisite al giudizio della cui

vigente, manca una norma di chiusura sulla tassatività dei mezzi di
prova, sicché il giudice può porre a base del proprio convincimento
anche prove c.d. atipiche (cfr. Cass. Cass. 3102/2002; Cass.
20335/2004; Cass. 28855/2008; Cass.11555/2013; Cass
11114/2015; Cass. 840/2015; Cass. 17392/2015; Cass. 1593/2017;
Cass. 8603/2017).
La sentenza risulta pertanto congruamente motivata e non nulla.
4. La seconda, la terza e la quarta censura sono infondate.
Occorre premettere che tra le parti risulta essere stato stipulato il c.d.
contratto quadro (anzi la Boccaletti Rossana risulta averne sottoscritto
due), avente ad oggetto il conferimento di incarico per la
negoziazione, la sottoscrizione, il collocamento e la raccolta di ordini
concernenti valori mobiliari, nonché il contratto, in pari data, di
deposito di titoli in custodia ed amministrazione, non anche un
contratto di gestione patrimoniale (un servizio di gestione del
portafoglio o di consulenza), con la conseguente insussistenza di un
obbligo in capo all’istituto di credito di segnalare al cliente anche il
progressivo deterioramento delle condizioni economiche
dell’emittente dei titoli acquisiti nel deposito. Se è infatti vero che «gli
obblighi di in formazione previsti dall’art. 21 D.Igs. 58/1998 (TUF). non
riguardano soltanto la fase anteriore alla stipula del contratto di
negoziazione, ma anche la fase successiva, è pur vero che gli obblighi
7

cognizione è investito, atteso che, nell’ordinamento processuale

relativi alla fase di esecuzione attengono allo svolgimento successivo
del rapporto quale è predeterminato dallo stesso contratto quadro,
che disciplina le modalità con cui devono essere impartiti gli ordini dal
cliente ed eseguiti dall’intermediario i singoli ordini di investimento o
disinvestimento; si devono invece escludere obblighi di informazione
successivi alla concreta erogazione del serv:zio e relativi, quindi,

servizio di gestione del portafoglio o un servizio di consulenza» (Cass.
2185/2013; Cass.4602/2017; Cass.16318/2017; in tema Cass.
21890/2015, che ha ritenuto sussistente, sulla base degli obblighi di
diligenza e trasparenza, gravanti sull’intermediario ex art. 21 del
d.lgs. n. 58 del 1998 ed art. 28, comma 2, regolamento Consob n.
11522 del 1988, riguardanti anche il servizio di deposito titoli a
custodia e amministrazione accessorio ad un contratto di negoziazione
dei medesimi strumenti finanziari, una volta avvenuta la negoziazione,
l’obbligo per l’intermediario di «acquisire le informazioni necessarie
dai clienti e operare in modo che questi siano sempre adeguatamente
informati», ma non concernenti genericamente l’andamento dei titoli,
come specificamente stabilito dal menzionato art. 28 per i soli derivati
e i “warrant”, per il diverso rapporto di gestione titoli, ma dipendenti
unicamente da specifiche circostanze quali, ad esempio, la
conoscenza, da parte della banca di notizie particolari e non riservate,
o l’esito di analisi economiche, condotte dalla stessa banca, che
l’obbligo di correttezza suggerisca di divulgare tra i clienti ).
Correttamente pertanto la Corte d’appello ha negato l’inadempimento
da parte della banca, atteso che i compiti gravanti sul depositario, si
esauriscono nella sola conservazione dei titoli e nella loro
amministrazione, consistenti, in particolare, nella riscossione dei
dividendi e degli interessi, con esclusione perciò di ogni obbligo
8

all’investimento effettuato, quando non sia previsto nel contratto un

ulteriore e, segnatamente, degli obblighi consultivi ed informativi
sottesi alla gestione del portafoglio.
In ogni caso, quanto al secondo motivo, il documento (n. 21) prodotto
dalla banca, per la prima volta in allegato all’atto di citazione in
appello, non poteva essere prodotto in primo grado, per causa non

successivamente allo scadere delle preclusioni istruttorie relative al
primo grado di giudizio, con conseguente sua ammissibile produzione
in appello ex art.345 c.p.c. comma 3°, nella formulazione applicabile

ratione temporis; inoltre, il giudice di merito può utilizzare per la
formazione del proprio convincimento anche le prove raccolte in un
diverso processo tra le parti o altre parti, sempre che siano acquisite
al giudizio della cui cognizione è investito, potendo il giudice porre a
base del proprio convincimento anche prove cd. atipiche (vedasi
sopra, in ordine al primo motivo).
Quanto al terzo motivo, la Corte d’appello ha correttamente escluso la
sussistenza di un obbligo della banca di fornire informazioni ai clienti
successivamente all’investimento, in fattispecie nella quale non
ricorreva un contratto di gestione del portafoglio, e, quanto al quarto
motivo, la Corte d’appello, avendo escluso la sussistenza di un obbligo
della banca di fornire informazioni ai clienti successivamente
all’investimento, ha di conseguenza escluso un inadempimento
imputabile fonte di risarcimento del danno, cosicché l’affermazione in
ordine alla mancata prova di un nesso di causalità tra il dedotto
inadempimento degli obblighi informativo ed il danno risulta anch’essa
un’argomentazione ad abundantiam.
5. Il quinto motivo è infondato.

imputabile alla parte, essendo stato lo stesso formato

Invero, va premesso che questa corte a S.U. con la sentenza n.
898/2017 ha di recente affermato che “in tema d’intermediazione

finanziaria, il requisito della forma scritta del contratto-quadro, posto
a pena di nullità (azionabile dal solo cliente) dall’art. 23 del d.lgs. n.
58 del 1998, va inteso non in senso strutturale, ma funzionale, avuto
riguardo alla finalità di protezione dell’investitore assunta dalla norma,

redatto per iscritto e ne sia consegnata una copia al cliente, ed è
sufficiente che vi sia la sottoscrizione di quest’ultimo, e non anche
quella dell’intermediario, il cui consenso ben può desumersi alla
stregua di comportamenti concludenti dallo stesso tenuti”.
Ora, la Corte d’appello, confermando sul punto la statuizione di primo
grado, ha comunque ritenuto infondata l’eccezione di nullità del
contratto quadro per mancata determinazione del compenso dovuto
dal cliente all’investitore, rilevando che la forma scritta, in ordine al
suddetto requisito della previsione del compenso, poteva ritenersi
assolta, stante il rinvio contenuto nel contratto “ad un allegato (che i

clienti nel corpo dell’atto dichiarano di aver ricevuto)”. Le ricorrenti,
attraverso il motivo, introducono la diversa allegazione fattuale in
ordine alla mancata produzione in atti di una parte essenziale del
contratto quadro, vale a dire il prospetto contenente l’indicazione
delle “commissioni e spese”, senza documentare quando ed in quale
sede esse si sarebbero doluti della mancata consegna del suddetto
prospetto.
6. Il sesto motivo è inammissibile, in quanto volto a censurare,
attraverso il vizio denunciato di violazione di legge, la valutazione
compiuta dal giudice di merito su aspetti fattuali della causa, vale a
dire il corretto adempimento da parte dell’intermediario dell’obbligo
lo

sicché tale requisito deve ritenersi rispettato ove il contratto sia

informativo specifico e sulla adeguatezza

per l’investitore

dell’operazione di investimento.
7. Il settimo motivo è del pari inammissibile, essendo volto ad
introdurre un vizio, anziché di totale carenza di motivazione della
decisione impugnata, di mera insufficienza motivazionale (su specifici

legittimità, a seguito della riformulazione dell’art.360 n. 5 c.p.c..
8. Per tutto quanto sopra esposto, va respinto il ricorso. Le spese,
liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso; condanna le ricorrenti, in solido, al rimborso
delle spese processuali del presente giudizio di legittimità, liquidate in
complessivi C 6.000,00, a titolo di compensi, oltre 200,00 per esborsi,
nonché rimborso forfetario spese generali nella misura del 15% ed
accessori di legge.
Ai sensi dell’art.13, comma 1 quater del DPR 115/2002, dà atto della
ricorrenza dei presupposti per il versamento da parte delle ricorrenti
dell’importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il
ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art.13.
Così deciso, in Roma, il 12 aprile 2018.

punti della motivazione), ormai non più denunciabile in sede di

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