Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14690 del 06/06/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Ord. Sez. 1 Num. 14690 Anno 2018
Presidente: GIANCOLA MARIA CRISTINA
Relatore: IOFRIDA GIULIA

sul ricorso 23573/2014 proposto da:
Veneri Gina, Boccaletti Rossana, la prima anche in proprio ed
entrambe nella qualità di eredi di Boccaletti Giuseppe, elettivamente
domiciliate in Roma, Corso Trieste n.87, presso lo studio dell’avvocato
Antonucci Arturo, che le rappresenta e difende unitamente
all’avvocato Vassalle Roberto, giusta procura in calce al ricorso;
-ricorrenti contro

Banco Emiliano – Credito Cooperativo – Società Cooperativa, in
persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliato in Roma, Via Flaminia n.135, presso lo studio dell’avvocato

Data pubblicazione: 06/06/2018

Berruti Paolo, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato
Lenzini Ilaria, giusta procura a margine del controricorso;
-controricorrente avverso la sentenza n. 1835/2014 della CORTE D’APPELLO di
BOLOGNA, depositata il 29/07/2014;

12/04/2018 dal cons. IOFRIDA GIULIA.
FATTI DI CAUSA
La Corte d’appello di Bologna, con sentenza n. 1835/2014, pronunciata in giudizio promosso da Veneri Gina e Boccaletti Giuseppe
per sentire dichiarare la nullità ovvero l’annullamento ovvero la
risoluzione per inadempimento di un’operazione di investimento in
obbligazioni argentine, con ordine sottoscritto nel 1997, per mancanza
di un valido contratto di negoziazione, nonché violazione degli obblighi
informativi da parte dell’intermediario, anche successivamente
all’acquisto (con riferimento all’aumento di rischiosità intervenuto nella
seconda metà del 2001) e violazione della normativa sul conflitto di
interesse e sul dovere di best execution, con condanna della convenuta
alla restituzione e/o al risarcimento del danno consistito nella perdita
della somma investita – ha, in riforma della decisione di primo grado
(che aveva accolto la sola domanda di risoluzione per inadempimento
dell’investimento in oggetto, per violazione da parte dell’intermediario
del dovere di informazione circa i reiterati declassamenti dei rating che
assistevano le obbligazioni argentine, intervenuti, nella seconda metà
del 2001), respinto tutte le domande formulate dagli attori.
In particolare, la Corte d’appello, nell’accogliere il gravame principale
della banca, rigettata l’istanza di riunione della causa con altra, con
parti diverse ed oggetto diverso, ma ammessa, “in ragione delle

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

la produzione delle deposizioni

preclusioni del primo grado”,

testimoniali assunte in quel distinto giudizio (doc.to 20), ha ritenuto
che le disposizioni di cui all’art.21Iett.b) del TUB ed all’art.28 del Regol.
Consob n.11522 (quanto al periodo successivo all’epoca
dell’investimento, nel quale operava invece il Reg.n. 8850) non
implicano l’obbligo per l’intermediario di fornire

“sistematiche e

ma solo per determinate operazioni (“warrant, derivati e gestioni”), e
che, in ogni caso, nella fattispecie, il teste Lupi, indicato dalla banca,
aveva dichiarato di avere avvisato l’investitore del deprezzamento dei
titoli argentini in epoca successiva; inoltre, ad avviso della Corte
distrettuale, non era stata fornita la prova circa il nesso di causalità tra
la violazione dei suddetti obblighi informativi ed il danno.
La Corte d’appello ha poi respinto il gravame incidentale proposto dagli
investitori, in riferimento al rigetto, da parte del giudice di primo grado,
delle domande di nullità del contratto quadro del 1994 (anche stante
la tardività dell’eccezione di nullità), per difetto di forma scritta, nonché
delle domande correlate alla violazione, da parte dell’intermediario,
degli obblighi informativi anteriormente all’ordine di investimento
oggetto di causa ed all’inadeguatezza dell’operazione stessa (essendo,
nel 1997, i titoli argentini “speculativi” ma senza “sintomi significativi

di default” ed avendo gli appellanti incidentali investito “non solo in
sicuri titoli di stato italiani, ma in PCT, azioni, obbligazioni”, con un
portafoglio diversificato nel quali i titoli in oggetto rappresentavano

“solo una parte non preponderante”) ovvero all’ipotizzato conflitto di
interessi.
Avverso la suddetta sentenza, Veneri Gina e Boccaletti Rossana, la
prima anche in proprio ed entrambe quali eredi di Boccaletti Giuseppe,
propongono ricorso per cassazione, affidato a sette motivi, nei
3

puntuali informazioni successive ad ogni operazione” di investimento,

confronti del Banco Emiliano Credito Cooperativo soc.coop. (che resiste
con controricorso). Le parti hanno depositato memorie.

RAGIONI DELLA DECISIONE
1. Le ricorrenti lamentano: 1) con il primo motivo, la violazione, ex
art.360 n. 3 c.p.c., degli artt.21 d.lgs. 58/1998 e 1337, 1338, 1374,
1375 e 1175 c.c., in relazione al dovere per l’intermediario di

informazione e protezione e quindi nella specie di informare i clienti dei
gravi e reiterati declassamenti dei

rating

che assistevano le

obbligazioni argentine, intervenuti nella seconda metà del 2001; 2) con
il secondo motivo, la violazione, ex art.360 n. 4 c.p.c., dell’art.345
comma 3 c.p.c., in relazione alla ritenuta ammissibilità della
produzione in appello “del verbale d’udienza 19/1/2009″ tenutasi in
diversa causa (doc.to 20), svoltasi tra parti parzialmente diverse (gli
attori Boccaletti Giuseppe e Boccaletti Rossana contro la medesima
banca convenuta), avendo la Corte distrettuale fondato la propria
decisione anche sulla deposizione resa, nel predetto giudizio, dal teste
Lupi, pur trattandosi di produzione che, in ogni caso, non rientrava nel
novero di quelle ammissibili in appello, oltre a non essere conferente
rispetto all’oggetto del contenaere; 3) con il terzo motivo, la violazione,
ex art.360 n. 3 c.p.c., degli artt.1453 e 2033 c.c., in relazione alle
conseguenze della risoluzione del contratto di investimento per
inadempimento dell’obbligo di informare gli investitori, dopo l’acquisto,
dei gravi declassamenti dei rating annuncianti il default; 4) con il
quarto motivo, la violazione, ex art.360 n. 4 c.p.c., dell’art.6 d.lgs.
5/2003, in relazione alla ritenuta tardività dell’eccezione di nullità del
contratto quadro del 1994 (per indeterminabilità dei compensi dovuti
dai clienti), formulata invece in primo grado nella memoria ex citato
art.6 del c.d. rito societario, in conseguenza delle difese avversare e
4

adempiere, nel corso dell’intero rapporto, alle obbligazioni collaterali di

della produzione, specificamente, di un modulo relativo al suddetto
contratto quadro del 1994; 5) con il quinto motivo, la violazione, ex
art.360 n. 3 c.p.c., degli artt.6 comma 1 lett.b 1.1/1991 e 9 comma 2
lett.”1” del Reg.Consob n. 5387/1991, nonché degli artt.1325, 1346,
1350 e 1418 c.c., in relazione alla ritenuta infondatezza dell’eccezione
di nullità del contratto quadro per indeterminabilità, sulla base dello

violazione, ex art.360 n. 3 c.p.c., degli artt.18 VI° comma d.lgs.
416/1996, 5 comma II° e 6 del Reg.Consob n. 10943/1997, in
relazione ai contestati inadempimenti agli obblighi informativi specifici
ed alla inadeguatezza dell’operazione; 7) con il settimo motivo, la
violazione, ex art.360 n. 4 c.p.c., dell’art.132 c.p.c., in relazione alla
motivazione della sentenza in tema di conflitti di interesse e di
violazione del dovere di

best execution,

posti dagli artt.3 e 4

Reg.Consob 10943/1997.
2.

Preliminarmente,

in

ordine

all’eccezione,

sollevata

dalla

controricorrente, di inammissibilità del ricorso proposto da Veneri Gina,
quale erede di Boccalletti Giuseppe, avendo la stessa documentato di
avere rinunciato (con atto del 27/12/2011) espressamente all’eredità
del de cuius, l’eccezione risulta fondata, previa compiuta verifica degli
atti

(Cass.

15352/2010;

Cass.

2131/2014),

essendovi

la

documentazione della rinuncia espressa all’accettazione dell’eredità,
cosicché il successivo comportamento della stessa, relativo alla
proposizione della presente impugnazione, non può essere inteso come
implicante una accettazione tacita della stessa.
3. La prima censura è infondata.
Occorre premettere che tra le parti risulta essere stato stipulato il c.d.
contratto quadro, avente ad oggetto il conferimento di incarico per la
negoziazione, la sottoscrizione, il collocamento e la raccolta di ordini
5

stesso, della prestazione del cliente; 6) con il sesto motivo, la

concernenti valori mobiliari, nonché il contratto, in pari data, di
deposito di titoli in custodia ed amministrazione, non anche un
contratto di gestione patrimoniale (un servizio di gestione del
portafoglio o di consulenza), con la conseguente insussistenza di un
obbligo in capo all’istituto di credito di segnalare al cliente anche il
progressivo deterioramento delle condizioni economiche dell’emittente

informazione previsti dall’art. 21 D.Igs. 58/1998 (TUF) non riguardano
soltanto la fase anteriore alla stipula del contratto di negoziazione, ma
anche la fase successiva, è pur vero che gli obblighi relativi alla fase di
esecuzione attengono allo svolgimento successivo del rapporto quale è
predeterminato dallo stesso contratto quadro, che disciplina le
modalità con cui devono essere impartiti gli ordini dal cliente ed
eseguiti dall’intermediario i singoli ordini di investimento o
disinvestímento; si devono invece escludere obblighi di informazione
successivi alla concreta erogazione del servizio e relativi, quindi,
all’investimento effettuato, quando non sia previsto nel contratto un
servizio di gestione del portafoglio o un servizio di consulenza» (Cass.
2185/2013; Cass.4602/2017; Cass.16318/2017; in tema anche Cass.
21890/2015, che ha ritenuto sussistente, sulla base degli obblighi di
diligenza e trasparenza, gravanti sull’intermediario ex art. 21 del d.lgs.
n. 58 del 1998 ed art. 28, comma 2, regolamento Consob n. 11522 del
1988, riguardanti anche il servizio di deposito titoli a custodia e
amministrazione accessorio ad un contratto di negoziazione dei
medesimi strumenti finanziari, una volta avvenuta la negoziazione,
l’obbligo per l’intermediario di «acquisire le informazioni necessarie dai
clienti e operare in modo che questi siano sempre adeguatamente
informati», ma non concernenti genericamente l’andamento dei titoli,
come specificamente stabilito dal menzionato art. 28 per i soli derivati
6

dei titoli acquisiti nel deposito. Se è infatti vero che «gli obblighi di

e i “warrant”, per il diverso rapporto di gestione titoli, ma dipendenti
unicamente da specifiche circostanze quali, ad esempio, la conoscenza,
da parte della banca di notizie particolari e non riservate, o l’esito di
analisi economiche, condotte dalla stessa banca, che l’obbligo di
correttezza suggerisca di divulgare tra i clienti).
Correttamente pertanto la Corte d’appello ha negato l’inadempimento

esauriscono nella sola conservazione dei titoli e nella loro
amministrazione, consistenti, in particolare, nella riscossione dei
dividendi e degli interessi, con esclusione perciò di ogni obbligo
ulteriore e, segnatamente, degli obblighi consultivi ed informativi
sottesi alla gestione del portafoglio.
4. Il secondo ed il terzo motivo sono assorbiti (essendo il riferimento,
nella decisione impugnata, alla deposizione del teste Lupi assunto in
diverso processo – cfr. Cass. Cass. 3102/2002; Cass. 20335/2004;
Cass. 28855/2008; Cass.11555/2013; Cass 11114/2015; Cass.
840/2015; Cass. 17392/2015; Cass. 1593/2017; Cass. 8603/2017 mera argomentazione ad abundantiam).
In ogni caso, quanto al secondo motivo, il documento n. 20, prodotto
per la prima volta in allegato all’atto di citazione in appello, non poteva
essere prodotto in primo grado, per causa non imputabile alla parte,
essendo stato lo stesso formato successivamente allo scadere delle
preciusioni istruttorie relative al primo grado di giudizio, con
conseguente sua ammissibile produzione in appello ex art.345 c.p.c.
comma 3 0 , nella formulazione applicabile ratione temporis; inoltre, il
giudice di merito può utilizzare per la formazione del proprio
convincimento anche le prove raccolte in un diverso processo tra le
parti o altre parti, sempre che siano acquisite al giudizio della cui
cognizione è investito, atteso che, nell’ordinamento processuale
7

da parte della banca, atteso che i compiti gravanti sul depositario, si

vigente, manca una norma di chiusura sulla tassatività dei mezzi di
prova, sicché il giudice può porre a base del proprio convincimento
anche prove c.d. atipiche (come da giurisprudenza di questo giudice di
legittimità sopra citata).
Quanto al terzo motivo, la Corte d’appello, avendo escluso la
sussistenza di un obbligo della banca di fornire informazioni ai clienti

inadempimento imputabile fonte di risarcimento del danno, cosicché
l’affermazione in ordine alla mancata prova di un nesso di causalità tra
il dedotto inadempimento degli obblighi informativo ed il danno risulta
anch’essa un’argomentazione ad abundantiam.
5. Il quinto motivo (da esaminare prima del quarto motivo, inerente
vizio procedurale, sulla tardività della eccepita nullità del contratto
quadro, prodotto dalla banca in sede di costituzione,) è infondato, con
assorbimento del correlato quarto motivo.
Invero, va premesso che questa corte a S.U. con la sentenza n.
898/2017 ha, di recente, affermato che “in tema d’intermediazione

finanziaria, il requisito della forma scritta del contratto-quadro, posto
a pena di nullità (azionabile dal solo cliente) dall’art. 23 del d.lgs. n. 58
del 1998, va inteso non in senso strutturale, ma funzionale, avuto
riguardo alla finalità di protezione dell’investitore assunta dalla norma,
sicché tale requisito deve ritenersi rispettato ove il contratto sia redatto
per iscritto e ne sia consegnata una copia al cliente, ed è sufficiente
che vi sia la sottoscrizione di quest’ultimo, e non anche quella
dell’intermediario, il cui consenso ben può desumersi alla stregua di
comportamenti condudenti dallo stesso tenuti”.
Ora, ia Corte d’appello, confermando sul punto la statuizione di primo
grado, ha comunque ritenuto infondata l’eccezione di nullità del
contratto quadro per mancata determinazione del compenso dovuto
8

successivamente all’investimento, ha, di conseguenza, escluso un

dal cliente all’investitore, rilevando che la forma scritta, in ordine al
suddetto requisito della previsione del compenso, poteva ritenersi
assolta, stante il rinvio contenuto nel contratto “ad un allegato (che i

clienti nel corpo dell’atto dichiarano di aver ricevuto)”.
Le ricorrenti, attraverso il motivo, introducono la diversa allegazione
fattuale in ordine alla mancata produzione in atti di una parte

l’indicazione delle “commissioni e spese”, senza documentare quando
ed in quale sede esse si sarebbero doluti della mancata consegna del
suddetto prospetto.
6.

Il sesto motivo è inammissibile, in quanto volto a censurare,

attraverso il vizio denunciato di violazione di legge, la valutazione
compiuta dal giudice di merito su aspetti fattuali della causa, vale a
dire il corretto adempimento da parte dell’intermediario dell’obbligo
informativo

specifico

e

sulla

adeguatezza

per

l’investitore

dell’operazione di investimento.
7. Il settimo motivo è del pari inammissibile, essendo volto ad
introdurre un vizio, anziché di totale carenza di motivazione della
decisione impugnata, di mera insufficienza motivazionale (su specifici
punti della motivazione), ormai non più denunciabile in sede di
legittimità, a seguito della riformulazione dell’art.360 n. 5 c.p.c..
8. Per tutto quanto sopra esposto, va respinto il ricorso. Le spese,
liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso; condanna le ricorrenti, in solido, al rimborso
delle spese processuali del presente giudizio di legittimità, liquidate in
complessivi C 5.000,00, a titolo di compensi, oltre 200,00 per esborsi,
nonché rimborso forfetario spese generali nella misura del 15% ed
accessori di legge.
9

essenziale del contratto quadro, vale a dire il prospetto contenente

Ai sensi dell’art.13, comma 1 quater del DPR 115/2002, dà atto della
ricorrenza dei presupposti per il versamento da parte delle ricorrenti
dell’importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il
ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art.13.

Così deciso, in Roma, il 12 aprile 2018.

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA