Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14689 del 05/07/2011

Cassazione civile sez. III, 05/07/2011, (ud. 05/05/2011, dep. 05/07/2011), n.14689

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 23166/2009 proposto da:

R.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, PIAZZA IRNERIO 67, presso lo studio dell’avvocato QUADRANI

Furio, che lo rappresenta e difende, giusta delega a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

R.A.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 3070/2008 della CORTE D’APPELLO di ROMA del

28/02/08, depositata il 16/07/2008;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

05/05/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO SEGRETO;

udito l’Avvocato Quadrarli Furio, difensore del ricorrente che si

riporta agli scritti;

è presente il P.G. in persona del Dott. ANTONIETTA CARESTIA che ha

concluso per l’inammissibilità del ricorso.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, letta la seguente relazione, regolarmente comunicata al P.G. e notificata alle parti: “Il relatore, Cons. Dott. Antonio Segreto, letti gli atti depositati, osserva:

1. Il tribunale di Roma condannava R.F., proprietario di appartamento sovrastante quello di R.A. al risarcimento dei danni causati a quest’ultimo da infiltrazione di acqua.

La corte di appello di Roma, adita dal R., con sentenza depositata il 16.7.2008, rigettava l’appello.

Proponeva ricorso per cassazione R.F..

Non ha svolto attività difensiva R.A..

2. Con l’unico motivo di ricorso il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 2051 e 1125 c.c., in violazione dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, nonchè il vizio motivazionale dell’impugnata sentenza su un punto decisivo della controversia.

3. Il ricorso è inammissibile per mancato rispetto del dettato di cui all’art. 366 bis c.p.c., applicabile alla fattispecie per essere stata la sentenza impugnata pubblicata anteriormente all’entrata in vigore della L. 18 giugno 2009, n. 69.

Ai ricorsi proposti contro sentenze pubblicate a partire dal 2.3.2006, data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 40 del 2006, si applicano le disposizioni dettate nello stesso decreto al capo 1^.

Secondo l’art. 366 bis c.p.c. – introdotto dall’art. 6 del decreto i motivi di ricorso debbono essere formulati, a pena di inammissibilità, nel modo descritto e, in particolare, nei casi previsti dall’art. 360, nn. 1, 2, 3, 4, l’illustrazione di ciascun motivo si deve concludere con la formulazione di un quesito di diritto, mentre nel caso previsto dall’art. 360, comma 1, n. 5, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea giustificare la decisione.

Segnatamente nel caso previsto dall’art. 360 cod. proc. civ., n. 5, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione, la relativa censura deve contenere, un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità (Cass. S.U. 1.10.2007, n. 20603; Cass. 18.7.2007, n. 16002).

Nella fattispecie la formulazione dei motivi per cui è chiesta la cassazione della sentenza non soddisfa i requisiti stabiliti dall’art. 366 bis, c.p.c. , poichè non sono formulati i quesiti di diritto nè alcuno dei motivi relativi ai vizi di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, contiene una specifica parte destinata alla chiara indicazione del fatto controverso ed all’illustrazione delle ragioni che rendono inidonea la motivazione (in quanto insufficiente, contraddittoria o omessa) a giustificare la decisione (cfr. Cass. S.U. 16.11.2007, n. 23730)”.

Ritenuto:

che il Collegio condivide i motivi in fatto e diritto esposti nella relazione;

che il ricorso deve, perciò, essere dichiarato inammissibile;

che nessuna statuizione va emessa sulle spese del giudizio di cassazione non avendo svolto attività difensiva l’intimato.

P.Q.M.

Visto l’art. 375 c.p.c., comma 2.

Dichiara inammissibile il ricorso Nulla per le spese.

Così deciso in Roma, il 5 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 5 luglio 2011

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