Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14687 del 06/06/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Ord. Sez. 1 Num. 14687 Anno 2018
Presidente: GIANCOLA MARIA CRISTINA
Relatore: SAMBITO MARIA GIOVANNA C.

sul ricorso 5899/2017 proposto da:
Valente Antonio, elettivamente domiciliato in Roma, Via Giolitti
n.202, presso lo studio dell’avvocato Ciavarella Domenico (c/o Maria
Rossi), rappresentato e difeso dall’avvocato Racanelli Francesco,
giusta procura in calce al ricorso;
-ricorrente contro

Regione Puglia, in persona del Presidente della Giunta Regionale pro
tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Lungotevere della
Vittoria n. 5, presso lo studio dell’avvocato Arieta Giovanni, che la
rappresenta e difende unitamente all’avvocato Caputi Flora, giusta
procura a margine del controricorso;
-controricorrente 1

Data pubblicazione: 06/06/2018

contro
Opera Pia Maria SS di Costantinopoli, Sacino Giovanni;
– intimati –

CASSAZIONE di ROMA, depositata il 14/12/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
06/04/2018 dal cons. SAMBITO MARIA GIOVANNA C.;
lette le conclusioni scritte del P.M., in persona del Sostituto
Procuratore Generale CAPASSO LUCIO che ha chiesto l’inammissibilità
del ricorso.
FATTI DI CAUSA

Con sentenza del 22.12.2014, la Corte d’Appello di Bari ha
accolto l’impugnazione proposta da Giovanni Sacino e da Antonio
Valente nei confronti della Regione Puglia e dell’Opera Pia Maria SS.
di Costantinopoli, ed ha affermato che la Regione non aveva poteri di
controllo sull’amministrazione dell’Opera Pia, che aveva natura
giuridica di associazione privata.
Tale sentenza è stata cassata con rinvio con ordinanza di questa
Corte in data 14.12.2016, secondo cui, per quanto d’interesse, il
ricorso proposto il 21.12.2015 dalla Regione Puglia era tempestivo in
riferimento al termine lungo. La Corte ha considerato che la notifica
della sentenza di appello, ad opera dei Sacino e Valente, all’indirizzo
PEC dell’avvocato dell’Ente Lucrezia Girone, non valeva a far decorrere
il termine breve, in quanto tale Avvocato, dimessa ben prima dal
rapporto d’impiego con la Regione, si era cancellata dall’Albo speciale
2

avverso l’ordinanza n. 25638/2016 della CORTE SUPREMA DI

degli avvocati dell’ente pubblico, e ciò aveva comportato il venir meno
dello jus postulandi per una causa equiparabile a quelle elencate
dall’art. 301 c.p.c.
Avverso tale ordinanza, Antonio Valente ha proposto ricorso per

resistito con controricorso dalla Regione. Il Procuratore Generale ha
depositato conclusioni scritte. Le parti hanno depositato memorie.
RAGIONI DELLA DECISIONE
1 Col primo motivo, il ricorrente lamenta, in riferimento agli artt.
391 bis, 395, n. 4, 325 e 326 c.p.c., che, nel dichiarare tempestivo il
ricorso per cassazione, l’ordinanza impugnata ha affermato, per mera
svista, che, oltre a quella del 23.12.2014, anche la notifica della
sentenza d’appello effettuata il 2.3.2015, e depositata unitamente alla
memoria del 9 settembre 2016, era stata indirizzata all’Avv. Girone, e
che era perciò inidonea allo scopo, quando, invece, la stessa, era stata
inviata a mezzo PEC alla Regione, in persona del suo Presidente
2. Col secondo motivo, si deduce la violazione degli artt. 391 bis,
395, n. 4 e 329 c.p.c., per avere l’ordinanza impugnata omesso di
esaminare l’eccezione di acquiescenza (sollevata in seno alla
menzionata memoria del 9 settembre 2016) motivata dalla piena
conoscenza della sentenza della Corte d’Appello perché prodotta ex
adverso nella procedura prefallimentare il 26.1.2015. La produzione
della sentenza, prosegue il ricorrente, appare incompatibile con la
successiva impugnazione.
3. Il controricorrente ha eccepito l’invalidità della notifica del
ricorso nei confronti della litisconsorte Opera Pia, rimasta contumace
3

revocazione ex artt. 391 bis e 395, n. 4 c.p.c., sorretto da due motivi,

in appello, ed eseguito nel domicilio eletto di primo grado. 4. Osserva
la Corte che tale vizio dà luogo a nullità della notificazione (Cass. SU
n. 10817 del 2008, ed, in genere, SU n. 14916 del 2016) e dovrebbe
comportarne la rinnovazione ai sensi dell’art. 291 c.p.c., ordine che

condivisibile principio, secondo cui il rispetto del diritto fondamentale
ad una ragionevole durata del processo impone al giudice (ai sensi
degli artt. 175 e 127 c.p.c.) di evitare ed impedire comportamenti che
siano di ostacolo ad una sollecita definizione dello stesso, tra i quali
rientrano quelli che si traducono in un inutile dispendio di attività
processuali e formalità superflue perché non giustificate dalla struttura
dialettica del processo e, in particolare, dal rispetto effettivo del
principio del contraddittorio, espresso dall’art. 101 c.p.c., o da
effettive garanzie di difesa (art. 24 Cost.) e del diritto alla
partecipazione al processo in condizioni di parità, dei soggetti nella cui
sfera giuridica l’atto finale è destinato a produrre i suoi effetti. Il
principio è stato espresso in ipotesi sia d’inammissibilità del ricorso
(Cass. SU n. 26373 del 2008, e n. 6826 del 2010; Cass. n. 690 del
2012); sia di ricorso prima facie infondato (Cass. n. 2723 del 2010, n.
15106 del 2013), in entrambi i casi ritenendosi la fissazione di un
termine per l’integrazione del contraddittorio (ovvero per la
rinnovazione di una notifica nulla o inesistente) un aggravio di spese
ed un allungamento dei termini per la definizione del giudizio di
cassazione, senza comportare alcun beneficio per la garanzia
dell’effettività dei diritti processuali delle parti.

4

na:le si ritiene di non dovere impartire, in considerazione del

5. Il caso ricorre nella specie, essendo entrambi i motivi del
ricorso inammissibili.
6. Occorre premettere che l’errore revocatorio si individua in
quello meramente percettivo e tale da aver indotto la Corte di

sulla supposta inesistenza (od esistenza) di un fatto, positivamente
acquisito (od escluso) nella realtà del processo, che, ove invece
esattamente percepito, avrebbe determinato una diversa valutazione
della situazione processuale, sempre che dalla stessa decisione non
risulti che quello stesso fatto -denunciato come erroneamente
percepito- sia stato oggetto di giudizio. Va precisato che la realtà del
processo cui va fatto riferimento è quella propria del giudizio di
cassazione: l’errore deve riguardare gli atti interni di tale giudizio,
quelli cioè che la Corte esamina direttamente con una propria ed
autonoma indagine di fatto, nell’ambito dei motivi di ricorso e delle
questioni rilevabili d’ufficio. 7. Resta, quindi, esclusa dall’area del vizio
revocatorio la sindacabilità di un errore di diritto sostanziale o
processuale e l’errore di giudizio o di valutazione (cfr. di recente Cass.
SU n 30994 del 2017), ed, in particolare, gli errori formatisi sulla base
di una pretesa errata valutazione o interpretazione di fatti, documenti
e risultanze processuali che investano direttamente la formulazione
del giudizio sul piano logico-giuridico, perché siffatto tipo di errore, se
fondato, costituirebbe un errore di giudizio, e non un errore di fatto,
ai sensi dell’art. 395, co 1, n. 4 c.p.c. (Cass. n. 22171 del 2010; n.
16447 del 2009; n. 26022 del 2008; n. 17443 del 2008; n. 5075 del
2008; n. 14608 del 2007; n. 24856 del 2006; n. 8295 del 2005).
5

cassazione a fondare la sua valutazione della situazione processuale

8. In applicazione di tali principi, si è ritenuto che l’assunto
secondo cui la sentenza di cassazione abbia male compreso i motivi di
ricorso esuli dall’ambito del vizio revocatorio (Cass. n. 9836 del 2012,
Cass. SU n. 13181 del 2013, cfr. Cass. SU n 30994 del 2017 cit.),

ricorso, che il vizio revocatorio è ravvisabile non per il fatto che la
motivazione della sentenza risulti non avere esaminato il motivo pur
presente (naturalmente senza enunciare alcunché che giustificasse in
iure tale mancato esame), ma, solo, laddove la sentenza riveli che
l’omesso esame del motivo è stato frutto dell’erronea supposizione
della sua inesistenza, quando era invece incontrastabilmente presente
(cfr. Cass. n. 11530 del 2016).
9. Nella specie, in riferimento al primo motivo, la questione della
notifica della diffida del marzo 2015, cui era allegata la sentenza
d’appello e con cui si intimava alla Regione di dare attuazione alla
sentenza stessa sul supposto suo passaggio in giudicato -proprio per
l’inutile spirare del termine breve riferito alla notifica all’Avv. Gironeè stata oggetto di specifica valutazione, negativa, nell’ordinanza
impugnata, talchè il vizio deduce un preteso errato esame di tale
risultanza processuale, in riferimento alla conoscenza legale della
sentenza d’appello ed ai fini della decorrenza del termine breve, che
investe direttamente la formulazione del giudizio sul piano logicogiuridico, il che è appunto al di fuori del perimetro del rimedio esperito.
10. Analogamente, in riferimento alla seconda doglianza, non
emerge dall’ordinanza

impugnata che l’omessa statuizione

sull’eccezione di acquiescenza sia frutto di un errore di percezione del
6

ulteriormente precisandosi, in tema di omesso esame di un motivo di

fatto processuale rappresentato dalla supposta mancata proposizione
dell’eccezione stessa, potendo, invero, ben dipendere o dal suo rigetto
implicito o dall’implicita rilevazione della sua tardività, il che comporta
che la censura si risolva nell’addebito di un errore di giudizio o sulla

di prestare acquiescenza alla sentenza, o sulla tempestività della
questione.
11. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da
dispositivo.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al
pagamento alle spese, che si liquidano in C 5.200,00, di cui C 200,00
per spese. Ai sensi dell’art. 13, co 1 quater, del d.P.R. n. 115 del 2002,
si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte
del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari
a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso
articolo

valenza di determinati comportamenti quali espressioni della volontà

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA