Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14686 del 06/06/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Ord. Sez. 1 Num. 14686 Anno 2018
Presidente: CRISTIANO MAGDA
Relatore: FRAULINI PAOLO

ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 18005/2014 R.G. proposto da
DE ROSSI ADRIANA, rappresentata e difesa dall’avv. Marcello
Pezzi, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, Piazzale
Clodio n. 56, giusta procura a margine del ricorso;
– ricorrente contro
UNICREDIT S.P.A.,

incorporante il Banco di Sicilia S.p.A.,

rappresentata e difesa dall’avv. Tommaso Manferoce, con domicilio
eletto presso il suo studio in Roma, Piazza Vescovio n. 21, giusta
procura a margine del controricorso;
– controricorrente avverso la sentenza della Corte d’appello di Roma n. 2901/13
depositata il 20 maggio 2013.
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 30 marzo
2018 dal Consigliere Paolo Fraulini;

deb

Data pubblicazione: 06/06/2018

lette le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto
Procuratore generale Lucio Capasso che ha chiesto il rigetto del
ricorso;
lette le memorie delle parti depositate ai sensi dell’art. 380-bisl
cod. proc. civ.
FATTI DI CAUSA
1.

La Corte di appello di Roma ha confermato la sentenza

da Adriana De Rossi di pagamento della somma di Lit.
425.000.000 corrispondente all’importo di due dossier titoli di
sua proprietà venduti dall’allora Banco di Sicilia S.p.A. e mai
accreditati sul conto corrente acceso tra le stesse parti.
2.

Il giudice di appello ha ritenuto che la documentazione

versata in atti e utilizzabile al fine del decidere dimostrava che
tutti i titoli di proprietà della De Rossi erano confluiti in un unico
dossier

n. 2500.84064 e che alcuna evidenza vi fosse

dell’esistenza di un altro dossier; in ogni caso nessuna prova era
stata fornita circa l’esistenza del credito vantato dall’attrice,
posto che il saldo dagli estratti contabili prodotti in atti non
risultava positivo.
3.

Per la cassazione di tale sentenza Adriana De Rossi

ricorre con quattro motivi, resistiti da UNICREDIT S.P.A. con
controricorso.
RAGIONI DELLA DECISIONE
Il ricorso principale lamenta:

1.

1.1. Primo motivo: «Violazione e falsa applicazione
dell’art. 132 c.p.c. in relazione all’art. 360 n. 4 c.p.c.»
deducendo la nullità della sentenza impugnata per aver reso
una motivazione solo apparente avendo utilizzato, ai fini della
dichiarazione di insussistenza del credito vantato, le
risultanze degli estratti contabili prodotti dalla stessa
ricorrente dal cui esame emergeva tuttavia inconfutabilmente
un saldo a credito.
2
RG I 80052014

l’est.

con cui il locale Tribunale aveva respinto la domanda formulata

1.2. Secondo motivo: «Violazione e falsa applicazione

dell’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 n. 4 c.p.c.»
deducendo la nullità della sentenza impugnata per aver
omesso di argomentare, al pari del giudice di primo grado,
sull’istanza di verificazione delle scritture contabili
disconosciute dalla banca, formulata all’udienza del 10
maggio 2002 a corredo della memoria ex art 184 cod. proc.

conclusioni in primo grado all’udienza del 22 dicembre 2004;
detta istanza si palesava ancor più rilevante poiché del tutto
erroneamente la Corte di appello avrebbe basato la propria
decisione su documentazione prodotta dalla banca del tutto
irrilevante, siccome la pretesa della ricorrente si fondava su
altra e diversa documentazione.
1.3. Terzo motivo: «Violazione e falsa applicazione

dell’art. 115 c.p.c. in relazione all’art. 360 nn. 3 e 4 c.p.c.»
deducendo l’erroneità della sentenza impugnata per aver
omesso di esaminare la documentazione disconosciuta dalla
banca, da cui emergeva un credito in favore della ricorrente,
e perciò violando il principio di valutazione delle prove nel
processo.
1.4. Quarto motivo: «Violazione e falsa applicazione

dell’art. 216 c.p.c. in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c.»
deducendo l’erroneità della sentenza impugnata per non aver
ammesso l’istanza di verificazione reiterata in sede di
conclusioni in appello all’udienza del 27 ottobre 2006.
2.

La controricorrente ha argomentato e chiesto la

reiezione del ricorso, siccome infondato.
Il ricorso va respinto.

3.

3.1. Va preliminarmente respinta l’eccezione di

inammissibilità del ricorso formulata dalla controricorrente.
Ed invero l’affermazione della Corte di appello relativa
all’esclusione della prova dell’esistenza di un altro

dossier

3
RG180052014

l’est

civ.; istanza peraltro reiterata in sede di precisazione delle

titoli intestato alla ricorrente non assurge ad autonoma ratio
decidendi. Essa è stata infatti formulata solo per completare
la motivazione relativamente all’affermata insussistenza della
prova del credito, nel senso che – anche a volere valutare la
deduzione dell’appellante secondo cui le contabili bancarie
potevano riferirsi ad altro dossier titoli – in ogni caso era
onere della stessa specificarne la natura e il contenuto, al fine

consegue che, avendo la ricorrente contestato con il presente
ricorso in toto la correttezza del ragionamento della sentenza
impugnata con riferimento all’accertamento del proprio
credito, non sussisteva alcun onere di specifica impugnazione
anche dell’argomentazione inerente l’esistenza o meno di un
altro dossier titoli.
3.2. Il primo motivo di ricorso è infondato. La Corte di
appello, come dimostra la stessa trascrizione della relativa
motivazione compiuta dalla ricorrente in apertura di motivo in
esame, ha fornito motivazione della ragione per cui ha
ritenuto insussistente la prova del credito vantato in giudizio,
affermando che dalla documentazione esibita in giudizio non
risultava alcun saldo positivo. È dunque da escludere che
siffatta motivazione possa ascriversi nel novero
dell’apparenza, per tale dovendo intendersi solo quella che,
benché graficamente esistente, non renda tuttavia percepibile
il fondamento della decisione, perché recante argomentazioni
obbiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento
seguito dal giudice per la formazione del proprio
convincimento (Cass. Sez. U, Sentenza n. 22232 del
03/11/2016).
3.3. Il secondo, terzo e quarto motivo, che per la loro
connessione possono essere congiuntamente esaminati, sono
infondati. Non sussiste la lamentata nullità della sentenza
impugnata per violazione del principio di corrispondenza tra
4
RG I 80052014

l’est

di poter dimostrare la fondatezza della relativa eccezione. Ne

chiesto e pronunciato; invero il vizio di omessa pronuncia che
determina la nullità della sentenza per violazione dell’art. 112
cod. proc. civ., rilevante ai fini di cui all’art. 360, comma 1, n.
4, dello stesso codice, si configura esclusivamente con
riferimento a domande attinenti al merito e non anche in
relazione ad istanze istruttorie – tra cui rientra l’istanza di
verificazione di cui all’art. 216 del codice di rito (Cass., sez.

di selezionare il materiale istruttorio con il solo obbligo di
fornire all’uopo motivazione; con la conseguenza che
allorquando, come nella specie, il giudice dia conto delle
ragioni per cui è pervenuto al proprio convincimento sulla
base dell’esame della documentazione indicata in sentenza e
ritualmente acquisita al processo, e ritenga comunque
irrilevante ai fini del decidere altra documentazione (quella
nella specie “disconosciuta”) non è minimante tenuto a
disporre alcuna verificazione della scrittura medesima.
Infondato è poi il quarto motivo poiché, anche a voler
ammettere che gli estratti conto titoli avessero un a qualche
rilevanza ai fini del decidere, su di essi non è logicamente
concepibile alcun disconoscimento ai sensi dell’art. 2719 cod.
civ. poiché esse non sono copie fotografiche o fotostatiche di
scritture originali esistenti, ma costituiscono riproduzioni
meccaniche di supporti magnetici, vale a dire della stampa di
un’elaborazione computerizzata effettuata dal sistema
contabile della banca, con la conseguenza che la disciplina del
disconoscimento di tali registrazioni deve essere rinvenuta,
non già nell’art. 2719 c.c., che si riferisce alle copie
fotografiche di scritture, ma nell’art. 2712 c.c., con la
conseguenza che è onere del debitore contestare la veridicità
delle singole operazioni registrate entro i termini
contrattualmente previsti (Cass. Sez. 6 – 1, Ordinanza n.

5
RGI80052014

l’est.

2, 28/1/2004 n. 1549). Peraltro il giudice del merito è libero

23389 del 16/11/2016; id. Sez. 1, Sentenza n. 11269 del
15/06/2004), circostanza nella specie nemmeno allegata.
4.

La soccombenza regola le spese.
P.Q.M.
la Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al

pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del

oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli
esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del
2002, inserito dall’art. 1, comma 17 della I. n. 228 del 2012, dà
atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte
della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato
pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis, dello
stesso articolo 13.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 30 marzo
2018.
Il Presidente
Il Funzionario Giudizi
Dott.ssa rubri:ia BAR

giudizio di legittimità, che liquida in Euro 5.000,00 per compensi,

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA