Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14683 del 06/06/2018


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Civile Ord. Sez. 1 Num. 14683 Anno 2018
Presidente: CRISTIANO MAGDA
Relatore: IOFRIDA GIULIA

sul ricorso 15699/2014 proposto da:
Maglio Francesco, elettivamente domiciliato in Roma, Via Rodi n.32,
presso lo studio dell’avvocato Chiocci Martino Umberto, che lo c ,J
rappresenta e difende unitamente agli avvocati Spadetta Annamaria,
Spadetta Antonio, giusta procura a margine del ricorso;
-ricorrente contro

Boffi Osvaldo, elettivamente domiciliato in Roma, Via Ennio Quirino
Visconti n.20, presso lo studio dell’avvocato Paganelli Maurizio, che
lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato Liquindoli Angela,
giusta procura in calce al controricorso;

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Data pubblicazione: 06/06/2018

J.

-controricorrente –

avverso la sentenza n. 4623/2013 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
depositata il 17/12/2013;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
29/03/2018 dal cons. IOFRIDA GIULIA.

La Corte d’appello di Milano, con sentenza n. 4623/2013, pronunciata in giudizio promosso da Francesco Maglio in opposizione
ad un decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Monza, con il quale
gli si era ingiunto il pagamento ad Osvaldo Baffi della somma di C
108.455, 95, a titolo di restituzione di somma mutuatagli da
quest’ultimo nel luglio 1992,- ha, respingendo il gravame del Maglio,
confermato la decisione di primo grado, che aveva rigettato
l’opposizione ex art.645 c.p.c..
In particolare, il Tribunale aveva respinto l’eccezione di prescrizione,
sollevata dall’opponente Maglio, evidenziando come, dall’istruttoria
espletata, fosse emerso che, più volte, “tra il 1992 ed il 2008”, vi
erano state tra le parti riunioni, nel corso delle quali il Maglio aveva
assunto l’impegno di “estinguere il debito contratto nei confronti del
Boffi”.
La Corte d’appello, esaminate le prove orali espletate in primo grado,
ha ritenuto che la prescrizione non era maturata, essendovi stato
riconoscimento del debito da parte del Maglio, sia in una scrittura
privata del 19/1/1999, nella quale si dava atto del prestito, per la
durata di un anno, effettuato, nel luglio 1992, dal Boffi al Maglio, di f
210.000.000, di natura non novativa (in quanto la sostituzione, per il
Maglio, che dichiarava di avere “stipulato il prestito per conto” di un
terzo, tale Nosotti, dell’obbligo restitutorio con un obbligo di mera

FATTI DI CAUSA

garanzia, era “condizionato al riconoscimento, da parte del Nosottí, di
essere debitore principale”), sia nel corso di una riunione del luglio
2008, cui, peraltro, non aveva partecipato il creditore Boffi,
confermata dalle deposizioni dei testi Siena ed Oriani, il primo, avendo
confermato il riconoscimento di debito operato dal Maglio, “in molte
occasioni tra il ’92 e 2007”, nonché nel corso di una riunione tenutasi

di una riunione, tenutasi “probabilmente, nel 2006, 2007”, il Siena, in
relazione alla questione dell’estinzione del debito, aveva “predisposto
una bozza nella quale venivano raggruppati alcuni creditori, …i quali
avrebbero dovuto acquistare o comunque ricevere uno o più
appartamenti equivalenti al credito versato” e che “tra í creditori vi
era l’indicazione di Boffi, il cui credito ammontava a Lire 210 milioni”.
Avverso la suddetta pronuncia, il Maglio propone ricorso per
cassazione, affidato a due motivi, nei confronti del Boffi (che resiste
con controricorso). Il ricorrente ha depositato memoria.
RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il ricorrente lamenta, con il primo motivo, sia la violazione e falsa
applicazione, ex art.360 n. 3 c.p.c., degli artt.2944 e 2946 c.c., sia
l’omessa e contraddittoria motivazione e l’omesso esame di un fatto
decisivo per il giudizio, ex art.360 n. 5 c.p.c., denunciando che,
difformemente da quanto ritenuto dalla Corte d’appello, nel rapporto
Maglio-Boffi, mai era intervenuto, tra il luglio 1992 ed il luglio 2009,
epoca di notifica del decreto ingiuntivo, un atto di riconoscimento di
debito avente efficacia interruttiva della prescrizione, essendovi state
mere trattative rivolte a cercare di comporre la vertenza; con il
secondo motivo, il ricorrente lamenta, poi, la violazione e falsa
applicazione, ex art.360 n. 3 c.p.c., dell’art.2697 c.c., non avendo il
Boffi, difformemente da quanto ritenuto dalla Corte distrettuale, dato

nel mese di luglio 2007, il secondo, avendo confermato che, nel corso

prova della sussistenza del suo credito e del riconoscimento del debito,
imputato al Maglio.
2. Le censure, da esaminare congiuntamente, in quanto connesse,
sono inammissibili, quanto ai vizi di violazione di legge ed ai vizi
motivazionali.
Occorre premettere che la valutazione delle risultanze delle prove ed

risultanze probatorie, di quelle ritenute più idonee a sorreggere la
motivazione, involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice di
merito, il quale è libero di attingere il proprio convincimento da quelle
prove che ritenga più attendibili, senza essere tenuto ad un’esplicita
confutazione degli altri elementi probatori non accolti, anche se
allegati dalle parti (cass.16467/2017; Cass. 11511/2014). Ancora,
questa Corte ha affermato che l’esame dei documenti esibiti e delle
deposizioni dei testimoni, nonché la valutazione dei documenti e delle
risultanze della prova testimoniale, il giudizio sull’attendibilità dei testi
e sulla credibilità di alcuni invece che di altri, come la scelta, tra le
varie risultanze probatorie, di quelle ritenute più idonee a sorreggere
la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice
del merito, il quale, nel porre a fondamento della propria decisione
una fonte di prova con esclusione di altre, non incontra altro limite che
quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere
tenuto a discutere ogni singolo elemento o a confutare tutte le
deduzioni difensive, dovendo ritenersi implicitamente disattesi tutti i
rilievi e circostanze che, sebbene non menzionati specificamente, sono
logicamente incompatibili con la decisione adottata (Cass.
16056/2016; Cass. 19011/2017).
La Corte distrettuale ha dato rilievo, ai fini dell’interruzione della
prescrizione, eccepita dal Maglio, rispetto al debito dal medesimo
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il giudizio sull’attendibilità dei testi, come la scelta, tra le varie

contratto, nei riguardi del Boffi, nella scrittura privata del luglio 1992,
al contenuto di una scrittura privata del gennaio 1999, sottoscritta dal
Maglio e,per conto del Boffi, dal Siena, redattore anche della bozza,
ed ad una riunione, tenutasi nel “luglio 2008”, cui parteciparono, tra
gli altri, il Maglio ed il Siena, oltre l’Oriani.
In tale valutazione delle risultanze probatorie non si evincono le

prescrizione medesima per effetto di riconoscimento, a norma dell’art.
2944 cod. civ., può conseguire anche da una proposta transattiva,
qualora questa, anziché presupporre la contestazione del diritto della
controparte, venga formulata in circostanze e con modalità tali da
implicare ammissione del diritto stesso, e sia rivolta solo ad ottenere
un componimento sulla liquidazione del

“quantum”

(Cass.16379/2009). Anche le trattative per ottenere il risarcimento
del danno comportano l’interruzione della prescrizione ai sensi dell’art.
2944 cod. civ. quando dal comportamento di una delle parti risulti il
riconoscimento del contrapposto diritto di credito, in quanto tale
condotta configura una rinuncia tacita alla prescrizione analogamente
all’interruzione della stessa per effetto del riconoscimento (Cass.
19872/2011; Cass. 18879/2015).
In ordine poi ai vizi motivazionali, in seguito alla riformulazione
dell’art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c., disposta dall’art. 54 del d.l. n. 83
del 2012, conv., con modif., dalla I. n. 134 del 2012, applicabile nella
specie, non sono più ammissibili nel ricorso per cassazione le censure
di contraddittorietà e insufficienza della motivazione della sentenza di
merito impugnata, in quanto il sindacato di legittimità sulla
motivazione resta circoscritto alla sola verifica della violazione del
“minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111, comma 6, Cost.,
individuabile nelle ipotesi – che si convertono in violazione dell’art.
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violazioni di legge contestate, considerato che l’interruzione della

132, comma 2, n. 4, c.p.c. e danno luogo a nullità della sentenza – di
“mancanza della motivazione quale requisito essenziale del
provvedimento giurisdizionale”, di “motivazione apparente”, di
“manifesta ed irriducibile contraddittorietà” e di “motivazione
perplessa od incomprensibile”, al di fuori delle quali il vizio di
motivazione può essere dedotto solo per omesso esame di un “fatto

“decisivo” ai fini di una diversa soluzione della controversia. (Cass. n.
23940/2017).
Ora, volendo ricondurre tale censura al vizio relativo all’omesso esame
di un fatto storico, principale o secondario, decisivo per il giudizio e
che sia stato oggetto di discussione tra le parti, le Sezioni Unite di
questa Corte, hanno affermato che “l’art. 360, primo comma, n. 5,
cod. proc. civ., riformulato dall’art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83,
conv. in legge 7 agosto 2012, n. 134, introduce nell’ordinamento un
vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame
di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal
testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito
oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a
dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della
controversia)”, cosicché ” il ricorrente deve indicare il “fatto storico”,
il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da

cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato
oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”,
fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra,
di per sé, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto
storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione
dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le
risultanze probatorie” (SSUU n. 8053/2014).
6

storico”, che abbia formato oggetto di discussione e che appaia

Nella specie, il ricorrente non specifica quale sia il fatto storico, distinto
dalla questione di diritto, il cui esame sarebbe stato omesso dalla
Corte d’appello e denuncia, invece, una insufficiente/contraddittoria
motivazione, in particolare riguardo alla valutazione delle risultanze
probatorie.
3. Per tutto quanto sopra esposto, va dichiarato inammissibile il

spese del presente giudizio di legittimità.
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna il ricorrente al
rimborso delle spese processuali del presente giudizio di legittimità,
liquidate in complessivi C 5.000,00, a titolo di compensi, oltre 200,00
per esborsi, nonché rimborso forfetario spese generali nella misura del
15% ed accessori di legge.
Ai sensi dell’art.13, comma 1 quater del DPR 115/2002, dà atto della L’
ricorrenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente
principale dell’importo a titolo di contributo unificato, pari a quello
dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art.13.
Così deciso, in Roma, il 29 marzo 2018.

ricorso. Il giudice del rinvio provvederà anche alla liquidazione delle

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