Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14681 del 26/05/2021

Cassazione civile sez. lav., 26/05/2021, (ud. 29/01/2021, dep. 26/05/2021), n.14681

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2282/2020 proposto da:

B.B., alias B.B., domiciliato in ROMA PIAZZA

CAVOUR, presso LA CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE,

rappresentato e difeso dall’avvocato DAVIDE VERLATO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI VERONA SEZIONE DI

VICENZA, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso

ex lege dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici

domicilia in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– resistente con mandato –

avverso il decreto n. cronologico 10285/2019 del TRIBUNALE di

VENEZIA, depositato il 27/11/2019 R.G.N. 2184/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

29/01/2021 dal Consigliere Dott. GUGLIELMO CINQUE.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. Il Tribunale di Venezia, con il provvedimento n. 10285 del 27.11.2019, ha rigettato il ricorso proposto da B.B., cittadino della Guinea, avverso il diniego della competente Commissione territoriale in ordine alle richieste di riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14 e della protezione umanitaria.

2. Il richiedente, in sintesi, aveva dichiarato di avere lasciato il suo paese di origine per un problema politico: in particolare, aveva specificato che il (OMISSIS) C.D., il capo dell’opposizione, chiamò i militanti a fare una manifestazione per le elezioni ed egli, per avere partecipato a tale manifestazione, fu portato dalla polizia in ospedale da cui scappò.

3. A fondamento della decisione il Tribunale ha rilevato la genericità, contraddittorietà e la non plausibilità del racconto; conseguentemente, ha ritenuto la mancanza dei presupposti per riconoscere lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. a) e b); ha escluso, dalle fonti consultate, che in Guinea vi fosse una situazione di violenza generalizzata o indiscriminata tale da comportare una minaccia grave ed individuale in caso di rientro nel paese di provenienza; ha precisato che la mancanza di credibilità incideva, altresì, sul riconoscimento della protezione umanitaria e che nulla era stato allegato in ordine alla sussistenza di condizioni di vulnerabilità effettiva del richiedente in caso di rientro in patria.

4. Avverso il suddetto provvedimento del Tribunale B.B. (alias B.B.) ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi.

5. Il Ministero dell’Interno si è costituito al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. I motivi possono essere così sintetizzati.

2. Con il primo motivo il ricorrente denunzia la violazione o falsa applicazione di norme di diritto, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, commi 2 e 3, con violazione dei principi generali in materia di onere della prova vigenti in tale materia e dell’obbligo di cooperazione in materia istruttoria previsto dal D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 19, comma 8, come sostituito dal D.L. n. 13 del 2017, art. 35 bis, comma 9, per non avere il Tribunale di Venezia fatto corretta applicazione, in sede di motivazione e di decisione, dei principi elaborati in sede giurisprudenziale relativi alla materia istruttoria e di quelli contenuti nel D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 e nel D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, relativi all’esame del richiedente asilo e alla valutazione del materiale probatorio utilizzabile, acquisendo di ufficio tutte le informazioni necessarie per integrare gli elementi non offerti dal ricorrente il quale avrebbe potuto limitarsi a fornire degli indizi relativi alla veridicità del racconto in caso di impossibilità di procurarsi prove nel paese di origine; lamenta, altresì, che il Tribunale non aveva deciso sulla base di informazioni precise e aggiornate relative alla situazione generale del paese di provenienza.

3. Con il secondo motivo si censura l’omesso esame del decreto impugnato circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in relazione alla richiesta contenuta nel ricorso di primo grado di concessione di un permesso per motivi umanitari; deduce la possibile violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., art. 2697 c.c. e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, in riferimento al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, nonchè la violazione dell’art. 8 della CEDU, per avere il Tribunale escluso una situazione di vulnerabilità personale del richiedente in via automatica o apodittica sulla base della mera valutazione soggettiva della non credibilità della vicenda narrata e del preteso mancato assolvimento dell’onere della prova gravante sul richiedente, in violazione dei criteri di legge; inoltre, lamenta il ricorrente l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti, in riferimento alla possibile protezione umanitaria da concedere in considerazione della prolungata permanenza in Libia di esso ricorrente.

4. Il primo motivo è inammissibile.

5. Il giudice di merito, nel fare riferimento alle cd. fonti privilegiate di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, deve indicare la fonte in concreto utilizzata, nonchè il contenuto dell’informazione da essa tratta e ritenuta rilevante ai fini della decisione, così da consentire alle parti la verifica della pertinenza e della specificità dell’informazione predetta rispetto alla situazione concreta del Paese di provenienza del richiedente la protezione.

6. Nel caso di specie, la decisione impugnata soddisfa i suindicati requisiti, posto che indica le fonti in concreto utilizzate – Rapporto Amnesty 2016/17; Report Human Rights Watch 2017; il sito internet “(OMISSIS)” e quello freedomhouse relativo alla Guinea – ed il contenuto delle notizie sulla condizione del Paese tratte da dette fonti, consentendo in tal modo alla parte la duplice verifica della provenienza e della pertinenza dell’informazione, là dove il ricorrente contesta genericamente l’esercizio del dovere di cooperazione istruttoria del giudice territoriale.

7. La semplice e generica allegazione dell’esistenza di un quadro generale del paese di origine del richiedente la protezione differente da quello ricostruito dal giudice di merito si risolve nell’implicita richiesta di rivalutazione delle risultanze istruttorie e nella prospettazione di una diversa soluzione argomentativa, entrambe precluse in questa sede (Cass. n. 26728/2019).

8. Anche il secondo motivo è inammissibile.

9. Se è vero che il giudizio di scarsa credibilità della narrazione del richiedente asilo, relativo alla specifica situazione dedotta a sostegno di una domanda di protezione internazionale, non preclude al giudice di valutare altre circostanze che integrino una situazione di vulnerabilità ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria, poichè la statuizione per questa domanda è frutto di una valutazione autonoma e non può conseguire automaticamente al rigetto di quella concernente la protezione internazionale (Cass. n. 8020/2020), nel caso in esame è assorbente e preclusiva all’accoglimento della doglianza la argomentazione dei giudici lagunari circa la mancata allegazione, da parte dell’odierno ricorrente, di condizioni soggettive e oggettive di vulnerabilità rilevanti ai fini della tutela richiesta.

10. Tale carenza non può dirsi colmata dalla mera prospettazione circa la situazione (che non sia, naturalmente, quella di violenza indiscriminata) esistente in Guinea, dovendosi, appunto, avere riguardo ad una valutazione comunque personale di vulnerabilità del richiedente e non a quella di un intero contesto politico-sociale.

11. Quanto, infine, al periodo trascorso in Libia, quale paese di transito, lo stesso può venire in rilievo unicamente se l’esperienza vissuta in quest’ultimo presenti un certo grado di significatività in relazione ad eventi idonei ad ingenerare una forte traumaticità, diretta ad incidere sulla condizione di vulnerabilità della persona (Cass. n. 13565 del 2020).

12. Tale specifica circostanza, però, non risulta essere stata allegata dal richiedente nè specificata in concreto con il ricorso per cassazione.

13. Da ultimo va rilevato che la violazione del precetto di cui all’art. 2697 c.c., si configura soltanto nell’ipotesi in cui il giudice abbia attribuito l’onere della prova ad una parte diversa da quella che ne è gravata secondo le regole dettate da quella norma, non anche quando, a seguito di una incongrua valutazione delle acquisizioni istruttorie, il giudice abbia errato nel ritenere che la parte onerata abbia assolto tale onere, poichè in questo caso vi è soltanto un erroneo apprezzamento sull’esito della prova. In ordine, invece, alla denunciata violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., deve osservarsi che in tema di ricorso per cassazione, una questione di violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., non può porsi per una erronea valutazione del materiale istruttorio compiuta dal giudice di merito, ma, rispettivamente, solo allorchè si alleghi che quest’ultimo abbia posto a base della decisione prove non dedotte dalle parti, ovvero disposte di ufficio al di fuori dei limiti legali, o abbia disatteso, valutandole secondo il suo prudente apprezzamento, delle prove legali, ovvero abbia considerato come facenti piena prova, recependoli senza apprezzamento critico, elementi di prova soggetti, invece, a valutazione (cfr. Cass. 27.12.2016 n. 27000; Cass. 19.6.2014 n. 13960): ipotesi, queste, non ravvisabili nel caso in esame.

14. Alla stregua di quanto esposto deve essere, pertanto, dichiarata l’inammissibilità del ricorso.

15. Nulla va disposto in ordine alle spese di lite non avendo

l’Amministrazione resistente svolto attività difensiva.

16. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti processuali, sempre come da dispositivo.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla in ordine alle spese del presente giudizio. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 29 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 maggio 2021

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