Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14681 del 18/07/2016


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Cassazione civile sez. VI, 18/07/2016, (ud. 27/06/2016, dep. 18/07/2016), n.14681

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. CARACCIOLO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17199-2014 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

D.A.S.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 294/01/2013 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di ROMA del 26/02/2013, depositata il 17/05/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

27/06/2016 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE CARACCIOLO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, ritenuto che, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., e’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

Il relatore cons. Giuseppe Caracciolo, letti gli atti depositati, osserva:

La CTR di Roma ha accolto l’appello di D.A.S. contro la sentenza n. 156/01/2007 della CTP di Viterbo che aveva gia’ respinto il ricorso del predetto contribuente ad impugnazione di avviso di accertamento per maggiore IRPEF relativa all’anno 1998, avviso consequenziale a quello emanato nei confronti della societa’ “Finart Costruzioni snc” (di cui il contribuente risultava socio accomandante) ai fini della tassazione (“per trasparenza”) dei maggiori redditi, imputabili ai fini IRPEF anche ai soci, accertati in capo alla menzionata societa’.

La predetta CTR -dopo avere evidenziato che la disciplina societaria contempla “l’esclusione del socio accomandante dalla gestione dell’attivita’” salvo il diritto al controllo- ha motivato la decisione nel senso che l’avviso inerente il socio di societa’ di persone deve comunque “contenere una motivazione autonoma e completa”, sicche’ la doglianza di carenza di motivazione dell’atto di accertamento doveva essere accolta, siccome il contribuente -mai informato della verifica fiscale presupposta all’avviso che lo aveva riguardato- avrebbe dovuto ricevere copia del PVC elevato nei confronti della societa’ medesima, ai fini di una sua reale ed effettiva tutela nell’ottica del diritto di difesa.

L’Agenzia ha interposto ricorso per cassazione affidato a due motivi.

La parte contribuente non si e’ difesa.

Il ricorso – ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. assegnato allo scrivente relatore- puo’ essere definito ai sensi dell’art. 375 c.p.c..

Infatti, prima ancora dell’esame della fondatezza dei motivi di impugnazione (calibrati sul merito della vicenda controversa) compete alla Corte rilevare l’esistenza di un preliminare vizio processuale attinente alla compiuta conformazione del contraddittorio tra le parti necessarie del processo, siccome risulta manifesto che il giudice di appello (pur dando atto che altrove era stato proposto il ricorso in impugnazione dei maggiori redditi imputati alla societa’ di persone) non ha affatto provveduto sulla questione relativa alla violazione del rapporto di necessario contraddittorio tra soci e societa’.

Ed invero, l’esistenza di un litisconsorzio necessario tra i predetti soggetti, avrebbe imposto al giudicante di sollevare d’ufficio la questione, indipendentemente dall’espressa censura di parte.

Infatti, con nota pronuncia che ha determinato il cambiamento di un risalente indirizzo giurisprudenziale (Cass. Sez. U, Sentenza n. 14815 del 04/06/2008), questa Corte ha avuto modo di evidenziare che:”In materia tributaria, l’unitarieta’ dell’accertamento che e’ alla base della rettifica delle dichiarazioni dei redditi delle societa’ di persone e delle associazioni di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 5 e dei soci delle stesse e la conseguente automatica imputazione dei redditi a ciascun socio, proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili ed indipendentemente dalla percezione degli stessi, comporta che il ricorso tributario proposto, anche avverso un solo avviso di rettifica, da uno dei soci o dalla societa’ riguarda inscindibilmente sia la societa’ che tutti i soci – salvo il caso in cui questi prospettino questioni personali -, sicche’ tutti questi soggetti devono essere parte dello stesso procedimento e la controversia non puo’ essere decisa limitatamente ad alcuni soltanto di essi; siffatta controversia, infatti, non ha ad oggetto una singola posizione debitoria del o dei ricorrenti, bensi’ gli elementi comuni della fattispecie costitutiva dell’obbligazione dedotta nell’atto autoritativo impugnato, con conseguente configurabilita’ di un caso di litisconsorzio necessario originario. Conseguentemente, il ricorso proposto anche da uno soltanto dei soggetti interessati impone l’integrazione del contraddittorio ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 14 (salva la possibilita’ di riunione ai sensi del successivo art. 29) ed il giudizio celebrato senza la partecipazione di tutti i litisconsorzi necessari e’ affetto da nullita’ assoluta, rilevabile in ogni stato e grado del procedimento, anche di ufficio”.

Siffatto principio e’ stato di recente ribadito dalle Sezioni Unite di questa Corte (Cass. 20.6.2012 n.10145) anche per cio’ che concerne la tassazione “per trasparenza” dei soci, in conseguenza di un accertamento eseguito (come anche nel caso qui di specie) in relazione alla societa’ per cio’ che attiene all’IRAP (e senza che possa rivelarsi di qualche utilita’ la separazione delle cause con riferimento all’accertamento relativo alla sola IVA), sicche’ non osta all’accoglimento della censura di parte ricorrente la circostanza che la vicenda si sia appunto originata da un accertamento in tema di Imposta regionale sull’attivita’ produttiva.

Poiche’ e’ pacifico che nella specie qui in esame il contraddittorio non sia stato integrato -nei confronti dei restanti soci e della societa’ in relazione al reddito della quale dovra’ essere stabilito il reddito da partecipazione imputabile ai socie poiche’ non risulta ricorrere nella specie di causa il presupposto esonerativo considerato da questa Corte nella sentenza n. 14815/2008 (allorquando i ricorsi in primo grado siano stati simultaneamente proposti ed abbiano trovato una omogeneita’ di trattazione sia nel primo che nel secondo grado di giudizio), in ossequio al principio sopra richiamato, non resta che annullare la pronuncia qui impugnata (limitatamente al capo della decisione che concerne il reddito di partecipazione nella societa’ di persone) e rimettere la controversia al giudice di primo grado (la CTP di Viterbo), affinche’ provveda al rinnovo di tutta la procedura irritualmente esperita, previa l’integrazione del contraddittorio nei confronti delle altre parti necessarie.

Pertanto, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio per manifesta fondatezza.

Roma, 8 febbraio 2016.

ritenuto inoltre:

che la relazione e’ stata notificata agli avvocati delle parti;

che non sono state depositate conclusioni scritte, ne’ memorie;

che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione e, pertanto, il ricorso va accolto;

che le spese di lite posso essere compensate in relazione ai gradi di merito ed al giudizio di cassazione.

PQM

La Corte, provvedendo sul ricorso, annulla la decisione impugnata e rinvia alla CTP di Viterbo che, in diversa composizione e previa integrazione del contraddittorio tra le parti necessarie, provvedera’ nuovamente sul ricorso introduttivo. Spese di lite integralmente compensate.

Così deciso in Roma, il 27 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 18 luglio 2016

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