Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14681 del 06/06/2018


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Civile Ord. Sez. 1 Num. 14681 Anno 2018
Presidente: DIDONE ANTONIO
Relatore: PAZZI ALBERTO

sul ricorso n. 15174/2013 proposto da:
Curatela Fallimento di Andrea e Pietro Lorenzo F.11i Spezziga s.d.f. e
del socio Spezziga Pietro Lorenzo, in persona della curatrice Dott.ssa
Trudu Veronica, elettivamente domiciliata in Roma, Via Ennio Quirino
Visconti n. 20, presso lo studio dell’ Avvocato Mario Antonini,
rappresentata e difesa dall’ Avvocato Gemma Maurizi giusta procura
in calce al ricorso;
– ricorrente contro
Saba Anna Maria, domiciliata in Roma, Piazza Cavour, presso la
Cancelleria Civile della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa
dall’ Avvocato Vanni Maria Oggiano giusta procura a margine del
controricorso;
– controricorrente contro
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Data pubblicazione: 06/06/2018

Spezziga Pietro Lorenzo;
– intimato avverso la sentenza n. 108/2013 della Corte d’Appello di Cagliari sezione distaccata di Sassari, depositata il 7/3/2013;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

Rilevato che:
1. il Tribunale di Sassari, con sentenza n. 90/2012, rigettava la
domanda proposta dal fallimento di Andrea e Pietro Lorenzo F.11i
Spezziga s.d.f. e del socio illimitatamente responsabile Pietro Lorenzo
Spezziga perché fosse revocata, ai sensi degli artt. 67 e 69 legge
fall., la dazione di pagamento effettuata dallo stesso Pietro Lorenzo
Spezziga a favore del coniuge separato Anna Maria Saba e fosse di
conseguenza disposta la cancellazione dell’ ipoteca giudiziale iscritta
in data 29 ottobre 2003 sul bene oggetto del negozio e a garanzia del
pagamento dell’ assegno di mantenimento previsto negli accordi di
separazione consensuale.
L’ azione revocatoria promossa dalla procedura faceva riferimento agli
accordi di separazione omologati dal Tribunale di Sassari in data 22
ottobre 2003, con cui i coniugi Saba e Spezziga, nel riconoscere che
la prima aveva sostenuto le spese di edificazione della casa coniugale
sul fondo appartenente al secondo per una somma di C 250.000, si
erano accordati perché lo Spezziga trasferisse alla moglie separata il
diritto di nuda proprietà sull’ immobile, e riguardava il contratto di
dazione in pagamento stipulato in data 28 ottobre 2003, con cui lo
Spezziga aveva trasferito alla Saba la nuda proprietà della casa
coniugale, e la successiva iscrizione di ipoteca sul diritto di usufrutto
che lo Spezziga si era riservato a garanzia del credito vantato dalla
Saba a titolo di assegno di mantenimento.

2

28/03/2018 dal consigliere Alberto Pazzi;

2. La Corte d’ Appello di Cagliari, sezione distaccata di Sassari,
con sentenza depositata in data 7 marzo 2013, rigettava l’
impugnazione proposta dalla procedura appellante constatando, dopo
aver fatto richiamo ai principi stabiliti dalla giurisprudenza di
legittimità (Cass. 2/4/2012 n. 5260) in merito alla necessità che la

da parte del socio all’ epoca dell’ atto revocando, che nessuna prova
era stata fornita in tal senso.
3. Ha proposto ricorso per cassazione contro questa pronuncia il
fallimento di Andrea e Pietro Lorenzo F.11i Spezziga s.d.f. e del socio
illimitatamente responsabile Pietro Lorenzo Spezziga, affidandosi a un
unico, articolato, motivo di impugnazione.
Ha resistito con controricorso Anna Maria Saba.
Considerato che:
4. il motivo di ricorso presentato denuncia la violazione e la
falsa applicazione dell’ art. 2712 c.c.: secondo il ricorrente la corte
territoriale, dopo aver constatato, esaminando la visura camerale e l’
atto di regolarizzazione della società di fatto presenti in atti, che la
società di fatto Andrea e Pietro Lorenzo F.11i Spezziga s.d.f. era stata
regolarmente in essere e aveva svolto attività commerciale, avrebbe
dovuto constatare che i soci, essendo giuridicamente inscindibili dalla
società, non potevano che essere qualificati come imprenditori
commerciali, di modo che Pietro Lorenzo Spezziga doveva
considerarsi assoggettato all’ azione revocatoria fallimentare prevista
dalli art. 69 legge fall..
D’altra parte il giudice di secondo grado aveva errato anche nell’
interpretazione della domanda giudiziale, poiché, ove avesse tenuto
conto del contenuto sostanziale della pretesa attorea e dello scopo di
tutelare la procedura da ogni atto idoneo a pregiudicare le pretese

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procedura attrice dimostrasse lo svolgimento di attività commerciale

della massa dei creditori, avrebbe dovuto applicare le norme di cui
dalli art. 64 all’ art. 68 legge fall..
5. Il motivo di ricorso si appalesa in parte infondato, in parte
inammissibile.
5.1 D riferimento all’ art. 2712 c.c. nella rubrica del motivo di ricorso

Soccorre, al riguardo, il principio, più volte affermato da questa
Corte, secondo cui l’ erronea indicazione della norma processuale
violata nella rubrica del motivo non ne determina

ex se

l’

inammissibilità, se la Corte possa agevolmente procedere alla
corretta qualificazione giuridica del vizio denunciato sulla base delle
argomentazioni giuridiche e in fatto svolte dal ricorrente a
fondamento della doglianza, in quanto la configurazione formale della
rubrica del motivo non ha contenuto vincolante, ma è solo l’
esposizione delle ragioni di diritto dell’ impugnazione che chiarisce e
qualifica, sotto il profilo giuridico, il contenuto della censura (si
vedano in questo senso Cass. 11/5/2017 n. 11534, Cass., 3 agosto
2012 n. 14026, Cass. 29 agosto 2013 n. 19882 e Cass. 30 marzo
2007 n. 7981).
Nel caso di specie risulta di tutta evidenza che il ricorrente ha inteso
criticare l’ interpretazione fornita dalla corte territoriale al disposto
dell’ art. 147 legge fall. in funzione del requisito richiesto dal
precedente art. 69, nella convinzione che i soci della società di fatto
siano giuridicamente inscindibili dalla società e non possano quindi
che essere qualificati come imprenditori commerciali.
5.2 II dato testuale dell’ art. 69, comma 1, legge fall., nel testo
originario applicabile ratione temporis, stabiliva che “gli atti previsti
dall’ art. 67, compiuti tra coniugi nel tempo in cui il fallito esercitava
un’ impresa commerciale … sono revocati se il coniuge non prova che
ignorava lo stato d’insolvenza del coniuge fallito”.
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di per sé non vizia il motivo di ricorso presentato.

La giurisprudenza di questa Corte (Cass. 2/4/2012 n. 5260, Cass.
14/3/2014 n. 6028), condivisa da questo collegio, ha già chiarito
rispetto a tale norma che:
– i soci di società di persone, pur essendo illimitatamente responsabili
per le obbligazioni sociali, non rivestono la qualità di imprenditori

precedenza Cass. 2359/1984);
– le norme di diritto societario danno vita a un regime dotato di
proprie peculiari caratteristiche, per le quali la responsabilità illimitata
non è conseguenza del gestire un’ impresa, individualmente o
congiuntamente ad altri, ma del modo in cui lo si fa, in rapporto alle
specifiche disposizioni dettate in proposito dal legislatore;
– la fallibilità del socio è del tutto indipendente dall’ essere egli
coinvolto personalmente nella gestione dell’impresa e dipende invece
soltanto dall’ essere stata o meno l’ impresa gestita secondo
specifiche regole di garanzia per i creditori che condizionano il
beneficio della responsabilità limitata e dunque dal fatto che operi o
meno il meccanismo legale della limitazione di responsabilità per le
obbligazioni sociali;
– le norme che prevedono la responsabilità solidale ed illimitata per le
obbligazioni sociali in caso di insolvenza della società, debitrice
principale, non comportano la trasformazione ipso jure del socio in
imprenditore individuale, di modo che rimane a carico del fallimento
attore in revocatoria la dimostrazione del presupposto oggettivo della
fattispecie speciale di cui al menzionato art. 69, consistente appunto
nell’ esercizio di un’ impresa commerciale da parte del fallito.
Non si presta quindi a censure la valutazione della corte territoriale
secondo cui era onere del fallimento attore fornire la prova dell’
effettivo svolgimento di attività commerciale da parte del socio all’
epoca dell’ atto revocando, mentre non è rivedibile in questo ambito
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commerciali (si vedano in questo senso anche Cass. 3535/2006 e in

processuale, attenendo a valutazioni di pertinenza del giudice di
merito non riesaminabili in sede di legittimità, la constatazione della
totale assenza di un suffragio probatorio nel senso richiesto, tenuto
conto altresì dell’ irrilevanza a parere del giudice di merito della
situazione formale allegata da parte attrice.
Risulta

infine

inammissibile

la

questione

relativa

all’

interpretazione in senso sostanziale della domanda che la Corte d’
Appello avrebbe dovuto effettuare prestando attenzione allo scopo
perseguito dalla procedura.
Una simile problematica infatti non è stata in alcun modo affrontata
dalla corte distrettuale all’ interno della decisione impugnata e il
ricorrente non ha indicato se la stessa era stata allegata in sede di
merito e dove era stata posta (“Qualora con il ricorso per cassazione
siano prospettate questioni di cui non vi sia cenno nella sentenza
impugnata, è onere della parte ricorrente, al fine di evitarne una
statuizione di inammissibilità per novità della censura, non solo di
allegare l’avvenuta loro deduzione innanzi al giudice di merito, ma
anche, in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso stesso, di
indicare in quale specifico atto del giudizio precedente lo abbia fatto,
onde dar modo alla Suprema Corte di controllare ex actis la veridicità
di tale asserzione prima di esaminare il merito della suddetta
questione” Cass. 18/10/2013 n. 23675).
6. In forza dei motivi sopra illustrati il ricorso va pertanto
respinto.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso delle
spese del giudizio di cassazione, che liquida in C 7.200, di cui C 200
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5.3

per esborsi, oltre accessori come per legge e contributo spese
generali nella misura del 15%.
Ai sensi dell’ art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002, si
dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte
del ricorrente dell’ ulteriore importo a titolo di contributo unificato

bis dello stesso articolo 13.
Così deciso in Roma in data 28 marzo 2018.

il Funzinflario Giu

do

pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1-

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