Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14679 del 17/06/2010

Cassazione civile sez. trib., 17/06/2010, (ud. 13/05/2010, dep. 17/06/2010), n.14679

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – rel. Presidente –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato;

– ricorrente –

contro

G.G.;

– intimata –

per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria

Regionale della Campania, sez. 7, n. 398, depositata il 15 gennaio

2008.

Letta la relazione scritta redatta dal Consigliere relatore Dott.

Aurelio Cappabianca;

constatata la regolarità delle comunicazioni di cui all’art. 380 bis

c.p.c., comma 3.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Premesso:

– che la contribuente presentò istanza di rimborso dell’Irap pagata per gli anni dal 2001 al 2003, assumendo di svolgere la propria attività professionale senza l’ausilio di organizzazione e di lavoro altrui; propose, quindi, ricorso sul silenzio-rifiuto conseguentemente formatosi;

– che il ricorso fu accolto dall’adita commissione provinciale, con decisione confermata, in esito all’appello dell’Agenzia, dalla commissione regionale;

– che il giudice di appello, in particolare, rilevò che, dalla documentazione acquisita emergeva che il contribuente svolgeva la propria attività senza alcun elemento di organizzazione e affermò, peraltro, che la sopravvenuta istanza di definizione automatica della lite, ai sensi della L. n. 289 del 2002, non precludeva l’accertamento dell’inesistenza del presupposto impositivo;

– che l’Agenzia ha proposto ricorso per cassazione in due motivi;

– che la contribuente non si è costituita;

rilevato:

– che, con il primo motivo di ricorso, l’Agenzia deducendo violazione e falsa applicazione della L. n. 289 del 2002, art. 9 – censura la sentenza impugnata per non aver considerato, così disattendendo le proprie deduzioni ed allegazioni e la stessa previsione della L. n. 289 del 2002, art. 7, comma 4 (che, testualmente, recita: “non si fa luogo a rimborso di quanto pagato”), che la sopravvenuta istanza di definizione automatica della lite aveva comportato l’implicita rinunzia, da parte del contribuente, all’istanza di rimborso per le annualità anteriori al 2003;

– che, con il secondo motivo di ricorso, l’Agenzia lamenta l’omessa pronunzia sull’eccezione promossa in merito alla preclusione conseguente all’istanza di definizione agevolata proposta dal contribuente;

osservato:

che il secondo motivo di ricorso appare manifestamente infondato, posto che l’esame della decisione impugnata rivela che il giudice a quo ha specificamente esaminato la questione introdotta dall’Agenzia con l’eccezione in rassegna, risolvendola in senso sfavorevole all’Agenzia medesima;

che il primo motivo appare, viceversa, manifestamente fondato;

– che questa Corte ha, infatti, già reiteratamente avuto modo di puntualizzare che, in tema, di condono fiscale e con riferimento alla definizione automatica prevista dalla L. n. 289 del 2002, art. 9, la presentazione della relativa istanza preclude al contribuente ogni possibilità di rimborso per le annualità d’imposta definite in via agevolata, ivi compreso il rimborso di imposte asseritamente inapplicabili per assenza del relativo presupposto; ciò perchè il condono, in quanto volto a definire “transattivamente” la controversia in ordine all’esistenza di tale presupposto, pone il contribuente di fronte ad una libera scelta tra trattamenti distinti e che non si intersecano tra loro ovverosia: coltivare la controversia nei modi ordinari, conseguendo se del caso il rimborso delle somme indebitamente pagate, oppure corrispondere quanto dovuto per la definizione agevolata, ma senza possibilità di riflessi o interferenze con quanto eventualmente già corrisposto in via ordinaria (cfr. Cass. 17142/08, 5504/07, 3682/07);

ritenuto:

che il ricorso dell’Agenzia va accolto, con riferimento al primo motivo nelle forme di cui agli artt. 375 e 380 bis c.p.c.;

che, non risultando necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 1, ult. parte, va decisa nel merito, con l’accoglimento del ricorso introduttivo del contribuente limitatamente all’annualità 2003;

che, per la natura della controversia e le pregresse incertezze giurisprudenziali, si ravvisano le condizioni per disporre la compensazione delle spese dell’intero giudizio.

PQM

la Corte: accoglie il primo motivo di ricorso e rigetta il secondo;

cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo del contribuente limitatamente all’annualità 2003; compensa le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 13 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 17 giugno 2010

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA