Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14679 del 06/06/2018


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Civile Ord. Sez. 1 Num. 14679 Anno 2018
Presidente: GIANCOLA MARIA CRISTINA
Relatore: NAZZICONE LOREDANA

sul ricorso 9516/2014 proposto da:
Veronese Grazia Letizia, vedova Battisti, in proprio e nella qualità di
legale rappresentante pro tempore della Edizioni Musicali Acqua
Azzurra s.r.I., e Battisti Luca Filippo Carlo, in proprio e nella qualità
di legale rappresentante pro tempore della Aquilone Edizioni s.r.I.,
elettivamente domiciliati in Roma, Via della Mercede n. 33, presso lo
studio dell’avvocato Veneziano Simone, che li rappresenta e
difende, giusta procura a margine del ricorso;
– ricorrenti contro
Comune di Molteno, in persona del Sindaco pro tempore,
elettivamente domiciliato in Roma, Via Luciani n. 1, presso lo studio
dell’avvocato La Pegna Alessio, rappresentato e difeso dall’avvocato

Data pubblicazione: 06/06/2018

De Matteis Elisabetta Maria, giusta procura a margine del
controricorso;
– controricorrente avverso la sentenza n. 3182/2013 della CORTE D’APPELLO di
MILANO, depositata il 09/08/2013;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
22/03/2018 dal cons. NAZZICONE LOREDANA;
lette le conclusioni scritte del P.M., in persona del Sostituto
Procuratore Generale SORRENTINO FEDERICO che ha chiesto
l’improcedibilità del ricorso.
FATTI DI CAUSA
Con sentenza del 9 agosto 2013, la Corte d’appello di Milano, in
riforma della decisione del Tribunale della stessa città, ha respinto
tutte le domande proposte da Grazia Veronese, Luca Battisti, Acqua
Azzurra s.r.l. e Aquilone Edizioni s.r.l. contro il Comune di Molteno,
volte alla condanna di quest’ultimo al risarcimento del danno, per
avere organizzato dal 1999 al 2006 la manifestazione denominata
«Un’avventura, le emozioni», con illecito uso del nome, dell’immagine
e delle opere di Lucio Battisti.
La corte territoriale ha ritenuto legittimo l’uso del nome e
dell’immagine dell’artista nel corso dell’evento, non ravvisando in
capo agli originari attori l’interesse giuridicamente qualificato ad
agire, in ragione delle finalità e del carattere delle manifestazioni,
che, dai documenti in atti, risultano palesemente volte a fini
commemorativi e culturali, essendosi ivi svolte mostre e dibattiti,
accanto a funzionali aree di ristorazione e di animazione per bambini,
proprio per propiziare la partecipazione ai primi; neppure sussiste la
violazione del diritto alla riservatezza dell’artista, non essendo state
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divulgate in dette occasioni le vicende private dell’uomo, ma
celebrata la figura del famoso cantante popolare mediante le quattro
iniziative di un concorso musicale, una mostra-itinerario, un convegno
e un concerto.
Avverso questa sentenza viene proposto ricorso per cassazione
dai soccombenti, sulla base di tre motivi.
Resiste l’intimato con controricorso.
Le parti hanno depositato altresì la memoria.

RAGIONI DELLA DECISIONE
1. – Con il primo motivo, i ricorrenti deducono la violazione e la
falsa applicazione degli artt. 111 Cost., 112, 113 comma 1 e 345
comma 2 cod. proc. civ., in quanto il Comune convenuto allegò, in
comparsa di risposta, l’esimente della notorietà del cantante, non
quella del fine culturale della manifestazione, invece dedotta con
l’atto di impugnazione e ravvisata dalla corte territoriale, laddove
l’art. 345 cod. proc. civ. preclude in appello la formulazione di nuove
eccezioni.
Con il secondo motivo, deducono la violazione e la falsa
applicazione degli artt. 7 e 10 c.c., 96 e 97 I. 22 aprile 1941, n. 633,
avendo la corte del merito escluso il fine di lucro, quando, invece,
dalla documentazione prodotta risulta provato che le entrate del
comune al riguardo sono progressivamente aumentate ed esso si
avvalse di alcuni sponsor, avendo inoltre errato la corte d’appello
nell’escludere il lucro, solo perché non vi furono guadagni, potendo
esso ben consistere anche in un risparmio di spesa.
Con il terzo motivo, i ricorrenti si dolgono della violazione e falsa
applicazione dell’art. 112 cod. proc. civ., perché la sentenza
impugnata non ha deciso le domande proposte dalle due società
attrici, le quali avevano lamentato la violazione dei propri diritti di

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utilizzazione economica delle opere musicali dell’artista, avvenuta
mediante l’inserimento delle parole predette nel titolo della
manifestazione.
2. – Il ricorso è improcedibile, dovendosi sul punto accogliere
l’eccezione sollevata dal controricorrente, per la mancata produzione
in giudizio della copia notificata della sentenza impugnata.
Invero, pur dopo il recente arresto, le Sezioni unite hanno
affermato il principio secondo cui «deve escludersi la possibilità di
applicazione della sanzione della improcedibilità, ex art. 369, comma
2, n. 2, cod. proc. civ., al ricorso contro una sentenza notificata di cui
il ricorrente non abbia depositato, unitamente al ricorso, la relata di
notifica, ove quest’ultima risulti comunque nella disponibilità del
giudice perché prodotta dalla parte con troricorrente ovvero acquisita
mediante l’istanza di trasmissione del fascicolo di ufficio» (Cass., sez.
un., 2 maggio 2017, n. 10648).
Nella specie, tuttavia, tale evenienza non si verifica, non essendo
in atti la copia stessa, non potendo dunque essere positivamente
verificata dalla Corte la tempestività del ricorso.
Né può essere accolta l’ulteriore prospettazione dei ricorrenti,
secondo cui sarebbe a tal fine equipollente la menzione, nel corpo del
controricorso, della data in cui la sentenza impugnata sia stata
notificata, dal momento che tale doveroso controllo da parte del
giudice è infungibile, né è dato al riguardo abdicare ad un dovere di
ufficio, laddove la soluzione invocata finirebbe per rendere
disponibile ad opera delle parti, anche mediante accordi fra di esse,
l’adempimento stesso.
3. – Le spese di lite seguono la soccombenza.
P.Q.M.

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La Corte dichiara improcedibile il ricorso e condanna in solido i
ricorrenti al pagamento delle spese di lite, liquidate in C 8.000,00,
oltre ad C 200,00 per esborsi, alle spese forfetarie ed agli accessori,
come per legge.
Dà atto che, ai sensi dell’art. 13, comma

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versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a
titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 22 marzo 2018.

maggio 2002, n. 115, sussistono i presupposti dell’obbligo di

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